So­li­da­rie­tà a Hei­di Le­vi­ne, fo­to­re­por­ter ag­gre­di­ta in Ci­sgior­da­nia

La redazione di espazium quaderni esprime vicinanza a Heidi Levine, fotoreporter aggredita in Cisgiordania e autrice della copertina di Città sospese | Waiting Cities.

Data di pubblicazione
20-10-2026

english version below 

La redazione di espazium quaderni desidera esprimere la propria vicinanza a Heidi Levine, fotoreporter statunitense gravemente aggredita da alcuni coloni israeliani venerdì scorso nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah, in Cisgiordania, mentre documentava la raccolta stagionale delle olive da parte della popolazione palestinese.

Da oltre quarant’anni Levine racconta il conflitto israelo-palestinese sul campo, con reportage e dossier fotografici più volte premiati. Collabora con il Washington Post ed è l’autrice della fotografia in copertina del quarto numero di espazium quaderni, Città sospese | Waiting Cities.
La nostra rivista nasce per offrire al pubblico un’informazione capace di spaziare dalla dimensione locale a quella internazionale, con la cultura del progetto e della costruzione come denominatore comune. Crediamo nella forza dell’informazione e dell’impegno condiviso, capaci di generare sinergie interdisciplinari e di promuovere un dibattito libero, aperto e consapevole. 
Per questo il nostro pensiero va anche al ricordo della preziosa collaborazione con Heidi Levine durante la preparazione del numero: uno scambio vivace e fecondo, in cui il suo sguardo ha saputo inquadrare, contestualizzare e rendere evidente l’importanza di un dibattito sul tema che lo ha ispirato.

Ci auguriamo che possa presto tornare a svolgere la sua professione e a offrire il suo contributo al mondo dell’informazione. La sua vicenda ci ricorda ogni giorno quanto sia fondamentale difendere la libertà di stampa, di espressione e la capacità di guardare al presente con spirito critico e, per quanto possibile, obiettivo. 

Secondo i dati pubblicati  il 1 gennaio 2026 da Yesh Din, un'organizzazione israeliana per i diritti umani, negli ultimi vent'anni il 93.6 % delle indagini sui crimini commessi da coloni israeliani contro i palestinesi si è concluso senza incriminazione: ci auguriamo che la giustizia possa invece fare il suo corso. 

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The editorial team of espazium quaderni wishes to express its closeness to Heidi Levine, an American photojournalist who was seriously attacked by Israeli settlers last Friday in the village of Abu Falah, north of Ramallah, in the West Bank, while she was documenting the seasonal olive harvest by the Palestinian population.

For more than forty years, Levine has covered the Israeli-Palestinian conflict on the ground, with award-winning reports and photographic dossiers. She works with the Washington Post and is the author of the cover photograph of the fourth issue of espazium quaderni, Città sospese | Waiting Cities. Our magazine was founded to offer its readers news coverage that ranges from the local to the international, with the culture of design and construction as a common denominator. We believe in the power of information and shared commitment, capable of generating interdisciplinary synergies and promoting a free, open and informed debate.

For this reason, our thoughts also go back to our valuable collaboration with Heidi Levine during the preparation of the issue: a lively and fruitful exchange, in which her gaze was able to frame, contextualize and highlight the importance of a debate on the theme that inspired it.

We hope she can soon return to her profession and continue to contribute to the world of journalism. Her story reminds us every day how essential it is to defend freedom of the press, freedom of expression, and the ability to look at the present with a critical and, as far as possible, objective eye. According to data published on 1 January 2026 by Yesh Din, an Israeli human rights organization, over the past twenty years 93.6% of investigations into crimes committed by Israeli settlers against Palestinians have closed without indictment. We hope that justice will instead take its course.