Spa­zio so­no­ro

Inserito fin dal 1999 nel piano di studi dell’Accademia di architettura di Mendrisio e dunque nell’ampio, oltre che ambizioso e originale, progetto di formazione del futuro, nuovo architetto, il corso Spazio sonoro ha contribuito fin qui a delineare e rafforzare un’impostazione multidisciplinare aperta non solo alle materie umanistiche ma più in generale al vasto universo dei linguaggi più aggiornati della comunicazione e delle arti visive e plastiche, del cinema, del teatro, naturalmente della musica.

Data di pubblicazione
09-04-2018
Revision
09-04-2018
Roberto Favaro
Musicologo, docente di Spazio sonoro presso l’Accademia di architettura di Mendrisio

Prima, sostanziale missione del corso è infatti quella di fornire agli studenti un arricchimento culturale in grado di informarli sulle caratteristiche basilari del linguaggio musicale e soprattutto su quelle coordinate estetiche della storia della musica che più direttamente possono intercettare i percorsi di sviluppo storico e i processi di trasformazione dei linguaggi architettonici o delle arti visive in generale. Da questo punto di vista, che è nevralgico nel quadro generale del progetto formativo dell’Accademia di Mendrisio, lo studente può accedere a una conoscenza diretta, dunque concretamente uditiva e di ascolto, dei linguaggi musicali delle varie epoche o in particolare delle avanguardie che a partire dagli inizi del Novecento non solo hanno operato le più profonde e radicali trasformazioni compositive, ma in molti casi hanno attivato canali di scambio, discussione o perfino esplicita collaborazione con gli universi delle arti e della stessa architettura. L’obiettivo, a questo livello del corso, è chiaro: arricchire l’orizzonte conoscitivo dello studente consentendogli di percepire la complessità organica dei processi culturali e le strette relazioni tra i mondi della creatività e del pensiero.

Finalizzato a questo primo obiettivo è l’approfondimento di una serie di temi, autori, movimenti che più di altri aprono prospettive di dialogo della musica con il mondo visivo e plastico: in particolare le avanguardie storiche e le neo-avanguardie del secondo Novecento, il minimalismo, l’alea, il concretismo, il serialismo, il rumore, il silenzio, il colore, le forme musicali, e poi il tempo inteso come superfice di spazio instabile su cui unicamente si può immaginare un discorso sul sonoro nello spazio. Lo studente ha così anche la possibilità di verificare le «corrispondenze» linguistiche, gli abbinamenti cronologici, gli accostamenti estetici tra movimenti artistici affini, rinviando di volta in volta al confronto tra i diversi orizzonti delle arti, dell’architettura e della musica.

Oltre a ciò, tuttavia, il corso Spazio sonoro ha l’obiettivo più ambizioso di stimolare un’educazione all’ascolto portando le orecchie del futuro architetto a sviluppare in modo del tutto nuovo una particolare sensibilità e attenzione uditiva. Centrale per il corso è infatti una costante esercitazione di ascolto che partendo dai tradizionali ambiti della musica si spinge però a inglobare l’intero universo di suoni che ci circonda. Il tema del paesaggio sonoro, inteso come inesauribile e impermanente colonna sonora in cui viviamo, offre allora lo spunto per una serie di esercitazioni pratiche, di «passeggiate sonore», in cui la percezione di ogni più minima presenza sonora intorno a noi viene ricondotta a un’esperienza conoscitiva che riguarda la voce delle cose, della natura, degli individui, della coscienza, dei manufatti architettonici, degli agglomerati urbani.

Nel corso di alcune uscite di gruppo, gli studenti sono invitati a riconoscere e a catalogare tutti i suoni percepiti fuori e dentro di sé, la loro scansione ritmica e temporale, la loro frequenza e il loro registro, l’intensità, il timbro, la posizione e il movimento nello spazio, i suoni più lontani e quelli più vicini, le stratificazioni polifoniche, la presenza e la qualità del silenzio. Inoltre, viene chiesto di restituire visivamente, grazie a diversi possibili criteri di segno, colore e raffigurazione, l’insieme del paesaggio ascoltato. Ancora, gli studenti penetrano nella materia sonora ascoltata qualificandone le potenzialità drammaturgiche e segnalando i suoni più belli, emozionanti, brutti, sgradevoli, suggestivi ecc., tra quelli ascoltati, immaginando di farne la materia per una vera e propria drammaturgia per immagini, suoni e parole.

