La stra­da per Chias­so: l'a­si­lo di Flo­ra Ru­chat-Ron­ca­ti (1960-64)

In questa tappa di Fondamenta, il discorso si sposta sulla nozione di “standard” come principio generativo dell’architettura. Il saggio intreccia le riflessioni di Le Corbusier con il progetto del Kindergarten di Chiasso di Flora Ruchat, seguendo una traiettoria che dal pensiero teorico si traduce in costruzione concreta. Nella ripetizione e nella misura, il Moderno trova qui un terreno fertile di continuità e trasformazione.

Data di pubblicazione
22-10-2025

La strada per raggiungere il Kindergarten di Chiasso, progettato da Flora Ruchat nel 1960, terminato nel 1964 con la collaborazione di Antonio Antorini e Francesco Pozzi, parte dal cantone di Neuchâtel; precisamente da Le Chaux-de-Fonds, da cui Charles-Eduard Jeanneret prende la via di un viaggio di studio, che ritiene essere fondamentale per la propria formazione: di architetto? Ancora non lo sa. Nel 1907, quando egli vede la Certosa di Ema, parole come <<Art and Craft», ornamento e decorazione, artigianato e tecnica, hanno appena cominciato ad infiammare il dibattito sulle arti in tutta Europa; nella Certosa trova «(...) un modello di perfetta armonizzazione tra la vita privata (ogni monaco ha la propria cella dove ritirarsi a studiare) e la vita sociale che la collettività conduce nelle altre parti del complesso»²: la via partita dallo Jura, regione franco-sveva, passa per la Toscana.
Se la seguiamo con pazienza, essa ci porta a Parigi, dove nel 1920 cominciano ad apparire, a firma Le Corbusier, articoli, scritti, progetti che hanno la forza di manifesti di avanguardia; vengono raccolti in seguito (1923) in un libro che ha il titolo di Vers une Architecture, dove troviamo scritto: «Bisogna puntare alla standardizzazione per affrontare il problema della perfezione. Il Partenone è un prodotto di selezione applicato a uno standard. L'architettura agisce sugli standard. Gli standard sono un fatto di logica, di analisi, di studio scrupoloso; si stabiliscono a partire da un problema ben posto. La sperimentazione fissa definitivamente lo standard»³. Nel 1925 la «Esposizione internazionale di arti decorative>> fornisce l'occasione per una verifica architettonica in scala reale di queste parole: è il progetto del padiglione dello Esprit Noveau, che realizza, non senza difficoltà, una cellula del progetto, rimasto sulla carta, dello Immeubles villas, 1922. Si trattava di un progetto, uno dei tanti del xx secolo, che cerca di quadrare il cerchio tra grande numero (di alloggi, di persone, di metri cubi) e qualità (degli spazi, della misura, della tecnica costruttiva) attraverso la ripetizione.
Proviamo a guardare la strada percorsa: poteva sembrare lineare, mentre solo ora ci rendiamo conto delle curve, del risvoltare della via o delle possibili deviazioni. Una strada ci porterebbe, a ritroso, verso la città-giardino inglese, mentre le curve percorse indugiano attorno ai quartieri residenziali della Cité Industrielle di Garnier. Poco oltre, Pessac, dove l'organizzazione di parte del quartiere sperimentale Frugès si basa sullo stesso modulo che abbiamo già incontrato sulla via.
A questo punto la direzione principale porta lontano, ma non ci interessa seguirla. Lo standard, nel suo significato letterale di «stendardo», bandiera, si disperde in mille direzioni; non sempre chi lo raccoglie ha la forza per sostenerne il peso o per portarlo con convinzione che non sia fanatismo.
Una di queste direzioni è quella che ci porta in Ticino; sulle condizioni ideali perché la strada sia spianata, e possa così restare se stessa pur cambiando direzione o raggio di curvatura, seguendo l'andamento orografico o cozzando violentemente contro di esso, già si è diffuso Roberto Masiero, su pagine ancora fresche di stampa di questa rivista¹. Siamo arrivati alla frontiera. Non vi è che da chiedere «asilo». Meglio «Kindergarten»: se devono essere poche parole, che siano precise. «Giardino dei bambini», allora. Imparare poche, semplici cose. La pianta. «La varietà e il preludio della monotonia. Se vuoi evitarla, ripeti il tuo elemento»³: I prospetti: «I ricchi e i potenti non amano la ripetizione; essa è lo strumento dei semplici. Spesso noi crediamo che insistendo nella ripetizione si ottenga un effetto di povertà; ma non è detto che sia così; la ripetizione produce in certi casi un'impressione forte e ricca...». L'inserimento nel luogo. «La natura è un fatto esterno all'uomo, è molteplice, diffusa, generalmente inafferrabile. L'uomo ha bisogno di sistemi conformi alla sua condizione, di limiti innanzitutto, di misure, di ordine. Del resto cos'altro fa l'uomo se non creare? Non sa fare se non cose artificiali. È l'asilo che ci offre Flora Ruchat. La incontriamo proprio sulla via che porta al terreno dove sorgerà l'edificio. Ha poco più di vent'anni, ha vinto un concorso e, forse perché porta la sua bambina in cantiere, ha in testa poche, semplici cose. Ci accompagna gentilmente anche a vedere il Centro Scolastico di Riva S. Vitale, tanto la strada da percorrere è poca: è lì che ci aspettano altri amici di Flora, Aurelio Galfetti e Ivo Trümpy. Anche concettualmente non siamo molto distanti: il modulo nella scuola primaria, la ripetizione nell'asilo, il volume esatto, in piena luce, della palestra; il che ci farebbe fare una deviazione verso Monte Carasso.9 Ma ecco che così abbiamo ripreso la strada per lo Jura. Treno o macchina, poco importa.10
 

