Be­ne col­let­tivo: equi­li­brio tra in­ter­es­se pubb­li­co e pri­va­to

La giornata di studio "Aspettando la Biennale i2a 2020"

«Le nostre città sono il risultato di un delicato equilibrio tra interesse pubblico e privato; in un contesto di pensiero settorializzato e d’individualismo crescente, tutti gli attori del territorio hanno la responsabilità di impegnarsi in negoziati visionari per preservare l’interesse collettivo. Solo così le nostre città rimarranno desiderabili».

Ariane Widmer, co-curatrice dell’evento

Publikationsdatum
22-05-2019

Lo scorso venerdì 10 maggio si è svolta presso i2a – istituto internazionale di architettura una giornata di riflessione ad ampio raggio su un tema tanto caro all’istituto: il territorio o meglio la Cultura del territorio (Baukultur). Dopo le due precedenti edizioni della Biennale i2a del 2016 e del 2018, in cui si è discusso dei cambiamenti territoriali in Svizzera, Aspettando la Biennale i2a 2020 è stato uno spunto di riflessione, un incontro tra le diverse discipline che con i loro principali attori – dall’architetto al politologo, dall’economista allo storico dell’architettura – hanno dialogato con sguardi incrociati sulle sinergie tra pubblico e privato. Quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per innescare i processi di partenariato pubblico privato?

Durante la giornata di studio sono state presentate tre differenti storie di successo provenienti dalle tre regioni svizzere, dove pubblico e privato scambiano le proprie conoscenze per un risultato che soddisfa pienamente tutte le parti coinvolte: la qualità interessa e riguarda tutti. 

Alcuni momenti di riflessione hanno accompagnato i tre casi studio. La politologa Maarit Stroebele ha spiegato il significato di partenariato pubblico privato facendo un excursus storico illustrato da alcuni casi, come quello di via Garibaldi a Genova dove attorno al 1500 le famiglie ricche hanno avviato il processo di una trasformazione urbana in una zona malfamata della città, oppure la ferrovia del Gottardo, sviluppata con lo Stato e con il capitale di investitori privati; tutti esempi virtuosi di come il denaro privato sia stato impiegato per l’interesse pubblico, pur avendo un tornaconto economico. L’architetto paesaggista Sophie Ambroise ha raccontato come con un piccolo gesto collettivo ci si possa riappropriare dello spazio pubblico (deasphalting) o contaminarlo (ma rue en fleurs) o ridisegnarlo (ad esempio con uno specchio sulla montagna per portare luce in una piazza), e se ci si sente partecipi di questo processo ci si prenderà cura dello spazio come se fosse proprio. Mentre Nicolas Pham, architetto e professore HEPIA e Versailles, ci parla della Parigi di Haussmann come risultato dell'emergere di una nuova classe sociale: finanziata dal settore privato, era per la borghesia un luogo di rappresentanza, ed oggi rimane un luogo di condivisione per eccellenza.

Il primo caso studio esposto è stato quello dello sviluppo di un nuovo quartiere a Thônex, nel Canton Ginevra. A parlare Yannos Ioannides, membro della direzione generale di CI Conseils (promotore), e l’architetto Jean-Paul Jaccaud dello studio Jaccaud Spicher Architectes Associés, uno dei 4 studi selezionati per sviluppare gli edifici della prima “Pièce Urbaine”.

Il terreno di progetto, circa 38 ettari, appartiene al promotore privato, al Canton Ginevra e al comune di Thônex. I privati hanno indetto un mandato di studio in parallelo, con una giuria multidisciplinare e cinque gruppi di lavoro. Al termine di questo processo, il team capitanato dall’Atelier Bonnet è stato scelto per redigere il Piano di quartiere in grado di ospitare circa 670 abitazioni, un edificio amministrativo, commerci e altre attività. Il 50% del territorio diventerà pubblico.

Il secondo caso studio è quello dello sviluppo e riqualifica del comparto ex-macello e ex-gas a Locarno, un terreno di circa 4 ettari, di proprietà della città e di una farmaceutica. Il Municipio ha deciso di avvalersi della procedura dei mandati di studio in parallelo. Tra le cinque proposte, a convincere la giuria è stata quella del gruppo di progettazione Inches Geleta Architetti Sagl di Locarno, LAND Suisse Sagl di Lugano, Urbass fgm di Manno e lo Studio di ingegneria Francesco Allievi di Ascona.

Il terzo caso studio è quello dell’Areal Industriestrasse a Lucerna con il progetto Mon Oncle di Rolf Mühlethaler e Christoph Schläppi, dove l’intero processo è partito dai cittadini.

Sono stati proposti tre casi studio con dinamiche molto diverse tra di loro: nel primo caso il pubblico si affida al privato per sviluppare il progetto; nel secondo il pubblico sviluppa il progetto ma non ha ancora il promotore; e nel terzo è la collettività ad iniziare il processo.

Dei vari metodi di approccio, l’importante è che al centro ci sia l’uomo: deve essere un progetto della e per la collettività. È una questione di responsabilità etica: i valori non hanno prezzo e la qualità è uno strumento economico. Nella mediazione tutti sono importanti e il conflitto è positivo per crescere. Bisogna condividere una visione che diventi un’opportunità per creare qualcosa di nuovo.

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