Io so­no ac­qua: Pao­la Vi­ganò al Pa­digli­o­ne Svi­z­ze­ro al­la Bi­en­na­le Ar­chi­tet­tu­ra di Ve­ne­zia 2027

Nel 2027 il Padiglione svizzero guarda all’acqua come soggetto e forza progettuale. Con Je suis eau, Paola Viganò intreccia paesaggio, diritto e biopolitica, seguendo il percorso dell’acqua dalle Alpi al rubinetto.

Publikationsdatum
01-04-2026

Nel 2027, il padiglione svizzero accoglierà il paesaggio – o almeno, così si vorrebbe dire. Sarà Paola Viganò (1961) a dirigere il team dei curatori. Architetta e urbanista, vincitrice del Grand Prix français de l’urbanisme 2013 e del Premio Schelling 2022, Viganò ha contribuito ai piani direttori e all’elaborazione di visioni urbanistiche e paesaggistiche di diverse città europee. Nata a pochi passi dal Ticino, professoressa allo IUAV Venezia, possiede uno sguardo molto informato sulla Svizzera, su entrambi i versanti dell’arco alpino: a Lugano, dove il suo studio (Studio Paola Viganò) ha redatto il piano direttore (PdCom Lugano); a Ginevra, dove dirige uno dei quattro team impegnati nella Visione territoriale transfrontaliera; e naturalmente nella regione losannese, dove guida il laboratorio LAB-U dell’EPFL (e, dal 2022, anche l’Habitat Research Center).

Il titolo evocativo Je suis eau si inserisce evidentemente nella narrazione della Svizzera come “castello d’acqua” d’Europa. Tuttavia, l’elemento sarà affrontato «sia come soggetto, entità giuridica e forza formatrice nei nostri spazi di vita, e non soltanto come risorsa». L’idea prosegue la lettura biopolitica della pianificazione territoriale che Viganò sviluppa da alcuni anni. Architettura e urbanistica agiscono come «una mediazione tra i corpi, gli individui, le popolazioni e le diverse forme di potere», scrive in Il giardino biopolitico (Mētis Presses, 2023). In sintesi, ogni decisione progettuale ha ripercussioni fino ai nostri corpi.

L’installazione Je suis eau inviterà a seguire il percorso di questo elemento nel paesaggio svizzero, dalle cime alpine fino al rubinetto, passando per dighe, fiumi e corsi d’acqua sotterranei delle città svizzere. Il percorso combinerà installazioni artistiche, riflessioni ecologiche e concetti tecnici, giuridici e scientifici. L’installazione punterà inoltre a una sperimentazione in situ, contribuendo a ristabilire una connessione evidente, ma spesso perduta, tra l’acqua piovana e il suolo.

Al seguente link è possibile consultare il sito ufficiale di prohelvetia e il comunicato ufficiale. 

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