As­tra­zione e so­lido prag­ma­tismo

Giancarlo Durisch si è spento il 19 febbraio

Giancarlo Durisch lascia un vuoto importante nell’architettura, e non solo ticinese. Le sue opere non sono numerose ma contengono sempre una lezione: rigore e chiarezza le caratterizzano.

Date de publication
26-06-2013
Revision
19-10-2015
Luca Ortelli
Architetto, professore al Politecnico Federale di Losanna

Da autentico virtuoso della geometria, Giancarlo Durisch pensava all’architettura come possibilità di rivelazione di un ordine che il mondo sembra inesorabilmente negare. I suoi edifici riuniscono sapientemente astrazione e solido pragmatismo. Elaborare le figure mitiche degli artisti che prediligeva dando loro i requisiti di una austera composizione spaziale era l’obiettivo principale del suo lavoro. In questo senso, due edifici segnano altrettanti punti di arrivo della sua ricerca: la casa in cui ha abitato e lavorato e la scuola media, entrambe a Riva San Vitale. Potremmo considerarle come strutture in cui risuonano gli echi del Battistero e del tempio di Santa Croce: figure perfette e astratte che hanno sfidato il tempo fino a diventare gli elementi più familiari di questo bellissimo luogo. Così, è possibile costruire geometrie immaginarie che collegano fra di loro Santa Croce, il Battistero, la Scuola media e la casa/studio, come elementi essenziali dell’equilibrio tra natura e artificio.

Le opere di Giancarlo Durisch sono severe e «difficili», senza concessioni e soprattutto senza traccia di autocompiacimento, e per queste stesse ragioni estremamente coraggiose. In uno scritto rivelatore, aveva illustrato il mondo al quale si ispirava. Il testo si articola intorno a sei opere di altrettanti artisti, ognuna delle quali contiene e rappresenta uno spunto problematico. Il dipinto di Klee fornisce l’occasione per riflettere sulla posizione dell’edificio, la scultura di Moore sul significato della casa. «Nella pittura di Lichtenstein è posto il problema del ricordo, della storia» e di seguito, riferendosi all’opera di De Maria, Durisch parla di forme significanti, utilizza Jensen per riflettere sul problema della misura e Le Witt per argomentare sul problema del costruire. La chiarezza con cui questi temi vengono trattati ricorda anche il suo impegno pedagogico, di molti anni, all’allora Scuola Tecnica di Trevano. Chi ha avuto la fortuna di averlo come insegnante non ne dimentica la lucidità. Sei temi fondamentali: quasi un programma, contemporaneamente estetico e morale. Perché Giancarlo Durisch è stato innanzitutto un uomo di provata rettitudine, proprio nel senso in cui Le Corbusier accomuna la poetica de l’angle droit a un’inequivocabile, necessaria postura morale.

 

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