L’ar­chi­tet­tu­ra del­la ra­gio­ne

Aldo Rossi in mostra a Padova

Il Palazzo della Ragione di Padova, antica sede dei Tribunali cittadini, ospita fino al 29 settembre una ricca retrospettiva dedicata ad Aldo Rossi, presentando l’opera dell’architetto milanese attraverso un’articolata narrazione che accompagna il visitatore a scoprire trent’anni di studi sull’architettura e la città.

Data di pubblicazione
28-08-2019
Francesca Belloni
Architetto e docente, ricercatrice in Composizione architettonica e urbana presso il Dipartimento ABC del Politecnico di Milano

Non foss’altro per la particolare e fortunata consonanza tra l’oggetto della mostra e il luogo che la ospita, l’importante retrospettiva Aldo Rossi e la ragione. Architetture 1967-1997, inaugurata all’inizio di giugno al Palazzo della Ragione di Padova, merita certamente una visita. Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, realizzata dall’Associazione Culturale «Di Architettura» e curata da Cinzia Simioni e Alessandro Tognon con la collaborazione della Fondazione Aldo Rossi, la mostra rappresenta un’ottima occasione per riscoprire, a ventidue anni dalla morte, l’opera dell’architetto milanese, data anche l’eccezionale quantità di documenti originali che i curatori sono riusciti a raccogliere: ben centocinquanta tra disegni, modelli, dipinti e studi di progetto. Il percorso attraverso le trentasei architetture presenti in mostra è scandito da quattro stanze, all’interno delle quali vengono approfonditi altrettanti progetti, scelti tra i più iconici dell’intera opera rossiana, in modo che il visitatore possa ritrovare il fil rouge di questa straordinaria esperienza architettonica a partire da alcuni casi specifici. Il Cimitero di San Cataldo a Modena (1971-1978), il Teatro del Mondo a Venezia (1979), il Complesso «Il Palazzo» a Fukuoka (1987-1989) e il progetto di concorso per il Deutsches Historisches Museum di Berlino (1988) raccontano, nelle reciproche relazioni che tra essi intercorrono, quell’architettura della ragione a cui il titolo stesso della mostra allude.

Al di là infatti di quanto si possa pensare dell’opera di Aldo Rossi o di quanto la si possa ritenere attuale o meno, è certamente possibile affermare che il suo maggior contributo al dibattito architettonico contemporaneo risiede nell’influenza che le sue opere e i suoi scritti esercitano ancora oggi nella costruzione di uno sguardo sulla città e sulle architetture della storia, capaci, al di là del tempo e delle declinazioni particolari, di dar forma all’architettura della città. In questo senso la disposizione dei disegni di progetto, dei modelli e dei dipinti sotto la magnifica copertura a carena di nave rovesciata del Salone del Palazzo della Ragione di Padova amplifica il significato profondo che Rossi stesso attribuiva alle (sue) architetture urbane, il loro «valore – in qualche modo – spirituale», capace di rendere compresenti al discorso architettonico «l’individualità, il “locus”, il disegno e la memoria».

L’assenza di materiali fotografici a documentare le opere realizzate e la scelta dei curatori di raccontare l’esperienza rossiana unicamente attraverso disegni e modelli paiono dettate dalla volontà di mostrare i meccanismi del progetto e le modalità del suo compiersi, svolgendo un ragionamento esclusivamente architettonico e compositivo. A questo partecipa, secondo un principio di compresenza e alterità, l’architettura stessa dell’allestimento, disposto al centro del grande Salone, come un oggetto all’interno di una stanza, come uno di quei confessionali tanto cari a Rossi che «stanno all’interno dei grandi edifici». In questo modo al ciclo di affreschi trecenteschi alle pareti fanno eco i pezzi rossiani, l’ordine gigante dei modelli de «La Cupola» e de «La Conica» entra in risonanza con l’intero spazio e la sfera metallica con la bandierina di coronamento del Teatro del Mondo dialoga con il grande cavallo ligneo collocato sul fondo. Probabilmente un gioco di rimandi e frammenti che sarebbe piaciuto anche a Rossi per quella ogni volta inaspettata capacità che le cose hanno di istituire tra loro relazioni inattese: «Questa architettura ritrovata fa parte della nostra storia civile; ogni invenzione gratuita è allontanata, forma e funzione sono ormai identificate nell’oggetto, l’oggetto, sia parte della campagna o della città, è una relazione di cose; non esiste una purezza del disegno che non sia la ricomposizione di tutto questo e l’artista alla fine può scrivere come Walter Benjamin “Io però sono deformato dai nessi con tutto ciò che mi circonda”. L’emergere delle relazioni tra le cose, più che le cose stesse, pone sempre nuovi significati».

È forse in tal senso, a partire da quanto Rossi stesso scrive nell’Autobiografia scientifica, che andrebbe intesa la visita alla mostra seppur nel caldo di un pomeriggio di luglio, come la ricerca o anche solo la scoperta di ragioni e significati inattesi, da ritrovare nella trama complessa e articolata del lavoro rossiano, ove le ragioni teoriche si sommano agli assunti metodologici fino a collidere talvolta con le inflessioni della ricerca personale; non certo con la devozione degli allievi e neppure con il pregiudizio dei detrattori, ma con la disponibilità a scoprire le ragioni di una narrazione architettonica.

Dove e quando

Aldo Rossi e la ragione. Architetture 1967-1997

Salone del Palazzo della Ragione, Padova 

01.06.2019 – 29.09.2019

Aperto da martedì a domenica dalle 9 alle 19. 

Maggiori informazioni qui

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