Il pon­te del Re­den­to­re: una le­zio­ne di ri­ci­clo ur­ba­no

Un dottorato in Architettura e Studi Urbani, svoltosi congiuntamente alla Pontificia Universidad Católica del Chile e all’Università Iuav di Venezia, ha indagato il sistema di ponti temporanei che modificano i tracciati della città lagunare in occasione di feste religiose o altri eventi.

Data di pubblicazione
25-08-2023
José Mayoral Moratilla
architetto, PhD Universidad Catolica de Chile e IUAV, docente Academy of Art University in San Francisco (US)

Il complesso tracciato urbano della città di Venezia, formato da calli e canali, è stato cucito insieme nel corso della storia da numerosi ponti e piattaforme galleggianti. In occasione di feste e altri eventi sono stati gettati ponti provvisori per connettere isole, stabilire nuovi itinerari e conquistare spazi all’acqua. Per la regata del 1532, ad esempio, fu creato un ponte di barche che collegava il centro della città all’isola di San Giorgio Maggiore. Anche per la festa della Madonna della Salute, ogni anno viene gettata una passerella che consente di attraversare il Canal Grande. Più di recente, si erige un ponte temporaneo lungo il percorso della maratona cittadina e nel 2019 si è tornati a costruire la passerella usata durante la settimana della commemorazione dei Defunti.

Nel contesto lagunare spicca la Festa del Redentore, un evento dalle radici religiose e civili che dal 1577 inizia ogni anno il terzo sabato di luglio. Una combinazione di cerimonie votive e sociali capace di attrarre migliaia di persone, spettatori e partecipanti alle attività che si svolgono intorno al ponte installato per l’occasione. Il sabato, la Festa inizia con l’inaugurazione da parte del patriarca, del sindaco e del presidente del Senato del ponte temporaneo costruito appositamente sul canale della Giudecca, un collegamento provvisorio tra l’isola omonima e quella principale, successivamente si svolge una processione e si celebra una messa nella basilica del Redentore.

Nel corso dei secoli il ponte del Redentore, elemento cardinale della festa, ha subito varie modifiche riguardanti la collocazione, la lunghezza, la struttura e i materiali impiegati. I cambiamenti dell’itinerario della processione sono intimamente legati al percorso reso possibile dai ponti e l’evoluzione tecnica è stata determinante per il loro posizionamento. Come testimoniano fotografie d’epoca e alcuni documenti dell’archivio cittadino, per secoli sono state utilizzate per sorreggere le strutture provvisorie le imbarcazioni tipiche della laguna. Dopo la Seconda guerra mondiale, al 2° Reggimento Genio Pontieri dell’esercito è stata affidata ogni anno la costruzione del ponte – realizzato con la tecnica «Bailey»1 – come esercitazione militare.

Il ponte del Redentore com’è oggi è costituito da un’ossatura in legno sostenuta da piattaforme galleggianti ancorate a pali metallici conficcati nel canale. Le varie porzioni del ponte vengono costruite a terra e poi assemblate in loco, il montaggio inizia sulle sponde delle isole di Venezia e della Giudecca e si conclude in mezzo al canale.

Il ponte è lungo 333.7m e largo 3.6 m ed è composto da sedici moduli galleggianti in legno e acciaio assicurati a pali in acciaio zincato. Ciascun modulo comprende un elemento di 19 x 3.8 m sorretto da due galleggianti. Le passerelle basculanti raggiungono una larghezza di 10 m e consentono il passaggio di veicoli e mezzi di emergenza (Ufficio stampa Comune di Venezia, comunicazione personale, 16 luglio 2019). Nonostante l’entità della costruzione, il montaggio, che dura dieci giorni, richiede solo nove operai, un topografo responsabile dell’allineamento e del corretto posizionamento delle pile e due addetti alla sicurezza. Concluso l’evento, sono necessari cinque giorni per effettuare lo smontaggio.

Gli stessi materiali e metodi di assemblaggio e costruzione vengono sfruttati anche per altre strutture temporanee come quelle realizzate per il Salone nautico che si svolge nell’area dell’Arsenale, in occasione del quale vengono costruite delle banchine utili a far attraccare più imbarcazioni e un ponte sotto il quale possano passare. D'altra parte, all’inizio di novembre del 2019, per il giorno dei morti, è stata ripresa in città un’antica tradizione venuta meno nel 1950, realizzando un ponte provvisorio tra le Fondamenta Nuove di Venezia e l’isola di San Michele. Anche in quel caso sono stati impiegati gli stessi moduli usati per il ponte del Redentore, ma la nuova struttura ha richiesto quattro moduli supplementari dato che la distanza da superare – 407 m – era superiore a quella tra le due sponde del Canale della Giudecca. Ogni anno, per la festa della Madonna della Salute, si rinnova inoltre l’installazione del ponte votivo che prolunga il Campiello del Traghetto e scavalca il Canal Grande. Infine, a più riprese è stato costruito un ponte provvisorio per la maratona il cui percorso supera anch’esso il Canal Grande, questa volta presso la Punta della Dogana. Quando i moduli prefabbricati non vengono impiegati per gettare un qualche ponte provvisorio, li si custodisce sull’isola delle Tresse a Marghera.

Va rimarcato che tutti i ponti citati vengono assemblati grazie a un sistema modulare che permette di smontarli e rimontarli di volta in volta a seconda delle necessità. Benché si potrebbe pensare che l’infrastruttura sia una delle componenti più rigide del contesto cittadino, in questo caso risulta invece assolutamente versatile, dispensando una lezione di riciclo urbano.

Il sistema dei ponti temporanei di Venezia illustra una strategia fondata sulla flessibilità che innesca una serie di domande d’ordine più generale: è possibile pensare a un’infrastruttura duttile, in grado di adeguarsi ai diversi ritmi di una città contemporanea, un’infrastruttura modulare progettata per essere smontata come accade nel caso dei ponti di cui abbiamo parlato? Il contesto urbano è costituito da diverse temporalità e ritmi dovuti alla mobilità urbana e alle attività che vi coesistono e che ne rivelano il dinamismo. Un collegamento può essere indispensabile in un dato intervallo di tempo, mentre in altri momenti certe connessioni sono ridotte al minimo. In questa ottica, e dopo aver esaminato quanto avviene a Venezia, sembra logico pensare a infrastrutture in grado di adattarsi alla mobilità urbana e al contesto temporale.

La lezione della Festa del Redentore non si riduce a un semplice adeguamento ai ritmi urbani tramite infrastrutture flessibili. Essa riguarda e fa propria la temporaneità delle componenti della città; i ponti prima citati sono concepiti per essere utilizzati per qualche giorno e poi smontati. Se si analizza il tessuto veneziano sul lungo periodo, la città appare composta da elementi provvisori. Accettata questa condizione di transitorietà della città e riconosciuto il fatto che le sue parti non avranno una durata illimitata, è possibile pensare a processi di progettazione dell’impianto urbano che tengano conto del dato temporale?

Nota

 

1 Un ponte Bailey è un tipo di ponte portatile, prefabbricato, progettato per uso militare.

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