«Il pre­mio in­co­rag­gia gli stu­den­ti a do­tar­si di spi­ri­to cri­ti­co»

Nel 2022 il Consiglio svizzero dell’architettura e la Società svizzera degli ingegneri e architetti (SIA) hanno rilanciato il Premio Master Architettura. Che cosa significa questo riconoscimento per le scuole universitarie? Si tratta di un premio ancora attuale? TEC21 ha intervistato Annette Helle, della FHNW, dove l’anno scorso ha avuto luogo la valutazione della giuria, nonché Muriel Rey e Isabel Concheiro, dell’HEIA di Friburgo, dove si terrà l'edizione del Prix SIA 2023.

Data di pubblicazione
11-08-2023

L’anno scorso la giuria si è riunita nei locali della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW), mentre quest’anno sarà la Scuola di ingegneria e architettura di Friburgo (HEIA-FR) a ospitare sia la giuria che la cerimonia di premiazione. Che cosa ha spinto le due scuole a impegnarsi nel quadro di questo riconoscimento?

Annette Helle: Prima del rilancio del premio, nel 2022, il riconoscimento era riservato ai soli lavori di Master conseguiti nelle tre scuole universitarie svizzere, ossia l’EPFL, l'ETH di Zurigo e l’Accademia di Architettura di Mendrisio. Ora, invece, la partecipazione è aperta a tutte le scuole universitarie della Svizzera che offrono un Master in architettura. Per ufficializzare questa novità, si è deciso di tenere la prima cerimonia di premiazione presso il Museo svizzero di architettura S AM di Basilea. La giuria non poteva quindi che essere ospitata nei locali della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale, a Muttenz. Il nostro impegno a favore del concorso è spinto da due motivi principali: da un lato, il premio rappresenta uno strumento per rendere onore ai progetti realizzati dagli studenti, dall’altro, e questa è anche la ragione più importante, esso rispecchia l’approccio didattico promosso dalle diverse scuole universitarie, ma anche i temi su cui si chinano a riflettere. Inoltre, lo spirito di competizione che si respira soprattutto tra le scuole universitarie professionali (SUP) è stimolante. Il premio è un’ottima opportunità per mostrare a tutti quali sono le tematiche fondamentali affrontate dai diversi istituti di insegnamento.

Isabel Concheiro: L’importanza di questo riconoscimento si delinea su tre diversi livelli: un livello generale, un livello legato alle scuole universitarie professionali svizzere, e uno individuale connesso all’HEIA-FR e al nostro programma di Master, che costituisce parte integrante del programma Joint Master of Architecture, organizzato con la Scuola universitaria professionale di Berna (BFH) e con la Scuola universitaria professionale della Svizzera occidentale (HES-SO). In generale, questo premio è importante perché permette di puntare i riflettori sul lavoro svolto nelle scuole, in questo caso nei corsi di Master, nonché per testimoniare la trasformazione che vede attualmente protagoniste la professione dell’architetto e la formazione in architettura. Per quanto riguarda invece le SUP, il Prix SIA è sicuramente un incentivo e concorre a promuovere i corsi di Master che anche i nostri istituti offrono. Nelle SUP, i programmi di Master sono relativamente giovani rispetto a quelli proposti dalle scuole universitarie e anche rispetto ai cicli di studio Bachelor. Ecco perché è importante offrire a questi corsi una piattaforma. A Friburgo, il lavoro di diploma è il risultato di un progetto di ricerca individuale che gli studenti iniziano nel loro primo semestre di Master. Il Premio non si limita a riconoscere la qualità architettonica del loro progetto, ma mette anche in luce le grandi sfide odierne. Esso incoraggia gli studenti a dotarsi di spirito critico e a prendere posizione rispetto alla propria professione.

L’anno scorso ci è giunta una grande varietà di lavori, da idee teoriche a progetti pensati nel dettaglio e praticamente pronti per dare via ai lavori di costruzione. Secondo quali criteri le scuole selezionano i progetti candidati?

Annette Helle: Per mantenere il numero di progetti da valutare entro un livello gestibile, in seno al Consiglio dell’architettura abbiamo deciso di introdurre una quota fissa per ogni scuola, in funzione del numero totale di lavori di diploma realizzati dagli studenti. Per la FHNW ciò significa presentare soltanto uno o, al massimo, due lavori. Scegliamo semplicemente i progetti che, ai nostri occhi, appaiono più interessanti. Qui a Muttenz, l’argomento su cui verte il lavoro di diploma è ancora stabilito in gran parte dai professori. Tuttavia, sono convinta che in futuro vi saranno sempre più lavori di diploma liberi; a quel punto la scelta si farà ancora più dura!

Isabel Concheiro: Anche noi sottoporremo alla valutazione della giuria due progetti, selezionati tra una ventina di lavori. Nel nostro caso seguiamo due criteri. Uno è dato dalla qualità architettonica del progetto. A Friburgo gli studenti scelgono autonomamente l’argomento del proprio progetto di Master, come anche il tema di ricerca da elaborare nel corso di due o tre semestri. Il secondo aspetto, invece, riguarda la rilevanza del quesito scelto. L’obiettivo è di capire se lo stesso sia rilevante nel dibattito del mondo dell’architettura, nonché se la persona in formazione sia o no in grado di fornire una risposta architettonicamente qualitativa. Talvolta riceviamo progetti interessanti sul piano architettonico ma poco pertinenti al tema scelto. Nella nostra selezione optiamo per quei lavori che denotano un buon equilibrio tra i due aspetti.