Già da quanto detto, si capisce che il futuro architetto è insomma spinto a raggiungere la consapevolezza della quantità e della qualità di suoni che ci circonda e la convinzione che il paesaggio sonoro sia, al pari di quello fisico, un paesaggio progettabile, modificabile, migliorabile. Ecco dunque che il corso Spazio sonoro si allarga a considerare la voce delle cose e dell’architettura come terreno più esteso di una progettualità che deve coinvolgere altri sensi oltre a quello della vista. Alla base dell’impostazione di questo corso vi è infatti, in particolare, la convinzione che l’architettura necessiti oggi di un approccio che oltre a consentirle di interagire dialogicamente con le molte discipline interrelate, le permetta anche di immaginare e valorizzare le valenze polisensoriali del progetto: organizzare lo spazio implica insomma non solo agire sulle volumetrie ma anche interrogarsi sulle ricadute o sulle potenzialità visive, tattili, atmosferiche, evidentemente anche sonore e musicali di un manufatto o di un paesaggio costruito. Tra i diversi temi del corso e dunque tra i diversi modi di intendere il rapporto tra musica e architettura, non a caso, vi è quello della casa sonora, dell’edificio che concretamente risuona, nei muri, negli impianti, nel rapporto con l’esterno, di una propria materia fonica, di una propria voce udibile, come esemplificato dai diversi casi analizzati da Fallingwater di Frank Lloyd Wright alle Terme di Vals di Peter Zumthor.

Il corso mira insomma a considerare il tema Spazio sonoro come detonatore di una serie di tracciati che nella loro molteplicità di approcci e di direzioni mostrano l’utilità, per l’architetto di oggi e del futuro, di una formazione musicale e sonora oltre il limite della pur utile conoscenza delle leggi della fisica acustica. L’obiettivo del corso si spinge allora a considerare le complicità, i riflessi, le analogie, le interrelazioni linguistiche e sensoriali tra musica e architettura ben disposte a mescolare sguardo e udito fino alla suggestione sinestetica di un vedere con l’orecchio e un ascoltare con l’occhio. Lo stesso titolo del corso, per la sua natura evidentemente polisemica e dialogica, esplicita queste ampie intenzioni formative: spazio sonoro è un luogo (auditorium, casa, città?) che fisicamente risuona, a seconda dei casi, perché ospita uno strumento o perché riverbera una propria voce personale; spazio sonoro è un edificio la cui forma rinvia a una musicalità per l’occhio, richiamando l’idea di «musica pietrificata» suggerita da Goethe; spazio sonoro è un’architettura virtuale, costruita dai suoni, fatta immaginare dalla musica; spazio sonoro è l’edificio di suoni modellato dal compositore, spazio sonoro è, a Mendrisio, anche l’angolo speciale che la musica si è ritagliata in questi anni, il contesto didatticamente riconoscibile in cui si ascolta, in cui si parla di musica.

La vocazione dialogica di musica e architettura ha trovato così terreno fertile a Mendrisio e si è potuta evolvere nel corso di questi anni maturando percorsi e temi, questioni e prospettive: il corso insegna che progettare una casa, una città, un oggetto plastico, significa anche immaginarne, prevederne, modellarne o liberarne il suono, l’impatto acustico, la presenza fonica, infine anche la natura drammaticamente musicale; significa portare nella realtà e nel mondo qualcosa che anche sul piano acustico ancora non esiste, colmando un vuoto, aprendo qualche ferita, comunicando una certa espressione e imponendo un volume che non è di sola forma visibile e solida ma anche di sonorità concretamente udibile. Il lavoro si spinge allora a conoscere il suono dei materiali e a immaginare il progetto di sculture sonore, sull’esempio di due grandi maestri che sono stati ospiti del corso Spazio sonoro: il compianto scultore sardo Pinuccio Sciola, con le sue celebri Pietre sonore, e il pioniere della Sound Art, il musicista statunitense Bill Fontana, a presentare le sue famose installazioni sonore. La prospettiva ultima del corso, allora, è quella di spingere gli studenti a realizzare propri progetti di sound design, di sound art, di scultura sonora, di architettura sonante, di musica «architettonizzata», per mettere in luce le tante direzioni ed esplorazioni che da qui si possono ancora intraprendere.

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