Art dé­co ad Asco­na

Il Bar Nelly di Aldo Piazzoli

Data di pubblicazione
22-01-2024

«Una delle prime realizzazioni, nel nostro Paese, dell’architettura e della decorazione moderna», commentava la «Gazzetta di Locarno» nell’ottobre 1931 riferendosi al bar appena aperto ad Ascona, di cui apprezzava «praticità, eleganza e buon gusto».1 Autore del locale era il giovane Aldo Piazzoli (1908-2004), che dopo aver conseguito il diploma di capomastro a Lugano nel 1926, frequentò la Scuola libera politecnica italiana di Milano: un costruttore diplomato e un architetto autodidatta, come lui stesso si definiva.2

Il locale pubblico con annesso negozio di commestibili si trovava in via Borgo, il principale asse di attraversamento del nucleo storico. Bolongaro,3 proprietario della casa, incaricò Piazzoli di progettare la trasformazione di una vecchia rimessa e di un porticato. Il progettista dispose negli spazi esistenti il negozio con vetrine, servizi e cucinetta, nonché i locali adibiti al bar e disegnò l’intero arredo, eseguito dalla ditta Carimati. Negozio e bar presentavano verso la strada una facciata rivestita in marmo con le vetrine bordate in alluminio sormontate da una pensilina.

La documentazione fotografica dell’epoca e un dattiloscritto che contiene informazioni sui materiali utilizzati ci restituiscono l’aspetto del locale.4 Il pavimento era rivestito di gomma marmorizzata di color grigio-blu-bruno-nero con motivi geometrici. Le pareti laterali erano tinteggiate di rosso cinabro, quelle di fondo in giallo cromo, lo zoccolo era ricoperto in buxus blu e il soffitto, voltato a botte, verniciato all’alluminio: un uso dei colori che contribuiva a definire lo spazio architettonico mettendone in risalto le strutture. La parete di fondo dietro al bancone del bar e il muro divisorio erano ravvivati da vetrate a lastre rigate legate in piombo. Le lampade furono eseguite con anticorodal, materiale adoperato per tutte le parti metalliche dei mobili. Come in altre occasioni, Piazzoli si avvalse della collaborazione di un artista: lo scultore Wilhelm Schwerzmann (1877-1966) eseguì un medaglione a bassorilievo raffigurante un volto femminile e uno maschile.

Per l’attiguo negozio di commestibili l’architetto progettò mobili dipinti in color azzurro con filettature e impugnature nere. Sulle pareti color giallo spiccavano gli scaffali con motivo a saetta, mentre il pavimento gettato in graniglia di marmo presentava una policromia sui toni nero-rosso-giallo-grigio-bianco. E fu proprio il negozio a suscitare gli apprezzamenti di Gio Ponti. In una lettera inedita reperita nel Fondo Piazzoli, il celebre architetto milanese lo ritenne «meglio riuscito, più esemplare e significativo del Bar Nelly», di cui apprezza il banco del bar e i mobili minori, mentre ritiene che l’accatastamento forzato di tavolini e sgabelli nuocia all’insieme.5 Nonostante le riserve espresse sul bar, Ponti pubblicò entrambi i locali su «Domus», rivista che veicolava il gusto déco diffondendo una nuova cultura dell’abitare destinata alla borghesia medio-alta alla ricerca del buon gusto e dell’eleganza6 e che diede spazio ai progetti di Piazzoli anche successivamente. A fronte di questa fortuna critica in ambito milanese, se si prescinde dall’articolo di cronaca locale citato in esordio, sul versante ticinese e svizzero gli interni déco di Piazzoli furono praticamente ignorati. Soltanto nel 1940, Aldo Patocchi ritenne doveroso presentare al pubblico locale il giovane architetto, illustrando le diverse sfaccettature del suo operare, compresa la facciata del Bar Nelly.7 Questa disattenzione critica portò all’oblio dell’attività di Piazzoli designer e alla deplorevole distruzione dei suoi lavori.

Note

 

1. Un nuovo ed originale bar, «Gazzetta di Locarno», 21 ottobre 1931.

 

2. Curriculum vitae in AAT, Fondo Aldo Piazzoli.

 

3. Il committente è quasi sicuramente Emilio Bolongaro. Registro della popolazione del Comune di Ascona, ASTi.

 

4. Dattiloscritto Bar tea room «Nelly» Ascona, non firmato, non datato, ma quasi sicuramente redatto dallo stesso Piazzoli, e fotografie di E. Steinemann conservati in Progetto n. 127, Fondo Aldo Piazzoli, AAT.

 

5. Lettera inedita di Gio Ponti ad Aldo Piazzoli, 2 marzo 1932, Fondo Aldo Piazzoli, AAT.

 

6. Interni di ambienti pubblici moderni, «Domus», 1932, n. 53, p. 269.

 

7. Aldo Patocchi, Aldo Piazzoli e alcune sue costruzioni, «Illustrazione ticinese», 1940, n. 18, pp. 20-21.

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