«La SIA è un’or­ga­niz­za­zio­ne com­ples­sa che fa be­ne il suo la­voro»

Peter Dransfeld trae un bilancio dei primi mesi trascorsi in veste di Presidente SIA. Nell’intervista che segue mette in risalto gli impegni prioritari che la Società si trova ad affrontare, ci svela le sfide a cui si prepara e ci spiega perché il Lago di Costanza fa parte della sua quotidianità.

Publikationsdatum
20-09-2021
Ivo Vasella
Arch. dipl. PFZ/SIA, co-responsabile servizio Comunicazione SIA, portavoce, membro del Comitato dei quadri

SIA: Quando è stato nominato Presidente SIA, ci ha detto di avere una vita piena e di essere impegnato su più fronti. Sappiamo che dirige uno studio di architettura, che è attivo in politica e che ama cantare, festeggiare il carnevale e fare escursioni in montagna. C’è forse qualche attività a cui ha dovuto rinunciare in questi ultimi mesi?

Peter Dransfeld: per quanto riguarda la sfera politica, diciamo che mi sono trasformato in un parlamentare forse un po’ meno attivo. Il canto e il carnevale? Qui il problema ovviamente non si è neppure posto, viste le restrizioni. Non ho però rinunciato alle passeggiate, sono infatti riuscito a ritagliarmi alcuni giorni per andare in montagna a camminare, alla scoperta delle vallate più selvagge e isolate del Ticino. Insomma, nonostante il grande carico lavorativo, devo dire che questi primi mesi a capo della SIA sono stati decisamente stimolanti, avvincenti e motivanti.

Come si svolge una sua «giornata tipo»?

La mia giornata lavorativa inizia abitualmente alle sette del mattino. Nei mesi estivi, prima di cominciare il lavoro, faccio una bella nuotata nel Lago di Costanza. Di solito sono il primo a mettere piede in ufficio, poi arrivano gli apprendisti e gli altri collaboratori. Con loro scambio volentieri vedute e opinioni, spesso durante la pausa caffè oppure anche a pranzo o la sera, dopo il lavoro, magari in compagnia di una buona birra. Anche il mio giovedì tipico comincia alle sette: prima vado un salto in ufficio, un’ora più tardi eccomi salire sul treno che mi porta a Zurigo. La giornata è sempre fitta di impegni e appuntamenti, la maggior parte direttamente in sede, presso l’Ufficio amministrativo SIA. Diciamo che, di regola, lavoro per la Società praticamente ogni giorno. Circa la metà del lavoro lo svolgo ad Ermatingen nel mio studio, l’altra metà a Zurigo oppure da qualche altra parte in Svizzera.

Stringere nuovi contatti è un aspetto che riveste per lei un’importanza di primo piano. Può dirsi soddisfatto di questi primi mesi?

Ho effettivamente già avuto modo di condurre diverse conversazioni utili e illuminanti, ad esempio con alcuni rappresentanti delle sezioni, soprattutto della Svizzera romanda, e anche con i membri dei gruppi professionali, con i consigli di esperti, le commissioni e la casa editrice Espazium. Inoltre, ho intessuto preziosi contatti in seno all’Ufficio amministrativo e al Comitato. Anche al di fuori delle cerchie SIA ho già avuto modo di intrattenere scambi proficui, ad esempio con la Federazione architetti svizzeri (FAS), con costruzionesvizzera e con la Conférence suisse des architectes (CSA), come pure con le università, con due imprese generali e con alcuni rappresentanti del settore della costruzione.

E con i soci SIA?

Avrei voluto intrattenere un maggiore scambio anche con loro. Purtroppo, però, a causa della pandemia, sono stati pochi gli eventi in cui è stato possibile incontrarsi in presenza. Mi attendo tuttavia che nei prossimi mesi ci saranno più occasioni per intrattenere uno scambio diretto con i soci SIA.

Le discussioni condotte e i contatti intessuti hanno già dato i loro frutti?

Sì, alcuni primi risultati si stanno già palesando, ma non voglio pronunciarmi prima del tempo, visto che alcune discussioni sono ancora in corso. Ad ogni modo, il clima di lavoro che mi circonda è piacevole, collaborativo e costruttivo. È un aspetto prezioso e rappresenta una buona base per gestire le sfide attuali e future.

Quali sono le sue impressioni sulla SIA?

In questi mesi ho avuto modo di conoscere la SIA più da vicino e di vedere la grande quantità di attività che essa conduce. È un’associazione che sa gestire con padronanza le sue innumerevoli mansioni, e anche con estrema professionalità, prestando attenzione a che regni un ottimo ambiente lavorativo. Insomma, la SIA è un’organizzazione complessa che fa bene il suo lavoro, malgrado la molteplicità di strutture, processi, attori coinvolti e tematiche con cui si trova confrontata. Data la complessità e la varietà di compiti, è inevitabile che ogni tanto ci sia qualche ostacolo sul percorso. Ho anche avuto modo di constatare quanto numerose e variegate possano essere le aspettative riposte nella Società. Non è possibile rispondere a ogni richiesta, ma certamente dobbiamo fare del nostro meglio per soddisfare le molteplici aspettative nutrite dai nostri soci. Un’altra grande sfida è quella di non disperdersi ma di restare focalizzati sul da farsi. Vi sono anche altri temi importanti da affrontare. Mi riferisco soprattutto alla densificazione edilizia e alla trasformazione sostenibile del costruito. Per quanto concerne invece i processi, tra i temi cruciali vi è ad esempio la questione degli onorari e delle aggiudicazioni, senza dimenticare la trasformazione digitale.

