Immobile, tra il fiume e l'infrastruttura
Depot Hard, Zürich Morger Partner Architekten
Nel progetto Depot Hard la densificazione viene interpretata attraverso l’ibridazione tra isolato e torre, integrando abitazioni, commercio e infrastrutture. Il saggio analizza il progetto di Morger Partner nel contesto della trasformazione di Zurigo e della sua crescente sperimentazione dell’edificio alto.
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Come ci raccontano alcune testimonianze sull’argomento – dall’approfondimento sull’housing di dieci anni fa di Dominique Boudet1 alla recente indagine di Jonathan Sergison, Tom Avermaete e Giulia Scotto sui mutamenti sociali e culturali della città2 – è da qualche tempo che Zurigo, realtà tenacemente legata fino alla fine degli anni Novanta a insediamenti e tipi edilizi a bassa densità, sta percorrendo una traiettoria di sviluppo in cui la riflessione sull’edificio alto ha iniziato prima a imporsi come questione centrale del dibattito architettonico, poi a diffondersi come tema ricorrente di procedure concorsuali e infine, nel breve arco temporale di un ventennio, a cristallizzarsi in un mosaico di emergenze visive che ne stanno ridefinendo lo skyline.3
Questa spinta è stata naturalmente favorita da processi sempre più diffusi di rigenerazione urbana che, come osservato da Daniel Kurz in un’analisi sulla nuova stagione dell’housing a Zurigo,4 si è manifestata in diverse modalità, dall’incremento di densità in quartieri residenziali esistenti (primo tra questi il quartiere Werdwies a Grünau di Adrian Streich del 2007) al recupero di zone precedentemente occupate da comparti industriali o dal sedime ferroviario.
Una delle aree in cui queste tendenze hanno avuto occasione di intrecciarsi è il Kreis 5, passato nel giro di pochi anni dal desertico scenario delle fabbriche abbandonate e del vuoto sociale a un quartiere in crescente fermento di nuovi spazi del commercio, luoghi della cultura, residenze e uffici sviluppati anche in verticale.
La vicenda è emblematica. Dopo la chiusura del birrificio della Löwenbräu, alla fine degli anni Ottanta, questo grande distretto produttivo ha iniziato a essere abitato dal degrado. I costi più accessibili rispetto al centro hanno creato terreno fertile per erigere costruzioni da destinare alla nuova forza lavoro. La richiesta di appartamenti a buon mercato ha innescato il recupero delle case popolari e la costruzione di nuovi edifici ad alta densità, tra cui quello realizzato nel cuneo tra la Limmat e Hardturmstrasse da Morger Partner dopo il concorso vinto nel 2015.
Il complesso sperimenta un’ibridazione tipologica blocco-torre all’interno di un sistema polifunzionale costituito da tre interventi correlati,5 il rinnovamento di un deposito dei tram del 1911 e la sua integrazione con spazi per la manutenzione e riparazione, la costruzione di un insediamento residenziale per 197 appartamenti e circa 550 abitanti e la creazione lungo il perimetro di 8 atelier e 10 unità commerciali.
I due edifici alti che spiccano dal basamento instaurano con la città un confronto a diverse distanze. Uno riguarda la relazione diretta con le dirimpettaie dall’altro lato di Hardturmstrasse, la verticale semi-rastremata della Escher Terrace e il blocco vetrato della Swisscom Tower. L’altro consiste nel
dialogo a distanza con l’austero monolite della Kornhaus-Swissmill Tower (2013-2016) di Harder Haas Partner Architekten – che, con i suoi 118 metri, rappresenta la seconda più alta torre della città (e il più alto silo cerealicolo al mondo) –, con il nuovo complesso con torre di 70 metri della Löwenbräu-Areal (2010-2014) di Gigon Guyer – tra i primi rappresentanti di un’idea di mix funzionale e tipologico all’interno di uno stesso sistema –, e con lo sfaccettato cristallo della Prime Tower (2008-2011) degli stessi Gigon Guyer – che, con 126 metri, è il più alto di Zurigo e il secondo in Svizzera dopo la Roche Tower a Basilea (2011-2015) di Herzog & de Meuron. L’istituzione di queste corrispondenze ci ricorda l’approccio critico con cui è stato interpretato il bando di concorso,6 il cui obiettivo era la costruzione di un blocco perimetrale alto 30 metri che avrebbe però sminuito, secondo gli autori, gli edifici esistenti. Ridurre l’altezza di tale elemento, trasferendo la volumetria mancante alle due torri, ha consentito di rafforzare la continuità con il costruito storico, individuato come riferimento prioritario della composizione.7
I corpi perimetrali presentano una sagoma spezzata che mette in relazione volumi geometricamente eterogenei. Il lato a nord parte allineandosi all’esistente, si allarga a creare lo spessore sufficiente per le torri e poi segue la linea del deposito sottostante; quello a sud assume gli stessi riferimenti ma con un ordine differente: allineamento all’esistente, primo allargamento per le abitazioni del blocco perimetrale, secondo allargamento per la torre.
