Gi­ra­re in ton­do ... e ado­rar­lo!

Data di pubblicazione
17-04-2026

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Il settore delle costruzioni si trova di fronte a un’urgenza senza precedenti: reinventarsi. Con i cambiamenti climatici, la scarsità di risorse e le sfide della circolarità al centro dell’agenda, Holcim (Schweiz) AG dimostra come innovazione, collaborazione e pensiero sistemico possano ridefinire i materiali da costruzione e le pratiche edilizie verso un futuro a emissioni nette zero.

Il futuro del settore sarà circolare – o non esisterà affatto. L’industria delle costruzioni svizzera letteralmente muove montagne: settanta milioni di tonnellate di materiale vengono estratte e lavorate ogni anno, e circa la stessa quantità diventa rifiuto.1 Il calcestruzzo domina il flusso dei prodotti, rappresentando la nostra sfida più grande e la nostra più grande opportunità.

Cambiamenti climatici e scarsità di risorse hanno spinto il settore al limite. Cemento e calcestruzzo rappresentano circa il 5 % delle emissioni di CO2 della Svizzera, mentre il tasso complessivo di circolarità del Paese resta sotto il 7 %.2 Questi dati definiscono il compito da affrontare: ridurre le emissioni di CO2 del 50 % entro il 2030 e raggiungere il ­net-zero entro il 2050 – senza rallentare il ritmo delle edificazioni né dell’innovazione.

In Holcim (Schweiz) abbiamo appreso che la circolarità non è un’attività isolata, ma un sistema che deve attraversare l’intera catena del valore: dall’impianto di trattamento dei rifiuti, alla progettazione dell’edificio, fino allo smontaggio dei componenti a fine vita e al reinserimento dei materiali nel ciclo produttivo. Oggi, trattiamo già circa 4.8 milioni di tonnellate di materiali di scarto ogni anno - dai materiali e combustibili alternativi agli aggregati riciclati - e riportiamo sul mercato circa nove milioni di tonnellate di materiali da costruzione. Ogni tonnellata rappresenta un passo verso la chiusura del ciclo.

Ma il progresso tecnico in fabbrica è solo l’inizio. La vera frontiera si trova oltre il cancello dell’impianto: nel modo in cui i materiali vengono impiegati, progettati e valorizzati. Il carbonio incorporato nel calcestruzzo dipende non solo dalla sua composizione, ma anche da quanto architetti e ingegneri sfruttano il suo pieno potenziale strutturale. Come osserva il Prof. Dr. Walter Kaufmann del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ), «fino al 75 % del calcestruzzo nei solai non è strutturalmente necessario». Questa affermazione apre la strada 
a un’alleanza potente tra materiali intelligenti e progettazione intelligente. Sistemi emergenti, come il Rippmann Floor System presso l’unità di ricerca NEST HiLo dei Laboratori Federali Svizzeri di Scienza e Tecnologia dei Materiali (EMPA), dimostrano che solai a volte non armati e a bassa resistenza possono ridurre l’uso di materiali del 50-70 % e l’impronta di CO2 del 70-85 %, senza compromettere le prestazioni.3 Allo stesso modo, il Carbon Prestressed Concrete (CPC), pre­sentato nell’Innovationslabor Grüze di Winterthur, consente fino al 75 % di risparmio di materiali e dimezza il carbonio incorporato rispetto alla costruzione standard; combinato con il design modulare e la possibilità di riutilizzo degli elementi CPC, apre nuovi modelli di progettazione e business, come il noleggio operativo.4

Il successo duraturo si ottiene solo attraverso la collaborazione lungo l’intera catena del valore. Holcim lavora quindi a stretto contatto con partner di tutto l’ecosistema: dalle start-up innovative come CPC SA e Vaulted SA, alle aziende consolidate di costruzione e ingegneria, fino alle principali istituzioni accademiche come il Politecnico federale di Losanna (EPFL), ETHZ e i Laboratori Federali Svizzeri di Scienza e Tecnologia dei Materiali (EMPA). Queste collaborazioni connettono le performance industriali con la creatività architettonica, rendendo la circolarità sia scalabile sia ispirante.

Il contributo di Holcim a queste innovazioni spazia dai leganti a basso contenuto di carbonio, come ECOPlanet e la famiglia di prodotti ECOPact, fino a collaborazioni che uniscono start-up, università, aziende familiari e multinazionali. La circolarità diventa concreta quando le prestazioni industriali incontrano la curiosità architettonica e ingegneristica – quando la chimica del cemento e il design strutturale parlano un linguaggio comune.

La trasformazione del settore edile richiederà non solo nuovi prodotti, ma anche nuovi partenariati, mentalità e parametri di riferimento. Il nostro successo non sarà più misurato solo in tonnellate vendute, ma in tonnellate riutilizzate, emissioni evitate e cicli di vita estesi. Girare in cerchio non è segno di smarrimento; è la dimostrazione di aver trovato il percorso che riporta all’inizio – ancora e ancora, con meno sprechi e maggiore saggezza.

Note

  1. «MatCH – Material- and energy resources and associated environmental impacts in Switzerland» EMPA, St. Gallen, https://www.empa.ch/web/s506/care-project-match.
  2. «I.e. the circularity metric as defined for all good consumed in Switzerland by the Circularity Gap Report Switzerland», Version 1.0 (2023), 
    https://www.circularity-gap.world/switzerland.
  3. Bhooshan, Shajay, Alessandro Dell’Endice, Ranaudo, Francesco, Tom Van Mele, & Philippe Block. «Unreinforced concrete masonry for circular construction», Springer nature, Vol. 3, 7, (2024) https://brg.ethz.ch/publications/214; https://brg.ethz.ch/publications/260
  4. Lutz, Rebecca, Josef Kurath, Christian Lowiner, & Michèle Bühler. «Entwicklung eines hochbelast­baren, korrosionsfreien Verbindungssystems für tragende Bauten in CPC», Ernst & Sohn GmbH, Berlin; Modulor 4 (2024) «Architektur und Innovation» https://cpcag.ch/wp-content/uploads/SD-best0624_CPC_sec.pdf, 12-15