Note
1. Sulla formazione giovanile di Le Corbusier, si vedano almeno due testi: uno ormai classico e un secondo meno noto ma fondamentale per comprendere le differenti tematiche che si sovrappongono in questo periodo nell'attività frenetica del Maestro del Movimento Moderno; F. Tentori, Vita e opere di Le Corbusier, Laterza, Roma-Bari 1979; L. M. Colli, Arte, artigianato e tecnica nella poetica di Le Corbusier, Laterza, Roma-Bari, 1981.
2. F. Tentori, op. cit.
3. Le Corbusier, Vers une Architecture, trad. it.: Verso una architettura, (a cura di P. L. Nicolin, P. L. Cerri), Longanesi, Milano 1986, pag. 103.
4. R. Masiero, Laboratorio Ticino 2000, in: «Archi», n. 5, ottobre 2000.
5. È uno degli Aforismi di Luigi Snozzi.
6. H. Tessenow, Hausbau und dergleichen, 1916, trad it: Osservazioni elementari sul costruire, (a cura di G. Grassi), Franco Angeli, Milano 1987, pag. 97.
7. Ozenfant e Jeanneret, Nature et Création, 1923, riportato in: L. M. Colli, op., cit., pag. 26.
8. Il progetto e la realizzazione del Centro Scolastico di Riva S. Vitale si protrae dal 1962 al 1974: vede la collaborazione, oltre che di Galfetti e Trümpy, di Aurelio Bianchini e Reto Moresi. Si compone di Scuola Primaria, Asilo e Palestra.
9. Mi sembra evidente la parentela tra la palestra di Riva S. Vitale e quella progettata e realizzata da Snozzi a Monte Carasso. Il riferimento alla definizione Lecorbuseriana dell'architettura è intenzionale.
10. Per i progetti della «Transjurane» e dello «Alptransit», di cui Flora Ruchat è consulente, vedi il volume: AA.VV. Flora Ruchat-Roncatti, (catalogo della mostra), gta, Zurich 1998. Esso contiene contributi preziosi per chi volesse approfondire alcuni temi qui modestamente solo accennati.

FONDAMENTA 

 

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L'articolo è stato tratto da Archi 06|2000, Chiasso, ai confini della città.

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