La corte semipubblica sopra la copertura del deposito è concepita come perno simbolico dell’intervento. Si tratta di un vuoto dalla configurazione longitudinale, cinto dai corpi a due piani, con accesso diretto ai duplex residenziali e a due sale comuni. La superficie di questo corridoio minerale è scandita da una filigrana modulare esagonale che appare e scompare nella trama della pavimentazione e si materializza volumetricamente nelle fioriere basse che emergono dal suolo.
Lo spazio pubblico verso il quale si affacciano le unità presenta situazioni complementari: lungo il lato sud verso la città corre il marciapiede con gli accessi alle unità residenziali e agli esercizi commerciali al piano terra; il lato nord verso la natura è percorso invece da una pista ciclabile e pedonale affacciata sulla Limmat dalla quale si accede agli atelier; i lati ovest ed est si concludono invece con uno slargo attraversato dai binari e con l’innesto agli edifici esistenti del deposito storico.
Diversificazione tipologica e innovazione costruttiva
La definizione delle unità abitative, 197 in totale, risponde al principio della diversificazione distributiva e dimensionale, con appartamenti sviluppati in orizzontale negli edifici alti e in verticale nei due basamenti. Nei corpi bassi si trovano le townhouse a due piani da 3,5, 4,5 e 5,5 stanze, tutte con accesso dal colonnato della corte e con le zone giorno al primo piano e le camere al secondo. Le torri ospitano invece quattro unità per piano da 3,5, 4,5 e 5,5 stanze (con alcune eccezioni più piccole da 1,5 stanze).
Il comfort abitativo è un obiettivo centrale della strategia progettuale. La necessità di confrontarsi con stringenti requisiti acustici ha influito sull’organizzazione del layout, sia per le logge che per le camere. L’esigenza di differenziare gli appartamenti ha determinato le scelte riguardanti il repertorio materico degli interni. In comune sono le superfici grezze degli spazi collettivi ma, mentre nelle townhouse i pavimenti sono in cemento lucidato, con pareti e soffitti in cemento a vista, gli appartamenti delle torri presentano pareti in gesso e pavimenti in linoleum.
Il mix funzionale si esprime ai piani terra dei corpi perimetrali. Lungo Hardturmstrasse si trovano unità commerciali a due piani, mentre lungo la promenade che costeggia la Limmat si dispiega una sequenza di luoghi del lavoro composta dalle unità live-work, dagli atelier e dagli uffici della Verkehrsbetriebe Zürich (VBZ), l’azienda dei trasporti pubblici locali. A disposizione sono poi le aree di servizio – deposito passeggini, locale rifiuti, lavanderia e cantine – al terzo e al tredicesimo piano, e un piccolo parcheggio da soli 40 stalli (riservato alla VBZ) con deposito di biciclette al piano interrato.
