Ar­chi­tet­tu­ra e pe­da­go­gia

Cantone Ticino 1945-1980

Data di pubblicazione
12-04-2022
Matteo Iannello
Ricercatore Rtd-B UNIUD e ricercatore FNS Archivio del Moderno

Dal principio degli anni Cinquanta e fino alla fine degli anni Settanta del Novecento, l’architettura scolastica nel Cantone Ticino è stata al centro di un vasto quanto importante programma di rinnovamento rappresentando, unitamente alla casa unifamiliare, un banco di prova e un campo di azione privilegiato per un’intera generazione di giovani architetti. Questi – anche grazie alla sempre più diffusa pratica del concorso1 – erano pronti a confrontarsi su un tema progettuale che richiedeva e sollecitava nuove soluzioni e offriva, proprio dal punto di vista architettonico ed espressivo, ampio margine di applicazione e sperimentazione.

Come noto, a determinare questa nuova politica scolastica è il significativo aumento demografico che si registra progressivamente in Ticino a partire dal dopoguerra – con la conseguente necessità di provvedere alle esigenze di un numero sempre più crescente di allievi2 – e la maggiore disponibilità di risorse finanziarie collegata allo sviluppo economico del terziario. Quello che si configura e prende progressivamente forma è un contesto a vocazione interdisciplinare, in cui gli interlocutori sono politici, igienisti, pedagoghi, educatori, psicologi dell’infanzia,3 e nel quale agli architetti è affidato il compito di rispondere attraverso la pratica del progetto ai bisogni didattici e comunitari facendosi carico di immaginare e costruire spazi di nuova concezione in cui sono i caratteri della moderna architettura ad essere declinati e impiegati nella realizzazione del nuovo programma scolastico.4 Più in generale, per dirla con le parole di Aurelio Galfetti: «Le scuole costruite in Ticino tra il 1950 e il 1980 sono frutto di un incontro, in un momento particolarissimo, di molte energie e, in particolare, di due pulsioni molto diverse tra loro ma convergenti verso un obbiettivo comune: quello di rinnovare e migliorare la qualità dell’insegnamento. Le ricerche sulla riforma dell’insegnamento ai suoi diversi livelli, da quello della scuola materna a quello della scuola media, si sono sviluppate parallelamente a ricerche architettoniche attorno all’edilizia scolastica indotte da molte pubblicazioni su scuole moderne e, in particolare, dalla pubblicazione dell’architetto Alfred Roth».5

Il riferimento a Roth non è da leggersi come una semplice citazione tra tante, quanto piuttosto come il giusto tributo a colui che più di ogni altro si è intestato la battaglia per la promozione e lo sviluppo della moderna edilizia scolastica. Il suo volume The new school / Das neue Schulhaus / La nouvelle école6 – edito per la prima volta nel 1950 e ristampato negli anni seguenti con aggiornamenti e integrazioni a testimonianza della grande fortuna critica che la accompagnerà non solo tra i progettisti svizzeri – è di fatto un vero e proprio vademecum di riferimento per architetti, pianificatori, autorità scolastiche e politiche, enti promotori di concorsi e giurie, dal quale trarre le soluzioni tecniche e spaziali necessarie per mettere a punto le nuove tipologie scolastiche. Ma c’è di più: il volume di Roth – cui fa seguito un’intensa attività pubblicistica svolta dallo stesso Roth sulle pagine di «Werk» con articoli dedicati sia all’architettura scolastica svizzera che al contesto internazionale come fonte costante di modelli e riferimenti – porta con sé una nuova idea di educazione e di architettura il cui sviluppo avviene ora in maniera parallela, rappresentando una missione etica, estetica e funzionale allo stesso tempo. L’educazione come strumento di progresso umano e sociale si coniuga con l’architettura, che diventa il mezzo per tradurre costruttivamente questo nuovo modello sociale: «Education and life – scrive Roth – must be considered as one whole; The moral behaviour of man is the main goal of education; Aesthetic education is a necessary premise to moral education; Aesthetic education means visual education through the medium of beautiful things».7

Se il nuovo programma scolastico aveva offerto agli architetti svizzeri della cosiddetta avanguardia «l’agognata possibilità di saldare finalmente una relazione con il mondo della scienza e della tecnica»,8 dagli anni Cinquanta in poi la necessità di costruire un importante numero di nuovi edifici scolastici definisce quel campo d’azione che Bruno Reichlin ha paragonato a una vera e propria palestra: «Dal dopoguerra in poi, par lecito affermare, l’edilizia scolastica ha costituito la grande palestra dove si è formata, esercitata e confrontata l’architettura svizzera, in quei tornei che sono i concorsi d’architettura; dove, tra primi premi, mandato d’esecuzione, classifiche, segnalazioni, si venivano definendo carriere e filiere, famiglie e cani sciolti in quel grande agone che rappresenta la professione d’architetto».9

