«Nel­l'e­mer­gen­za non va di­men­ti­ca­ta la si­cu­rez­za del­le in­fra­st­rut­tu­re»

In tempo di crisi, poter contare su infrastrutture civili sicure diventa ancor più cruciale. In Italia il crollo del ponte sul Magra, avvenuto in pieno lockdown l'8 aprile 2020, ha rappresentato un'emergenza nell'emergenza. Come prevenire casi del genere? E come si può monitorare la sicurezza delle infrastrutture durante una crisi? Nel suo ruolo di direttore del Centro SISCON del Politecnico di Torino, punto di riferimento scientifico nella penisola per la sicurezza di infrastrutture e costruzioni, Bernardino Chiaia affronta quotidianamente queste domande. Nell'intervista ci parla di lavori svolti in stato di emergenza, dell'importanza del design for maintenance e di come è stato affrontato l'intervento a seguito del crollo del ponte sul Magra.

Publikationsdatum
07-05-2020
Valeria Gozzi
Assistente al corso di strutture all’AAM, Ing. PoliTO, Passera & Associati, redattrice «Archi»

Espazium Prof. Chiaia, Lei è professore di Scienza delle Costruzioni al Politecnico di Torino, ma anche direttore del centro SISCON (Safety of Infrastructures and Constructions). Come state lavorando in questo momento di emergenza sanitaria?
Bernardino Chiaia – Per quanto riguarda la didattica non c’è stata alcuna interruzione temporale. Il Politecnico di Torino è riuscito a mettere in piedi un sistema di formazione a distanza molto efficace e, devo dire, anche robusto, tenendo conto che abbiamo 35'000 studenti.
Per quanto riguarda la ricerca teorica, questa è stata portata avanti in modalità remota, mentre l’attività sperimentale nei laboratori chiusi, purtroppo, si è fermata del tutto. Si riparte il 4 maggio, con regole stringenti per la tutela sanitaria del personale.
Il centro SISCON, essendo dotato di un campo prove a cielo aperto, non è mai stato chiuso ma ha continuato a lavorare, pur con le dovute cautele dal punto di vista sanitario, senza particolari interruzioni o disagi.

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In Italia il lockdown è stato totale. Contestualmente alle problematiche legate al confinamento, vi siete trovati di fronte a un’emergenza nell’emergenza: parlo del crollo del ponte sul Magra per il quale lei è coinvolto come consulente di ANAS SpA (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade Statali). Data la difficile situazione, si è potuto e si possono tutt’ora svolgere in maniera efficace le attività di analisi necessarie?
Il ponte è crollato l’8 aprile e, vista l’urgenza, siamo riusciti a fare sopralluoghi subito con una autorizzazione da parte della Polizia Stradale in quanto incaricati da ANAS. Fino ad ora ci siamo limitati ad attività di tipo ispettivo: rilievi e rapporti fotografici che abbiamo condotto rispettando il protocollo di sicurezza.
Nonostante le complicanze legate all’emergenza sanitaria, grazie ad un ottimo lavoro dei vigili del fuoco e delle autorità locali siamo riusciti a svolgere la parte iniziale delle analisi in maniera efficace e sicura. Adesso stiamo organizzando le operazioni dirette sul ponte che includono indagini topografiche, laser scanner, misure fotogrammetriche e i prelievi dei materiali.
Grande attenzione richiederà indubbiamente la demolizione del manufatto che, non dimentichiamo, occupa l'alveo di un fiume piuttosto inquieto. Esso dovrà quindi essere rimosso entro l'autunno, quando si aspettano le piene maggiori.
È molto importante che questa seconda fase di operazioni venga fatta con un piano di sicurezza che tenga conto sia della criticità dell’attività in sé, sia, chiaramente, delle emergenze sanitarie, sperando che non vi sia un ritorno del lockdown.

Quanto è importante il monitoraggio e il controllo continuo della sicurezza delle infrastrutture esistenti?
Il crollo dell’agosto 2018 del Ponte Morandi è stato un punto di non ritorno per questa tematica, sebbene gli addetti ai lavori fossero a conoscenza, da almeno dieci anni, di collassi, a frequenza crescente, di infrastrutture (specie in cemento armato precompresso), che, in molti casi, si sono mostrate a fine vita.
È noto infatti che tutte le strutture hanno un tempo di vita utile. Per questo, l’attività di monitoraggio e controllo viene svolta già da diversi anni, sia dai gestori delle infrastrutture che da parte degli enti statali. Il punto è che probabilmente, alla luce degli eventi, questo controllo andrebbe fatto con criteri un po' diversi.
Io penso che non basti monitorare e ispezionare ma si debba tener conto ad esempio della robustezza delle strutture. Si dovrebbe analizzare con maggiore attenzione il degrado e soprattutto aumentare la sensibilità delle acquisizioni, per capire in maniera univoca, ed in tempo utile, quali siano i segnali deboli e i vizi occulti delle opere.
Dal mio punto di vista si tratta di un problema a monte: le infrastrutture in cemento armato ed in cemento armato precompresso, soprattutto in passato, non sono state progettate per la manutenzione, basti pensare che i cavi di precompressione, ad esempio, normalmente non sono visibili. Il cosiddetto design for maintenance, che nel settore dell’ingegneria meccanica esiste da almeno 60 anni, nell’ingegneria civile in passato non era utilizzato. Ritengo dunque che ci voglia una duplice attenzione: maggior controllo e nuovi criteri del monitoraggio contestualmente ad un approccio progettuale che, nelle nuove costruzioni, tenga conto fin dall'inizio della necessaria manutenibilità e ispezionabilità.