Il progetto delle facciate mira a definire un’immagine visivamente unitaria nonostante i diversi usi che si dispiegano all’interno e a istituire una relazione con riferimenti a diverse livelli: per l’immediato intorno con gli edifici preesistenti sul sito, per la scala allargata con il costruito industriale di questa parte di città. Il senso di continuità deriva dalla scelta di una grammatica elementare per l’impaginato e, riprendendo un tema di alcuni edifici industriali del XIX e del XX secolo, dalla perforazione delle superfici murarie con una sequenza di aperture singole e non continue. Le scelte caratterizzanti sono invece l’adozione dei pannelli prefabbricati in cemento riciclato sabbiato – esempio di uso innovativo di un materiale moderno8 – e la variazione sulla griglia di base che vede l’alternanza tra moduli totalmente chiusi, parzialmente chiusi o completamente aperti. Dal punto di vista impiantistico, infine, il tredicesimo piano è interamente dedicato al sistema meccanico, per servire le unità abitative superiori e inferiori dallo stesso centro tecnico evitando tubazioni troppo ingombranti.
Impreziosiscono l’intervento le scelte artistiche e paesaggistiche. Nell’ambito del Kunst am Bau rientrano le due opere all’ingresso e sulla sommità dell’edificio. «Rear Window» di Renate Buser è una fotografia grande quanto le otto aperture dell’ingresso che mostra il deposito del tram nel suo assetto originario, mentre il cavallo sulla copertura della torre nord, «Der ungezähmte Horizont» di Yves Netzhammer, è una scultura cinetica che ci riporta alla memoria il «Rösslitram», predecessore del tram elettrico. Mentre le coperture delle torri sono occupate da un sistema di pannelli fotovoltaici, quelle dei corpi bassi – protette dal traffico e in prossimità del fiume – presentano condizioni ideali per il progetto paesaggistico di Stauffer Rösch che, secondo i principi dell’Animal Aided Design, si propone di valorizzare la biodiversità fornendo un habitat per diversi tipi di api selvatiche e un’isola ecologica per altri insetti e uccelli.
Un autore, una città
Sull’impatto dell’operazione nel quartiere non sono mancate alcune critiche.9 Il titolo di un articolo recentemente pubblicato su un giornale indipendente della città, che liquida l’intervento definendolo – pur nella sua efficienza energetica e nella sua azione disincentivante rispetto all’uso dell’auto – solo un altro «gigante di cemento», riassume questa diffidenza con buona approssimazione. In termini generali, a essere stigmatizzata sembra però essere più la virata urbanistica verso una maggiore densità edilizia che l’interpretazione del tipo a torre di Depot Hard, più il fatto di sviluppare più metri cubi per metro quadro rispetto al passato che il modo in cui questi metri cubi si sono concretizzati in forme, materiali e colori.
Se ci focalizziamo sulle sue caratteristiche architettoniche, il progetto sembra invece riuscire nel difficile compito di infondere qualità nelle quantità stabilite dal bando, un aspetto che emerge più nitidamente se accostiamo quest’opera ad altre degli stessi autori o ad altre realizzate in questi anni a Zurigo.
Lo studio Morger Partner da tempo lavora sul tema della densificazione formulando varianti distributive e costruttive – con torre su basamento o isolata, con nocciolo distributivo al centro o su un lato del volume, con sistema murario o a telaio – che, nell’insediamento lungo Hardturmstrasse, paiono a volte risuonare.
L’ibridazione tra un blocco e un edificio alto, la scansione orizzontale delle facciate e l’utilizzo di una filigrana modulare con variazioni per le aperture è analoga a quella della Claraturm a Basilea (2010-2021), altro esempio di torre su basamento, in questo caso su un impianto a L, che si pone come elemento di ricucitura di un isolato esistente.
La variazione dei tagli in pianta e in sezione e l’importanza degli spazi privati aperti è simile a quella dell’edificio in Rosentalstrasse a Basilea (2011-2018), che dispone le unità residenziali su una pianta libera in cui il partizionamento interno e il disegno delle facciate risulta coerente ma non coincidente con la punteggiatura strutturale.
Il dettaglio dell’innesto tra il blocco basso e lo storico deposito, con l’allineamento delle aperture ma anche un significativo scalino tra un volume e l’altro, ricorda lo sfalsamento dell’intervento lungo l’Albanteich Promenade a Basilea (2018-2022), singolare caso di addizione orizzontale in cui la distinzione tra nuovo ed esistente è evidenziata tramite la progressiva traslazione tra le suddivisioni in facciata dei
corpi di partenza (da 17 piani) e quelle dei corpi aggiunti
(da 16 piani ma su edifici della stessa altezza e quindi con differenti misure di interpiano).