Una palestra progettuale sostenuta, nel Ticino, dalle politiche del Dipartimento della Pubblica Educazione10 che su sollecitazione di Rino Tami11 sarà campo d’azione per i più giovani architetti: Mario Botta, Mario Campi, Giancarlo Durisch, Aurelio Galfetti, Flora Ruchat-Roncati, Dolf Schnebli, Luigi Snozzi, Livio Vacchini, tutti impegnati a più riprese nello studio e nell’elaborazione dei nuovi complessi scolastici.12

Già in occasione della XII Triennale di Milano del 1960, la Svizzera presenta il progetto del nuovo Ginnasio di Bellinzona costruito tra il 1954 e il 1958 su progetto di Alberto Camenzind e Bruno Brocchi.13 L’organismo architettonico – caratterizzato dal disegno della sezione con le falde sfalsate dei tetti che garantiscono un doppio sistema di illuminazione naturale14 – è definito da un insieme di prospettive che connettono gli ambienti interni con quelli del parco, secondo un’articolazione che vede l’alternanza di spazi chiusi, semichiusi e aperti capace di costruire un legame inscindibile tra architettura e paesaggio.15 Il progetto appartiene a quello che Paolo Fumagalli ha definito essere per l’architettura ticinese il «periodo di fondazione»; quello cioè compreso tra il 1950 e il 1960 e segnato «dall’abbandono definitivo dei richiami alla tradizione locale e il progressivo scivolamento verso nuove forme e nuovi materiali».16
A questo progressivo «scivolamento», che caratterizza invero l’intero ambito scolastico, si sommerà presto quella straordinaria capacità di «rifermento storico al Moderno» che – declinando riferimenti e temi, orchestrando strutture, forme e materiali – porterà queste nuove architetture a realizzare pienamente il programma architettonico moderno, di fatto assente dal contesto ticinese fino al principio degli anni Cinquanta.

Se al Ginnasio di Bellinzona si arriva per mandato diretto, nel caso di Locarno la realizzazione passa attraverso un pubblico concorso bandito nel 1959 e vinto da Dolf Schnebli;17 un progetto segnato da una ricercata articolazione degli spazi capace allo stesso tempo di rispondere ai dettami di un preciso programma funzionale e di costruire un’architettura dalla forte valenza urbana: «le scuole pubbliche – scrive Schnebli – sono luoghi fondamentali della città».18

Se il volume in linea su due livelli disegna il fronte pubblico lungo la via Varesi, accogliendo uffici, servizi, palestra e aule speciali, le aule didattiche – caratterizzate dall’impianto quadrato con copertura a padiglione sormontata da un lucernario – sono organicamente articolate attorno a un grande spazio centrale accentuando il carattere urbano del complesso. L’organizzazione dei percorsi interni e le relazioni con l’intorno generano una composizione di grande qualità spaziale esaltata dalla scelta dei materiali, dalla sapienza tecnica e costruttiva oltre che dalla presenza di diverse opere d’arte sia all’interno che all’esterno.

Piuttosto che soffermarci qui su rimandi e possibili riferimenti assimilati e rielaborati da Schnebli – riferimenti individuati dalla stessa giuria e peraltro dichiarati dallo stesso architetto – vogliamo puntare l’attenzione sulla valenza urbana del progetto a testimonianza di quella precisa volontà di tenere insieme scala architettonica e geografia urbana; volontà che connota più in generale il lavoro degli architetti ticinesi e, in particolare, l’architettura scolastica del Cantone. I nuovi edifici scolastici sono infatti pensati non solo come strutture cui spetta il compito di assolvere a questioni di ordine didattico e funzionale ma come architetture della comunità e come tali capaci di costruire relazioni, intessere connessioni e indirizzare anche gli sviluppi futuri. Esemplare è in tal senso il progetto di Livio Vacchini (con Jacques Menoud e la consulenza di Ivo Dellagana) per la Scuola elementare ai Saleggi di Locarno elaborato in seguito al concorso bandito dall’amministrazione comunale e realizzato tra il 1970 e il 1979.19 Un progetto in cui trovano puntuale applicazione indicazioni e suggestioni contenute nel bando, principi didattici, architettonici e urbani: una scuola democratica per costruire una città e una comunità democratica.