Qual è stata la risonanza, interna ed esterna, del Premio l’anno scorso? Avete ricevuto feedback?

Isabel Concheiro: Ci sono pervenute reazioni positive su entrambi i fronti, sia all’interno che dall’esterno. È stato interessante osservare gli approcci specifici di ogni scuola, il loro modo di concepire l’architettura. Io e molti altri colleghi abbiamo accolto con piacere il cambio di paradigma che si osserva da qualche tempo nelle scuole e il fatto che ci si stia distanziando dalle grandi opere architettoniche per andare sempre più ad apprezzare il costruire nel costruito. Questo aspetto, peraltro, è stato evidenziato anche dai membri della giuria. In definitiva, ci stava a cuore che il nostro programma di Master e il nostro operato ricevessero il dovuto riconoscimento, tanto più che uno dei nostri studenti è stato annoverato nella cerchia dei vincitori.

Annette Helle: Il Premio ha riscontrato un’ampia risonanza, inoltre penso che sia davvero fondamentale che adesso possano partecipare tutte le scuole. Ma ancora più importante è la presenza di un’istituzione, unica nel suo genere, come il Consiglio svizzero dell’architettura. È, di fatto, straordinario che tutte le scuole superiori di architettura di un Paese possano usufruire di una piattaforma comune, per scambiare idee sul paesaggio della formazione a livello nazionale.

I lavori realizzati dagli studenti dello scorso anno hanno aperto gli occhi sul fatto che oggi il ruolo dell’architetto è oggetto di dibattito, molti addirittura arrivano propriamente a una negazione di quello che è il costruire ex novo. In che modo vivete questa trasformazione nelle scuole universitarie?

Annette Helle: Si tratta di un mutamento molto forte e repentino: la pandemia ha stravolto tutto. Ad esempio, quando partiamo per un’escursione non prendiamo più l’aereo – scelta che peraltro trovo del tutto opportuna. Anziché le nuove costruzioni, gli studenti prediligono il recupero e il lavoro sulla sostanza edilizia esistente. Un altro punto importante, trascurato negli ultimi anni, è il fatto che l’architettura sia un mestiere estremamente politico. In passato, parlare di politica non suscitava alcuna reazione. Ma oggi le cose sono cambiate e gli studenti hanno sviluppato un modo di pensare più consapevole e indipendente.

Muriel Rey: È in atto un vero e proprio cambio di paradigma. Penso che sarà dato sempre più valore al mestiere dell’architetto, dal momento che la priorità non sarà più costruire nuove case ma utilizzare ciò che esiste già. Sarà indispensabile trasformare e rinnovare, sempre mettendo in primo piano la qualità. Il mestiere dell’architetto è ora più importante che mai, tuttavia il suo ruolo è in evoluzione. A questo proposito alcuni studenti hanno vedute più lungimiranti dei loro professori, ma talvolta, e solo con difficoltà, riescono a imporsi e a far valere le proprie idee. Eppure, gli studenti chiedono a gran voce questa trasformazione di pensiero e di approccio didattico.

Lei ha accennato a un profondo cambiamento di pensiero nel mondo dell’architettura, tuttavia, un premio resta pur sempre una forma di riconoscimento convenzionale e consolidata. Secondo lei, il Premio Master Architettura della SIA è ancora attuale?

Isabel Concheiro: La sua è una domanda più che lecita. Forse però dovremmo porla agli studenti. La nostra generazione conosce bene il valore di un riconoscimento. Un premio in generale – e questo in particolare – è uno strumento per rendere omaggio alla capacità di un progetto di fornire risposte architettoniche a domande che vanno oltre ai meri aspetti tecnici, strutturali o legali. Un premio di questo tipo è positivo nel momento in cui contribuisce a rinforzare la comprensione del ruolo dell’architetto.

Annette Helle: Nella nostra professione i premi sono una forma di riconoscimento più che consueta. Basti pensare a tutti quei concorsi che ancora oggi rivestono grande importanza. Finché giuria e progetti restano al passo con i tempi, è tutto nella norma. Lo spirito di competizione fa sì che gli studenti si battano per il loro progetto; del resto, è un ottimo esercizio per prepararli al mondo del lavoro, che può essere piuttosto esigente.

Biografie brevi

 

Isabel Concheiro è architetta e viceresponsabile del Joint Master of Architecture della Scuola universitaria professionale di Berna e della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (HES-SO HEIA-FR/HES-SO HEPIA, Ginevra). Insegna architettura presso l’HEIA di Friburgo.

 

Annette Helle è architetta e docente di architettura nel quadro del ciclo di studio Master dell’Istituto di architettura della Scuola universitaria professionale della Svizzera nordoccidentale (FHNW).

 

Muriel Rey è architetta e responsabile del ciclo di studio in architettura presso l’HEIA-FR, dove insegna architettura.

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