Being in a Bien­na­le – In­ter­vi­sta #1: Pe­ter Zum­thor

Viedo

Peter Zumthor è stato invitato a partecipare alla mostra principale della 16ma Biennale di architettura a Venezia. Lo abbiamo incontrato proprio al centro dei suoi modelli e gli abbiamo posto alcune domande sul ruolo e sul significato delle biennali, chiedendogli inoltre di condividere con noi la sua interpretazione del tema «Freespace».

Data di pubblicazione
27-06-2018
Revision
27-06-2018

Traduzione e adattamento testo dal tedesco all'italiano a cura di Valeria Crescenzi

Come vi avevamo anticipato in questo nostro articolo, la redazione di espazium.ch ha intervistato espositori e visitatori celebri durante la trasferta ai Giardini e all'Arsenale della 16ma Biennale di architettura di Venezia. Agli intervistati abbiamo chiesto quale sia il ruolo di tali grandi eventi dedicati all'architettura e quanto questi influenzino il settore.

Nel corso di questa estate 2018 pubblicheremo ulteriori interviste video che andranno a formare una vera e propria serie di interviste. Continuate a seguirci!

Dreams and promises - Models of Atelier Peter Zumthor & Partners
 

[testo di presentazione tratto dal sito ufficiale della Biennale di architettura di Venezia]

In the book «Thinking Architecture», Zumthor says: «In a society that celebrates the inessential, architecture can put up a resistance, counteract the waste of forms and meanings, and speak its own language. I believe that the language of architecture is not a question of a specific style. Every building is built for a specific use in a specific place and for a specific society. My buildings try to answer the questions that emerge from these simple facts as precisely and critically as they can». Steeped in Heidegger, his thinking is fundamentally connected to the experience of place. For him, places and spaces are stored in our bodies and are the fertile ground and starting points of his work... «the thought process is not abstract, but works with spatial images. It has sensuous components». His highly articulated haptic sense allows him to be in his future-imagined spaces, while simultaneously being in previous experiences. He invents spaces that he hopes someone «... will remember with pleasure...». In this Exhibition, Zumthor sets out a workshop of his models for us to enjoy, allowing us the opportunity to explore his own journey from thoughts and memories to actuality, to his spaces that nourish the soul.

Ulteriori articoli dedicati alla 16ma Biennale di architettura di Venezia li trovate nel nostro speciale e-Dossier.

 

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