In­ter­ven­ti pre­ci­si di gran­de ef­fet­to

L’edificio dell’amministrazione dello zoo di Berlino, risalente agli anni ’60, aveva un involucro modulare leggero poco isolante. Con una nuova facciata in legno e poche modifiche interne lo studio ZRS Architekten ha dimostrato come ciò non fosse un motivo valido per la sua demolizione.

Data di pubblicazione
13-07-2021

L’inizio del progetto è stato piuttosto usuale: la facciata dell’edificio sperimentale tipo «SK Berlin» doveva essere rinnovata, perché i sottili elementi sperimentali leggeri erano l’anello debole dell’edificio amministrativo dello zoo di Berlino. I moduli consistevano in un telaio d’acciaio con profilo a U, in cui era inserito un sandwich formato da due strati di gesso e un «nucleo isolante» e un rivestimento esterno contenente amianto. Attraverso essi, il clima esterno influiva praticamente senza barriere su quello interno. Per questo i dipendenti dicevano di sentirsi come in una tenda dalle pareti sottili. Nel 2012 l’edificio è stato svuotato e il personale trasferito in vari edifici sul sito di 160 ettari del Tierpark – piuttosto scomodo per una collaborazione efficiente. Anche gli interni erano stati poco considerati, ma il team di ZRS Architekten ha rapidamente intuito le qualità dell’edificio esistente, evidenziandole man mano e con successo al committente.

Un adattamento perfetto dalla prima occupazione ad oggi

Anche dopo circa 60 anni, le dimensioni e la suddivisione degli spazi corrispondevano alle esigenze attuali: circa 15 m2 per ufficio, luce naturale e facile utilizzo come doppia postazione di lavoro. Molti elementi, come gli armadi a muro, i pavimenti in terrazzo e un controsoffitto acustico perfettamente funzionante, erano stati conservati in buone condizioni. Nella procedura di aggiudicazione a due fasi, il progetto preliminare dello studio di Berlino ha ritenuto di trattare l’esistente nel modo meno invasivo possibile, preservandolo e avvolgendolo in un guscio esterno ben isolato termicamente.

Dopo che lo studio ZRS Architekten ha convinto il committente con il suo progetto preliminare, nel 2017 è stato incaricato del risanamento e del ripristino dell’edificio. I lavori sono stati realizzati in due fasi, sostituendo dapprima completamente la facciata fatiscente e poi ristrutturando e attuando qualche aggiustamento all’interno. A quel punto era chiaro a tutti che la decisione di preservare il più possibile l’edificio avrebbe significato molto più lavoro e anche un grande impegno per trovare la soluzione migliore, oltre al peso di una maggiore responsabilità. Inoltre, soprattutto in Germania, è difficile trovare artigiani disposti a seguire nuovi metodi e ad affrontare le sfide di un tale progetto di costruzione. Durante i lavori, i team impegnati dovevano essere monitorati da vicino e costantemente resi attenti nel maneggiare con cura gli arredi interni. Anche il piano di protezione antincendio ha richiesto una progettazione molto più attenta e dettagliata del solito – tenendo sempre presente le peculiarità dell’edificio esistente. Inoltre, l’impatto finanziario di molte decisioni era difficile da stimare a causa di possibili elementi imponderabili.

Struttura modulare massimalizzata

Nella prima fase di costruzione, la facciata esistente è stata smontata, separata in base alla tipologia e smaltita in modo esemplare. Gli ancoraggi ad anello a cui era stato fissato il vecchio involucro dell’edificio sono stati conservati e riutilizzati per il fissaggio dei nuovi moduli in legno. Un aspetto importante nella scelta della nuova facciata era il suo peso proprio, che poteva equivalere al massimo al peso di quella originale. Ciò ha consentito ai progettisti di rinunciare a un’analisi strutturale degli elementi esistenti. Per assicurare che i nuovi elementi della facciata, costruita con pannelli di legno, si adattassero il più precisamente possibile alla struttura esistente con notevoli tolleranze, è stato creato un modello 3D con scansione laser, mentre il bordo di calcestruzzo è stato raddrizzato a mano. L’installazione della nuova facciata è stata rinviata ai mesi invernali, offrendo così alla costruzione un altro vantaggio: la possibilità di installare gli elementi senza interruzione e indipendentemente dalle temperature esterne. In loco, gli artigiani hanno installato solo il rivestimento verticale in larice. In linea con il concetto di sostenibilità degli architetti, la nuova facciata è costituita interamente da materiali sostenibili che, dopo la loro vita utile, potranno essere separati ed eventualmente riciclati. All’esterno il vano scale, intonacato di bianco e decorato con sagome a forma di uccello, dona all’edificio, per il resto assai semplice, un tocco frivolo.

