Fi­li ros­si

Dal riuso alla fabbricazione digitale, dalla terra cruda all'High-Tech, quattro pubblicazioni raccontano come ricerca, innovazione e memoria possano ridefinire il futuro delle costruzioni. Un percorso tra sperimentazione e sostenibilità, alla ricerca di nuove prospettive per il progetto contemporaneo.

Publikationsdatum
09-07-2026

«Troviamo finali felici solo nelle favole, ma abbiamo bisogno di narrazioni positive per essere motivati a lavorare, a crederci, a investire il nostro tempo e le nostre energie, che non sono infinite. Abbiamo bisogno di una prospettiva positiva per il nostro futuro» era con queste parole che, Annette Gigon apriva il suo intervento nel simposio Future of Construction, tenutosi nel novembre 2024 negli spazi del Teatro dell’Architettura dell’Accademia di architettura di Mendrisio. A due anni di distanza, l’appuntamento si rinnova nella sua originaria sede zurighese, arricchendosi di pubblicazioni utili a stratificare il dibattito di prospettive e nuovi interventi: prima fra tutti, la raccolta di interventi Constructing Change: The Impact of Digital Fabrication on Sustainability, un volume nel quale vengono raccolti, all’indomani del simposio, interventi accademici, ricerche applicate e riflessioni progettuali in un quadro tematico strutturato e coerente. Intercettando le prospettive non solo di architetti, ma anche di ingegneri e rappresentanti dell’industria delle costruzioni, la raccolta presenta ricerche focalizzate sul rapporto tra progettazione e sostenibilità, interrogando in che misura le tecnologie computazionali e robotiche possano contribuire a una ridefinizione dei processi costruttivi in chiave ecologica, ed evidenziando, al pari dello stesso simposio, la necessità di una conoscenza plurale e diversificata per rispondere in modo adeguato e innovativo alle sfide della costruzione e del riuso.

Il riferimento alla tradizione costruttiva come punto di partenza per riflessioni e ricerche attive all’interno di specifici metodi e materiali, emerso già nel titolo dell’edizione 2024, Make the Past Productive, ritorna nella pubblicazione di Roger Boltshauser, Hybrid Constructions, dove la ricerca sull’edilizia in terra cruda viene approfondita spostando l’attenzione dalle tecniche monomateriche a soluzioni ibride, in cui la terra viene combinata con altri materiali costruttivi. Basandosi sull’analisi di esempi storici diffusi tra il Marocco, l’Europa meridionale e centrale, il libro delinea un quadro conoscitivo utile a reinterpretare queste pratiche in chiave contemporanea, dal punto di vista strutturale sia che in relazione alle prestazioni ambientali. A questa dimensione teorica si affianca una componente sperimentale, documentata attraverso i progetti sviluppati in ambito accademico presso l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, il Politecnico di Monaco e il ETH Zürich, che dimostrano la trasferibilità di tali principi nella pratica progettuale. Esempi realizzati, come la torre del forno a Cham, in terra battuta precompressa, o il progetto Hortus a Basilea, evidenziano la fattibilità di queste soluzioni su scala architettonica, mentre gli edifici sperimentali di Florian Nagler a Bad Aibling e Monaco confermano il potenziale delle costruzioni ibride low-tech nel delineare un linguaggio contemporaneo capace di coniugare innovazione, sostenibilità e continuità con la tradizione.

Passando dal low all’high, segnaliamo poi il volume High-Tech Heritage. (Im)permanence of Innovative Architecture, che raccoglie gli esiti della conferenza internazionale Heritage Postmodernism. Preservation of an “Unfinished” Epoch, tenutasi nel 2023 presso l’ETH di Zurigo in collaborazione con la Bauhaus-Universität Weimar. Il volume affronta il tema della conservazione del patrimonio architettonico postmoderno, estendendo la riflessione all’architettura High-Tech, sviluppatasi parallelamente tra gli anni ‘70 e ‘90, e evidenziando l’urgenza di un approfondimento critico sulle sfide legate alla tutela e alla gestione di edifici caratterizzati da elevata innovazione tecnologica. A partire dal dibattito sulla conservazione di diversi casi studio, quali il Centre Pompidou a Parigi, il volume offre una panoramica delle sfide poste dalla conservazione dell'architettura del passato, per le generazioni future.

Riprendendo le aspirazioni di Annette Gigon, nell’auspicio di «una prospettiva positiva per il nostro futuro» emerge Haus, Energie und CO₂, «un libro che», come racconta Gigon «avremmo voluto avere negli anni passati», un vademecum per i progettisti di domani: mettendo il focus sul territorio svizzero, il manuale illustra i fattori rilevanti per una relazione armoniosa tra costruzione e rispetto del clima, illustrando attraverso un linguaggio grafico chiaro i parametri relativi al funzionamento degli edifici nei loro elementi costruttivi, permettendo al lettore di orientarsi all’interno della «grande storia di cui siamo tutti parte, per poter agire e giocare un ruolo decisivo in essa».

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