«Nel Ticino degli anni Sessanta e Settanta – scrive Steinmann – era la città a servire da modello. In questo nuovo modo di pensare l’architettura, i corridoi diventavano vie, passages, piazze: per farla breve, degli spazi urbani in cui il sociale prendeva forma di architettura, e l’architettura assumeva un senso sociale. Si trattava di un modo ben preciso di tradurre in pratica l’impegno politico».20 Il carattere pubblico e comunitario di queste architetture costituisce il vero elemento di distinzione e fa sì che la possibilità di declinare liberamente modelli e riferimenti alimenti quella costante tensione progettuale capace di determinare una significativa serie di opere estremamente diverse per tipologia, forma, materia e linguaggio espressivo.

In questo senso si possono leggere le realizzazioni che tra il 1961 e il 1970 vedono impegnati Aurelio Galfetti, Flora Ruchat-Roncati e Ivo Trümpy: queste permettono di cogliere quella varietà formale ed espressiva che attraverso la declinazione di sistemi spaziali e costruttivi dichiaratamente ispirati ai maestri (Le Corbusier su tutti) mette in scena architetture i cui principi testimoniano l’incessante ricerca attorno al medesimo tema, introducendo allo stesso tempo nell’edilizia scolastica modelli presi in prestito dall’architettura domestica e residenziale.

Dalla Casa dei bambini di Chiasso – realizzata dalla sola Flora Ruchat-Roncati con Antonio Antorini e Francesco Pozzi (1959-1968)21 – in cui per la prima volta compare in Svizzera l’aula a doppia altezza che proietta all’interno lo spazio urbano e apre allo stesso tempo lo spazio della didattica verso la città, alla Casa dei bambini di Biasca di Galfetti e Trümpy (1960-1964) in cui il modello della campata arcuata di matrice lecorbusiana, principio spaziale e costruttivo al tempo stesso, anticipa quello che sarà il progetto per la Scuola dell’infanzia a Viganello realizzata tra il 1965 e il 1971 da Galfetti, Ruchat-Roncati e Ivo Trümpy, il cui progetto architettonico è sviluppato parallelamente alla sistemazione urbanistica dell’area.22 Se dal punto di vista urbanistico gli architetti lavorano al ridisegno di un’ampia area che guarda più in generale alla zona del Cassarate fino a ipotizzare nuove direttrici di traffico, la casa dei bambini, traducendo al meglio le diverse istanze contenute nel bando, si distingue in particolare «per la creazione di una variata successione di spazi all’aperto, coperti e no, i quali favoriscono la vita comunitaria dei bambini nei suoi diversi momenti».23

Spazi scolastici e vita comunitaria sono ancora alla base del progetto del Centro scolastico di Riva San Vitale (scuola elementare, asilo e palestra), realizzato tra il 1961 e il 1974 dagli stessi architetti, ma la cui articolazione tra percorsi, spazi pubblici e didattici è declinata con un differente lessico formale ed espressivo. Un’analisi più approfondita dei diversi progetti elaborati da Galfetti, Ruchat-Roncati e Trümpy24 rappresenta da sola un tassello particolarmente significativo di quella che è stata la nuova architettura scolastica nel Cantone Ticino, in cui l’elaborazione progettuale al tavolo da disegno si è alimentata di quegli stimoli e spunti che trasversalmente hanno animato il dibattito politico, sociale e pedagogico; basti pensare al ruolo e al contributo di Pia Calgari (dal 1952 al 1977 ispettrice per le case dei bambini), o al fermento culturale sotteso al nuovo disegno di legge sull’istituzione della Scuola media unica (SMU) approvato dopo lunga gestazione nell’ottobre del 1974 e che porterà nel giro di pochi anni alla realizzazione della Scuola media di Canobbio (Martignoni), Giubiasco (Waltenspühl), Losone (Vacchini e Galfetti), Morbio Inferiore (Botta), Savosa (Buletti e Fumagalli).25 In particolare, i progetti di Losone e Morbio Inferiore sviluppano ulteriormente un programma che travalica gli aspetti prettamente architettonici proponendo una interpretazione di uno specifico piano didattico e pedagogico che è modello di vita individuale e sociale allo stesso tempo e in cui, come scrive Botta, «l’architettura viene così ad essere assunta come strumento conoscitivo, critico e operativo per la realizzazione di un nuovo equilibrio ambientale».26

Uno studio articolato e complesso come quello connesso all’architettura scolastica – in cui, come abbiamo visto, coesistono cultura storica (politica, sociale ed economica), storia della pedagogia27 e storia del progetto – ci dà la possibilità di guardare all’architettura nel Cantone Ticino da un’angolazione certamente parziale ma allo stesso tempo, proprio per questa sua complessità, capace di inserirla all’interno del contesto internazionale, individuandone i modelli di riferimento e l’originalità dei singoli apporti.