Il potenziale culturale

All’interno la maggior parte degli elementi è stata mantenuta e completata solo se necessario per motivi di sicurezza o all’occorrenza solo con minimi interventi di ristrutturazione. Questi includono porte antincendio posizionate con cura ove necessario, il cablaggio IT (realizzato in modo pragmatico), e le nuove stanze ricavate nella ridisposizione dell’ingresso principale. Al primo piano, gli armadi a muro originali in quercia sono stati in gran parte conservati, mentre al piano terra, purtroppo, ne è rimasto solo uno. Qui, l’impermeabilizzazione dei pavimenti contenente idrocarburi policiclici aromatici (IPA), applicata anche sotto gli armadi a muro, ha causato problemi. Il loro precario stato di conservazione ha reso per quasi tutti impossibile lo smontaggio e il rimontaggio. L’unico di questi gioielli al piano terra è stato conservato nel «salotto verde», utilizzato come sala riunioni. Lì, gli operai hanno rimosso, con fatica, i fondi degli armadi, posando sotto di essi e su tutti i pavimenti dei locali comuni un manto come barriera per isolare gli inquinanti, protetta da un massetto fluido. Le analisi dell’aria dopo il completamento dei lavori hanno dimostrato che questa soluzione ha sortito un esito positivo.

Nel progetto non è possibile misurare il risparmio energetico derivante dalla ristrutturazione della facciata perché l’edificio amministrativo è collegato a una rete locale di riscaldamento con un proprio impianto di cogenerazione, insieme a tutti gli altri edifici del più grande giardino zoologico d’Europa. Fino alla ristrutturazione, non era possibile registrare individualmente l’energia termica interna rilasciata nell’edificio, per cui non vi sono valori del periodo precedente. L’analisi comparativa tra la demolizione parziale con risanamento degli interni e una demolizione completa con una nuova costruzione parla molto chiaro in termini di sostenibilità. Indipendentemente dal fatto che si tratti dell’equivalente di CO2 o dell’energia primaria totale: il risparmio è di circa il 75 %, un valore enorme.

Oltre al bilancio energetico estremamente positivo del risanamento, vi è però un secondo aspetto altrettanto importante: i dipendenti hanno conservato il «loro» edificio amministrativo che, nonostante i suoi svantaggi, apprezzano molto e che ora offre loro un comfort assai maggiore, combinato con i valori di una volta.

Partecipanti al progetto

Committenza: Tierpark Berlin-Friedrichsfelde, Berlino

Architettura: ZRS Architekten, Berlino

Struttura: ZRS Ingenieure, Berlino

Gestione del progetto: IBPM, Gesellschaft für interdisziplinäres Bauprojektmanagement, Berlino

Costruzione in legno: Carpenteria Sieveke, Lohne/Oldenburg

 

Facts & Figures

Superficie di piano: 3345 m2

Superficie utilizzabile: 2256 m2

Completamento rinnovazione: 2019

Anno di construzione: anni 1960

Su commissione dell'Ufficio federale dell'ambiente, i seguenti numeri speciali sull'economia circolare sono stati pubblicati da espazium - Edizioni per la cultura della costruzione:

 

Nr. 1/2021: «Architettura circolare: Edifici, concetti e strategie per il futuro»

Gli articoli del ciclo «Economia circolare» sono raccolti in questo e-dossier.