Quando si parla di digitalizzazione in tanti pensano a una vera e propria rivoluzione. Di fatto, la digitalizzazione ha ormai preso il via.

Quella digitale è una trasformazione continua e inevitabile. Ad ogni modo, ritengo che stiamo affrontando con maestria tale evoluzione, sia sul piano privato che nella vita professionale. Qualsiasi innovazione deve prima passare sul banco di prova. Se una cosa nuova funziona, allora prende piede, si diffonde e si fa conoscere su più larga scala. La digitalizzazione è un processo bottom up, non va né ordinata né pilotata. La vera essenza dell’innovazione risiede proprio nella sua imprevedibilità. È ovvio che tra alcuni anni avremo a disposizione soluzioni che ora neppure ci immaginiamo oppure, chissà, forse finiremo per archiviare ciò che adesso riteniamo assolutamente lungimirante e avveniristico. Quel che è certo è che nel nostro ruolo di associazione professionale dobbiamo offrire ai nostri soci, ma in generale a tutto il settore della costruzione, un contesto aperto, che agevoli la messa in atto delle soluzioni più promettenti, senza inutili ostacoli. In questi ultimi quarant’anni, c’è stata una notevole trasformazione digitale e ha funzionato sorprendentemente bene. Sono dunque fiducioso che anche nei prossimi decenni sarà così.

Quale ruolo rivestiranno in futuro le norme SIA? Per quale motivo ci vuole così tanto tempo per la stesura di una nuova norma?

Potremmo anche girare la domanda e chiederci come fanno le norme SIA ad essere, non solo così snelle e pragmatiche, ma anche così ampiamente accettate e riconosciute. Le norme sono frutto di un immenso lavoro, svolto da professionisti che lavorano sul campo e che si mettono a disposizione della SIA a titolo onorifico, molti di essi addirittura senza esserne soci. Tuttavia, per trovare ampio sostegno nel settore e per dare alle persone coinvolte l’opportunità di esprimersi in materia, ci vuole il giusto tempo. Mi sembra comprensibile. Chi vuole costruire in modo innovativo, e parlo per esperienza diretta, è comunque libero di scegliere nuove soluzioni non ancora standardizzate. Se si affermano e si consolidano, forse in un secondo tempo anche tali soluzioni innovative si trasformeranno a loro volta in norme. A mio modo di vedere, le norme non rappresentano desideri o visioni, bensì rispecchiano tutto ciò che, negli anni, ha trovato conferma dimostrando la propria efficacia. Al contempo i documenti normativi non devono però impedirci di esplorare e sperimentare nuove vie. Le nostre norme sono insomma chiamate a regolamentare le esigenze fondamentali del settore, sempre all’insegna del motto «il meno possibile, ma tanto quanto necessario».

Finora quali sono stati gli episodi che più l’hanno riempita di soddisfazione, in questi primi mesi di presidenza?

Sicuramente ho apprezzato molto il fatto di poter scambiare idee e opinioni con varie persone, in diverse situazioni di vita e di lavoro. Penso che siano proprio le persone che contribuiscono, ciascuna a proprio modo, a promuovere una buona cultura della costruzione. Queste conversazioni sono state molto stimolanti, una vera e propria fonte di ispirazione. Diversi scambi li ho potuti intrattenere in francese, la lingua della mia infanzia. Anche questo è un aspetto che ho apprezzato molto.

Ci sono stati momenti particolarmente impegnativi o avvenimenti che l’hanno colta di sorpresa?

Impegnative in termini di tempo sono le trasferte attraverso la Svizzera, ma viaggiare non mi pesa assolutamente. Poi, certo, non è scontato riuscire a coordinare innumerevoli appuntamenti e soprattutto districarsi in una fitta moltitudine di nomi e organizzazioni che non mi sono ancora del tutto familiari. Un’altra bella sfida saranno anche i due appuntamenti più attesi del calendario SIA, mi riferisco al Forum e all’Assemblea dei delegati. Aspetto con impazienza entrambi gli eventi, ma al contempo l’idea mi mette un po’ di agitazione, in senso positivo, ben inteso. Fa parte della natura stessa della mia mansione saper gestire possibili imprevisti. Finora, tuttavia, non ci sono state particolari sorprese, insomma non mi sono imbattuto in nulla che fosse del tutto inaspettato.

Quali altre sfide si attende nei prossimi mesi?

Tra gli altri appuntamenti importanti ci sono le giornate tematiche sulla cultura della costruzione e l’economia circolare. A questi si aggiunge il mio esordio in seno a costruzionesvizzera, l’associazione mantello che rappresenta a Berna gli interessi del settore della costruzione e dove finora ha gentilmente continuato a partecipare, in veste di rappresentante SIA, il mio predecessore Stefan Cadosch.

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