Oltre a queste sottili affinità, tale confronto ci consente anche di riconoscere le differenze tra Depot Hard e altri lavori dello studio: la particolarità del dettato funzionale, che ha richiesto di integrare un complesso residenziale e commerciale con un’infrastruttura, la messa a sistema dei vincoli economici dell’housing, che ha portato alla conseguente rinuncia rispetto ad alcune scelte compositive, distributive e costruttive (dalle variazioni volumetriche alla dimensione delle unità abitative, dall’abaco dei materiali alle dotazioni impiantistiche) e infine, come evidente nella creazione di spazi comuni più generosi, il tentativo di costruire non solo un edificio ma anche una piccola comunità.
Da tempo Zurigo si sta affermando tra le più attive realtà europee sulla sperimentazione riguardante gli edifici alti. Nel progetto di Morger Partner ritorna la natura cooperativa del processo e la ricerca di relazioni morfologiche e tipologiche con il contesto ma, rispetto ad altre torri di questi anni, alcune questioni sembrano affrontate in modo differente, opponendo la compattezza all’evidenziazione dell’ossatura strutturale, la monocromaticità all’uso del colore, lo sviluppo orizzontale a quello verticale delle aperture in facciata, il cemento al legno. Proprio questo approccio critico, allora, ci sembra definire il più nitido principio distintivo dell’intervento, che sa rielaborare il tema di un concorso per introdurre un miglioramento in termini insediativi ma anche mettere in discussione alcuni temi ricorrenti dell’architettura zurighese portando un arricchimento al dibattito sull’edificio alto sulle sponde della Limmat.
Note
- Per un approfondimento sull’evoluzione dei tipi residenziali a Zurigo nel Novecento vedi D. Boudet (ed.), New Housing in Zurich. Typologies for a Changing Society, Park Books, Zurich 2017.
- Cfr. J. Sergison, G. Scotto, Zurich Primer. A Propositional Planning Vision for the City, Quart, Luzern 2026 e a T. Avermaete, G. Scotto, Zurich Atlas. An Archeology of Urban Codes and Forms, Quart, Luzern 2026.
- Sulla diffusione delle nuove verticali anche all’esterno di Zurigo si rimanda a R. Laglstorfer, Bis zu 100 Meter: Diese 11 Hochhäuser wachsen ausserhalb von Zürich in den Himmel, «Tages-Anzeiger», 06.11.2025, 19.
- Cfr. D. Kurz, Von der Krise zur Blüte. Hintergründe zum besonderen Aufschwung des Zürcher Wohnungsbaus um 2000 in H. Wirz, C. Wieser, Zürcher Wohnungsbau 1995-2015 / Zurich Housing Development 1995-2015, Quart, Luzern 2017, 21.
- L’integrazione tra un edificio residenziale e un deposito tram non è una novità a Zurigo, come dimostra la costruzione esistente (1911) di Friedrich Fissler con cui Morger Partner si confrontano e il complesso Kalkbreite (2014) di Müller Sigrist Architekten. Cfr. W. Huber, Depot Hard in Zurich, «Bauwelt», n. 3, 2026, 41.
- Per il confronto con gli altri progetti presentati al concorso si rimanda al sito ufficiale della Città di Zurigo, cfr.: www.stadt-zuerich.ch/de/planen-und-bauen/projekte-und-ausschreibungen/hochbauvorhaben/planung-ausfuehrung/tramdepot-wohnsiedlung-depot-hard.html#architekturwettbewerb
- Da un’intervista della redazione con Julien Rey, Architect and Design Manager (Planungsleiter) Morger Partner, 19.6.2026.
- Per approfondire le nuove possibilità del cemento riciclato, con riferimento anche al caso di Depot Hard, cfr. S. Bänzinger, Chancen und Grenzen, «TEC21», n. 25, 2024, 42-45.
- J. Bargetzi, Energieeffizient, autofrei und doch ein Betonriese: Das Tramdepot Hard, «tsri.ch», 26.08.2025.