Pie­tra: ma­te­ria­le del fu­tu­ro

Nel corso di un pomeriggio di studio organizzato nell'ambito di Cave aperte l’ingegnere Jürg Conzett, l’architetto Michele Arnaboldi e l’economista Mauro Baranzini hanno guardato alla pietra da molteplici prospettive.

Data di pubblicazione
25-09-2019
Valeria Gozzi
Assistente al corso di strutture all’AAM, Ing. PoliTO, Passera & Associati, redattrice «Archi»

L’associazione svizzera della pietra naturale NVS ha organizzato lo scorso 14 settembre 2019 la prima giornata delle Cave aperte con lo scopo di sensibilizzare la popolazione nei confronti della risorsa naturale più antica e maggiormente disponibile sul territorio elvetico.

Diverse cave in tutta la Svizzera hanno aperto le proprie porte per far conoscere al pubblico i luoghi dove la roccia viene estratta, lavorata e trasformata in pietra.

In particolare, presso la ditta Ongaro Graniti SA a Cresciano è stato organizzato, l’11 settembre, un pomeriggio di studio dal titolo Pietra materiale del futuro, nel corso del quale sono intervenuti l’ingegnere Jürg Conzett, l’architetto Michele Arnaboldi e l’economista Mauro Baranzini.

La tavola rotonda, moderata dall’architetto Stefano Zerbi, si è aperta con Jürg Conzett che, partendo da quanto teorizzato e costruito dall’ingegnere Robert Moser, sostenitore della pietra come materiale di riferimento del movimento architettonico del romanticismo nazionale, ha – inaspettatamente e piacevolmente – dato un connotato “emotivo” a tale materiale.

Egli infatti, pur sottolineando le enormi potenzialità tecniche della pietra naturale – soprattutto alla luce delle nuove tecnologie –, ha mostrato come le sue caratteristiche meno apprezzate o meno elogiate (quali l’irregolarità, la disomogeneità, l’anarchia costitutiva propria delle rocce metamorfiche che si trovano in questo territorio) non debbano diventare un limite da regolarizzare o correggere nella costruzione, ma possano divenire peculiarità da accettare ed enfatizzare.

A seguire è intervenuto Michele Arnaboldi che, come direttore del Laboratorio Ticino dell’Accademia di architettura di Mendrisio, ha spiegato il ruolo della pietra in quanto materiale, e delle cave in quanto luoghi di lavoro, nel nostro contesto territoriale, urbanistico, paesaggistico e sociale. Un contesto dove la pietra necessariamente verrà rivalutata. Abbandonata l’era, da Arnaboldi definita “analogica”, della città diffusa dove, a seguito del boom economico del dopoguerra, la corsa verso il benessere portava ad un'edificazione poco regolamentata con conseguente abbandono dei concetti di salvaguardia ambientale e sostenibilità, egli teorizza che si stia entrando nell’era cosiddetta “digitale”, nella quale la gestione delle risorse e la tutela dell'ambiente verranno rivalutate su larga scala.

A concludere la giornata è intervenuto l’economista Mauro Baranzini, il quale, legandosi in parte a quanto detto in precedenza riguardo ai temi della sostenibilità e dell’impatto ambientale nonché economico, ha parlato del ruolo delle piccole medie imprese nell’economia locale e di come un materiale quale la pietra, disponibile sul territorio e con una grande tradizione, favorisca la nascita di queste attività, dando anche un apporto allo sviluppo economico e sociale della confederazione.

Una tavola rotonda ricca di spunti, non solo per gli addetti ai lavori ma anche per il pubblico meno tecnico.

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