Blat­ten: co­sa ci in­se­gna la ca­ta­stro­fe?

Analisi di un evento eccezionale nel Lötschental (VS)

Il 28 maggio 2025 il ghiacciaio Birchgletscher si è collassato, seppellendo il villaggio di Blatten sotto roccia e ghiaccio. Philippe Morel racconta come la ricerca stia trasformando questa catastrofe in strumenti di prevenzione per i rischi naturali del futuro.

Data di pubblicazione
25-08-2026

La sequenza degli eventi è ormai ricostruita. Nei giorni precedenti al crollo, una serie di frane dal Kleines Nesthorn aveva accumulato oltre 7 milioni di m³ di detriti sulla superficie del Birchgletscher. Il peso aggiuntivo ha accelerato il ghiacciaio fino alla rottura: circa 2,9 milioni di m³ di ghiaccio e 6,4 milioni di m³ di roccia e detriti si sono riversati nella valle, percorrendo 1200 m di dislivello in una quarantina di secondi a circa 200 km/h. L'energia sprigionata avrebbe fatto fondere fino a un milione di tonnellate di ghiaccio.

Sul fronte scientifico, il dibattito è aperto. I glaciologi dell'ETH Zurigo puntano sul peso eccezionale dei detriti come causa principale dell'accelerazione del ghiacciaio. I geomorfologi, tra cui Ludovic Ravanel del CNRS e Christophe Lambiel dell'Università di Losanna, indicano la degradazione del permafrost come fattore scatenante delle frane iniziali dal Kleines Nesthorn — un'ipotesi supportata da una serie di indizi convergenti, ma che richiede ancora dati di campo per essere confermata.

Sul fronte della prevenzione, l'evento rivela sia i limiti che le potenzialità degli strumenti esistenti. Le mappe di pericolo nazionali non contemplano la combinazione di processi diversi — frana e rottura di ghiacciaio — né gli eventi con tempo di ritorno superiore a 300 anni. L'evacuazione preventiva di Blatten il 19 maggio, dieci giorni prima del crollo, è giudicata esemplare da tutti gli specialisti interpellati. Le simulazioni 3D sviluppate all'ETH Zurigo dal gruppo del prof. Johan Gaume, testate retrospettivamente sull'evento, hanno mostrato un'estensione della zona di deposito molto prossima alla realtà — e avrebbero suggerito l'evacuazione anche del vicino abitato di Weissenried, sfiorato per un soffio. L'interferometria radar satellitare (InSAR) dell'ESA aveva rilevato segnali di instabilità già dal 2017 e un'accelerazione netta nel 2023–2024: una tecnologia promettente, ma che richiede ancora risorse umane e coordinamento istituzionale per diventare pienamente operativa.

La domanda finale è inevitabilmente politica: restare o accettare di abbandonare vaste zone alpine? Con la crisi climatica destinata ad aumentare frequenza e intensità di questi fenomeni, la risposta non può essere solo tecnica.

Quali strumenti di sorveglianza e modellazione permetteranno di anticipare i prossimi eventi in cascata? L'analisi completa di Philippe Morel è su espazium.ch nell'articolo dal titolo «Nu­mé­ri­ser une ca­ta­stro­phe bien réel­le» e disponibile al seguente link 

Questa sintesi è stata realizzata dall’intelligenza artificiale Claude.ai e verificata dalle redazioni di espazium – Edizioni per la cultura della costruzione