Tutto ciò ovviamente richiede un notevole investimento finanziario, non solo da parte dei centri di ricerca ma anche dei governi. Crede che la paventata crisi economica legata al Covid-19 distoglierà nuovamente l’attenzione da questo tema così importante?
L’investimento del Politecnico nel centro SISCON è stato indubbiamente molto importante. In tal senso il rettore prof. Guido Saracco è stato lungimirante investendo circa 3 milioni di euro e rendendo il centro, sin da subito, un importante riferimento scientifico su queste tematiche.
È noto come si stiano mettendo in campo notevoli risorse sul consolidamento del monitoraggio, non solo a livello nazionale ma internazionale. In Svizzera l’EMPA di Dübendorf si avvale di un centro di ricerche avanzato, in Germania almeno tre atenei hanno centri simili al SISCON, in Francia altrettanto.
L'operazione è partita bene; certamente paghiamo una debolezza finanziaria dei governi che, insieme alla ricchezza della rete infrastrutturale europea, farà sì che l’attività duri parecchi anni.
Al momento l’opinione pubblica è totalmente focalizzata sul problema Covid-19, se ci fa caso i giornali non hanno dato molta rilevanza all’evento del crollo del ponte sul Magra. Però non credo che il tema infrastrutturale verrà dimenticato.
Nonostante la situazione di emergenza sanitaria, devo dire che, per quanto riguarda la mia esperienza, le attività di monitoraggio nonché i cantieri di consolidamento sono andati avanti molto positivamente senza interruzioni o rallentamenti. Ritengo che in un paio di mesi la situazione in questo settore ritornerà pienamente alla normalità.

Intervista realizzata il 30 aprile

Il centro interdipartimentale SISCON del Politecnico di Torino

 

Il centro interdipartimentale SISCON nasce nel 2018 al Politecnico di Torino con lo scopo di dare una risposta univoca alla problematica della sicurezza delle infrastrutture e delle costruzioni. Le attività svolte riguardano il monitoraggio, il controllo e l’analisi delle strutture esistenti, non solo con uno scopo preventivo ed interpretativo, ma anche con l’intenzione di trarne un insegnamento per creare una nuova pratica progettuale ed esecutiva.

Le prerogative del centro sono tre. Innanzitutto, la multidisciplinarietà. Il centro supera la verticalità di competenze del singolo settore ingegneristico ma coniuga abilità estremamente variabili: dall’ingegneria civile alla chimica dei materiali (fondamentale per l’analisi del degrado) e alla trasportistica, fino all'elettronica e all’ingegneria gestionale per tutta la parte riguardante il monitoraggio, la gestione e la manutenzione. Il secondo aspetto importante è che il centro è in grado di effettuare prove su grandi strutture. Ciò è possibile grazie alle facilities all’esterno e alle strumentazioni portatili, che permettono di creare un campo prove ai piedi della struttura da analizzare. Superando il limite dei 10 metri legati al trasporto e alla movimentazione standard è possibile testare travi fino a 30-40 metri, conci di galleria ed elementi difficilmente gestibili in un classico laboratorio universitario. Il terzo aspetto è che il centro si avvale in maniera profonda dell'innovazione tecnologica utilizzando strumenti quali il controllo attivo, la sensoristica, la geodesia, l’analisi dei dati, l’intelligenza artificiale.

Questo approccio offre all'ingegneria civile, erroneamente considerata un mondo un po' antico e lento nelle innovazioni, nuove competenze e capacità interpretative che permettono di evidenziare in anticipo segnali deboli, difficilmente percepibili con le teorie classiche.

La cultura della costruzione di fronte all'emergenza Covid-19 – La parola ai professionisti

 

La crisi sanitaria ed economica che stiamo attraversando sta colpendo tutti i settori professionali, tra cui anche l'edilizia. Per valutarne l'impatto sulla cultura della costruzione, Espazium dà la parola ai professionisti del settore affinché testimonino di come hanno riorganizzato il proprio lavoro, di quali difficoltà abbiano incontrato e – poiché ogni crisi rivela i punti di forza ma anche le debolezze di un sistema – condividano con noi i loro pensieri sulla propria professione. Per non dimenticare, e nella speranza che queste testimonianze ci aiutino a riflettere così che, una volta sconfitto il virus, non tutto torni com'era prima.

 

I contributi di questo ciclo sono raccolti nel dossier digitale.

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