Architetture per diversi aspetti esemplari sia per la straordinaria qualità funzionale, spaziale, strutturale e costruttiva, sia per la capacità di interpretare e declinare nuove e più aggiornate istanze didattiche e pedagogiche che, dopo lunga gestazione, si andavano affermando, trovando ampia possibilità di applicazione, anche nel piccolo Cantone di lingua italiana.

-> La scuola di Rudolf Steiner

Note

 

1 Il presente contributo rientra nell’ambito degli studi portati avanti grazie al progetto di ricerca L’architettura nel Cantone Ticino 1945-1980, finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero, promosso dall’Archivio del Moderno, Accademia di architettura, Università della Svizzera italiana e diretto da Nicola Navone (https://www.ticino4580.ch). Questo contributo attinge inoltre a quanto presentato in occasione del seminario L’architettura scolastica nel Cantone Ticino 1945-1980 che si è tenuto il 14 maggio 2018 presso l’Accademia di architettura di Mendrisio e in particolare, oltre alle relazione di chi scrive, agli interventi di Marco Di Nallo, Ilaria Giannetti e ai contributi emersi nel corso della tavola rotonda con gli interventi di Paolo Fumagalli, Aurelio Galfetti, Nicola Navone, Martin Steinmann e Ivo Trümpy. Tra il 1945 e il 1978 furono banditi in Ticino trentasette concorsi per nuovi edifici scolastici tra case dei bambini, scuole elementari, scuole medie, istituti professionali e ginnasi.

 

2 L’aumento demografico della popolazione è collegato a una crescita significativa del numero delle nascite oltre che a un cospicuo fenomeno di immigrazione di giovani lavoratori dall’estero. Tra il 1960 e il 1970 gli alunni dei ginnasi e delle scuole maggiori erano aumentati complessivamente del 35%.

 

3 R. Gross, La costruzione delle scuole secondo criteri pedagogici, «Rivista tecnica», 1970, n. 12, pp. 609-624.

 

4 A. Camenzind, Dell’architettura scolastica, «L’Educatore della Svizzera italiana», maggio-giugno 1955, n. 5-6, pp. 37-39.

 

5 A. Galfetti, Le scuole ticinesi, specchio dei nuovi concetti didattici, in F. Graf, M. Cattaneo, P. Galliciotti (a cura di), La costruzione delle scuole in Canton Ticino 1953-1984, Mendrisio 2011, pp. 8-9.

 

6 A. Roth, The new school. Das neue Schulhaus. La nouvelle école, Zürich 1950 (1957, 1961, 1966). Al volume farà eco la mostra Das neue Schulhaus, organizzata dallo stesso Roth nel 1953 negli spazi del Kunstgewerbemuseum di Zurigo e inaugurata in concomitanza con l’apertura dei lavori del V Congresso internazionale di edilizia scolastica e di educazione all’aria aperta.

 

7 Ibidem, p. 267.

 

8 B. Reichlin, La provincia pedagogica / The Pedagogic Province, in P. Bellasi, M. Franciolli, C. Piccardi (a cura di), Enigma Helvetia. Arti, riti e miti della Svizzera moderna, Cinisello Balsamo 2008, p. 233.

 

9 Ibidem, p. 242.

 

10 Nell’ordinamento federale elvetico l’istruzione pubblica compete ai singoli cantoni e nell’ambito dell’edilizia scolastica i cantoni sono responsabili della realizzazione delle scuole secondarie e superiori, mentre le scuole per l’infanzia e primarie soggiacciono all’iniziativa dei comuni.

 

11 Tami era stato incaricato insieme a Paul Waltenspühl di redigere i progetti di tutte le nuove scuole medie del Cantone Ticino, incarico cui preferì rinunciare in favore dei più giovani colleghi. A. Galfetti, Le scuole ticinesi, specchio dei nuovi concetti didattici, cit., p. 9.

 

12 N. Navone, La scuola vista da Locarno. Dal concorso per il Ginnasio a quello per la Magistrale, in R. Grignolo, M. Di Nallo, Livio Vacchini, Scuola ai Saleggi di Locarno, 1970-1979, Mendrisio 2020, pp. 28-43.

