«L’in­ter­di­sci­pli­na­ri­tà mi ha sem­pre ac­com­pa­gna­to»

A colloquio con Joris Van Wezemael, dall’estate 2018 nuovo direttore della SIA.

Data di pubblicazione
13-12-2017
Revision
13-12-2017

Judit Solt: Lei ha un dottorato in geografia economica e un’abilitazione in sociologia dell'architettura, si è dedicato alla ricerca e all’insegnamento e attualmente gestisce una fondazione d’investimento immobiliare. Si è occupato dei fattori più vari che intervengono nello sviluppo dello spazio costruito senza essere personalmente un progettista. Ritiene che questo sia un vantaggio o uno svantaggio per il suo futuro incarico?

Joris Van Wezemael: Ho un’idea più ampia della pianificazione, in cui l’interazione di diversi protagonisti – professionali, economici, rappresentanti della società civile – dà vita al “progettista” come entità collettiva. Però capisco la sua domanda. Ritengo che il mio non essere classificabile in un ambito disciplinare specifico sia un grande vantaggio, mi dà la possibilità di agire in maniera neutrale e integrativa. La SIA riunisce più di 16000 professionisti, che non hanno alcun bisogno di un “capo progettista” al vertice della struttura. Impiegherò la mia formazione economica e scientifica e il mio fiuto per la politica affinché la SIA continui a sviluppare la sua leadership su tematiche e in settori strategici, occupandoli come associazione professionale al di là dei singoli membri ed esercitando così anche un’influenza politica.

Judit Solt: Nelle attività da lei svolte finora, in primo piano c’erano gli aspetti sociali, tecnologici, economici e politici del costruire – tutti fattori che si ripercuotono direttamente sul lavoro quotidiano e sui profili professionali dei progettisti. In che misura pensa di poter portare queste esperienze nel suo nuovo incarico?

Joris Van Wezemael: La SIA si trova di fronte a importanti sfide. Una di queste è la “tempesta tecnologica perfetta”, detta più comunemente digitalizzazione, che nell’arco dei prossimi cinque-dieci anni svilupperà tutto il suo potenziale. In questo scenario le professioni che afferiscono alla SIA, ma soprattutto la loro interazione e i modelli operativi dei nostri associati, cambieranno profondamente. Considerando la critica mossa alla Commissione della concorrenza in merito a prestazioni e onorari, si presentano urgenti questioni giuridiche e rischi. Dall’altra parte, la questione di come, nell’ambito delle prestazioni e degli onorari, si possa incentivare l’edilizia a costi contenuti, la semplificazione impiantistica degli edifici o un’applicazione coerente della pianificazione al ciclo di vita, rappresenta un’opportunità. In tal modo gli aspetti economici, tecnologici, politici e sociali del costruire formano la base e il contesto per il lavoro dei nostri associati. Sono lieto di mettere al servizio della SIA le esperienze che ho maturato in questi campi.

Judit Solt: Lei sarà il direttore di un’associazione che riunisce progettisti di diversi settori. Questa interdisciplinarità ha rappresentato un’attrazione particolare? Prova una particolare affinità per tematiche e organizzazioni multidisciplinari?

Joris Van Wezemael: Sì, decisamente. Io stesso ho insegnato e fatto ricerca in diversi ambiti e conosco l’interdisciplinarità sul campo, nella pratica del costruttore professionale. Quindi l’interdisciplinarità è qualcosa che mi ha accompagnato in tutta la mia carriera, e sono lieto di portare le mie esperienze nella SIA. Anche in questo senso il fatto di poter mediare tra le discipline della progettazione praticamente senza vincoli, non essendo né architetto né ingegnere, è un vantaggio. Inoltre mi sono occupato per molti anni di sistemi innovativi nell’ambito della progettazione, e mi piace considerare la SIA come un gruppo di specialisti decentrato e organizzato a rete. In quest’ottica, un ruolo della direzione potrebbe essere quello di amministrazione della conoscenza: raccogliere, elaborare e tradurre conoscenza. In questo modo, dall’attuale rete di conoscenza SIA nascerebbe un sistema di conoscenza.

Judit Solt: Pensando al suo futuro incarico, cos’è che la che le fa più piacere?

Joris Van Wezemael: La vista che si gode dal mio nuovo ufficio. No, seriamente, mi fa piacere soprattutto il confronto con menti brillanti, l’idea di affrontare con entusiasmo i compiti politici della SIA. Mi fa piacere anche riallacciarmi ai miei anni di Friburgo, e tornare ad avere un contatto più intenso con la Svizzera latina.

Judit Solt: E quali sono le sfide maggiori?

Joris Van Wezemael: Al momento la SIA si trova di fronte a enormi sfide in settori centrali del suo campo di attività e, per quanto riguarda il confronto con la Commissione per la concorrenza, è letteralmente con le spalle al muro. Quindi guardo al mio incarico futuro con fiducia e gioia, ma anche con il dovuto rispetto.

Etichette

Articoli correlati