 

13 Svizzera, in P. C. Santini, 12a Triennale di Milano. Catalogo, Milano 1960, p. 23. In particolare, all’interno della sezione La casa e la scuola, la Svizzera presenta il film L'école – realizzato da Alain Tanner su progetto di Georges Brera e Paul Waltenspuhl – girato nelle scuole Geisendorf a Ginevra, Freudenberg a Zurigo, Thayngen nel Canton Sciaffusa e nel Ginnasio di Bellinzona. Il film documenta quattro diversi ambienti scolastici così da restituire alcuni aspetti del programma didattico e quella varietà di metodi e criteri tra un cantone e l’altro.

 

14 Una soluzione per certi versi analoga a quella che troviamo nel contemporaneo Asilo infantile di Giubiasco realizzato tra il 1953 e il 1954 da Augusto Jäggli e che ha il suo modello di riferimento nella Scuola Munkegaard di Arne Jacobsen (1948-1957).

 

15 M. Iannello, Alberto Camenzind e Bruno Brocchi, Ginnasio di Bellinzona, in N. Navone (a cura di), Guida storico-critica all’architettura del XX secolo nel Cantone Ticino, vol. I, Archivio del Moderno, Balerna 2020. https://www.ticino4580.ch/mappe#/Alberto-Camenzind-e-Bruno-Brocchi-Ginnasio-di-Bellinzona.

 

16 P. Fumagalli, Gli ultimi vent’anni. Tre premesse e due decenni, in P. Disch, Architettura recente nel Ticino – Neuere Architektur im Tessin 1980-1995, Lugano 1996, pp. 12-23.

 

17 Cfr. G. Bernasconi, Il concorso di architettura per il Ginnasio di Locarno, «Rivista tecnica», 1960, n. 1, pp. 329-337.

 

18 D. Schnebli, La scuola di Locarno, concorso 1959, «Archi», 2010, n. 3, p. 21.

 

19 R. Grignolo, M. Di Nallo, Livio Vacchini, Scuola ai Saleggi di Locarno, 1970-1979, cit. Al concorso prenderanno parte tra gli altri anche Aurelio Galfetti (secondo), Livio Doninelli (terzo), Mario Botta (acquisto) e Luigi Snozzi.

 

20 M. Steinmann, La Scuola ticinese all’uscita da scuola, in N. Navone, B. Reichlin (a cura di), Il Bagno di Bellinzona di Aurelio Galfetti, Flora Ruchat-Roncati, Ivo Trümpy, Mendrisio 2010, pp. 35-43.

 

21 N. Navone, Dagli esordi al Bagno di Bellinzona. Congetture sull’architettura di Flora Ruchat-Roncati, in S. Maffioletti, N. Navone, C. Toson (a cura di), Un dialogo ininterrotto. Studi su Flora Ruchat-Roncati, Padova 2018, pp. 43-90.

 

22 M. Iannello, Aurelio Galfetti, Flora Ruchat-Roncati, Ivo Trümpy, Scuola dell’infanzia a Viganello, in N. Navone (a cura di), Guida storico-critica all’architettura del XX secolo nel Cantone Ticino, vol. II, Archivio del Moderno, Balerna 2022 (in corso di stampa).

 

23 Sistemazione urbanistica della zona adiacente all’edificio scolastico e nuova casa dei bambini in Viganello, «Rivista tecnica», 1965, n. 21, p. 1250.

 

24 M. Iannello, N. Navone, Frammenti di una provincia pedagogica. Le scuole di Aurelio Galfetti, Flora Ruchat-Roncati, Ivo Trümpy, 1959-1970, Mendrisio (in corso di pubblicazione, 2022).

 

25 Cfr. M. Iannello, Architettura e riforma scolastica nel Cantone Ticino. L'istituzione della scuola media unica nei progetti di Livio Vacchini, Aurelio Galfetti e Mario Botta, «QuAD. Quaderni di Architettura e Design», 2020, 3, pp. 143-161. Si rimanda inoltre al prezioso contributo offerto da Paolo Fumagalli che da direttore di «Rivista Tecnica della Svizzera italiana» ha sostenuto la pubblicazione di fascicoli monografici e articoli legati all’architettura scolastica.

 

26 M. Botta, Ginnasio-Scuola media a Morbio Inferiore. Criteri di intervento e obbiettivi di progetto, 1972, dattiloscritto, Dipartimento delle finanze e dell’economia, sezione della logistica.

 

27 Ci riferiamo in particolare all’influenza esercitata dall’esperienza italiana, tedesca e olandese, al modello della scuola attiva propugnato dalla Montessori e adottato in Ticino fin dagli anni dieci del Novecento dall’ispettrice per gli asili Teresa Bontempi o ancora al modello del “giardino d’infanzia” di Friedrich Fröbel.

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