L’uso pro­gres­si­vo del­lo spa­zio cos­trui­to

Il progetto «Qualiscapes» del PNR 81 utilizza le «Transect Walks» come strumento di indagine: passeggiate attraverso un quartiere insieme ai suoi abitanti, durante le quali vengono raccolte informazioni sullo spazio e la socialitä. Un reportage sul campo, tra Bienne e Nidau.

Publikationsdatum
20-10-2026

Il gruppo si ferma davanti all’imbocco buio e aperto del sottopassaggio pedonale. A destra, un grande parco giochi invita a tornare bambini; per essere un sabato pomeriggio, è sorprendentemente deserto. A sinistra, il prato condominiale di un edificio residenziale, anch’esso senza anima viva, risplende quasi abbagliante sotto il sole. «Ah, qui non ero mai stata. Ho sempre pensato che dovesse essere un posto brutto», osserva una abitante di Nidau. Eppure fa regolarmente la spesa al supermercato che si trova proprio di fronte, dall’altra parte della Bernerstrasse. Suo marito, con un cappello a larghe tese, le dà ragione: «Non mi aspettavo tutto questo verde. Peccato che questi spazi sembrino così poco utilizzati».

È trascorsa circa mezz’ora da quando abbiamo lasciato il punto di ritrovo, la Guido-Müller-Platz, a dieci minuti a piedi a sud della stazione di Bienne. Il piccolo gruppo di abitanti del quartiere Weidteile di Nidau partecipa a una delle «Transect Walks» organizzate nell’ambito del progetto «Qualiscapes» del PNR 81. Queste passeggiate sistematiche di due ore, accompagnate dai membri del gruppo di ricerca, mirano a comprendere gli usi dello spazio, la qualità del paesaggio e i fattori che contribuiscono a rendere più attrattivo l’ambiente urbano, attraverso il dialogo diretto con chi lo abita.

Un’altra tappa prevista per la giornata è l’incrocio tra la Bernerstrasse e la Keltenstrasse, due arterie molto trafficate della città bilingue. Qui il rumore delle automobili è sovrastato soltanto a tratti da quello della vicina ferrovia. Individuato un albero che offre un po’ d’ombra, Raimund Rodewald, esperto della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio, chiede ai presenti: «Come si potrebbe rafforzare l’identità di questo quartiere proprio qui?». Diversi sguardi si rivolgono alla loro guida. Nemmeno gli ingombranti occhiali per il tracciamento oculare, di cui i partecipanti sono dotati, riescono a nasconderne lo stupore. «A dire il vero, non capisco bene perché si dovrebbe dare un’“identità” a un luogo così poco attraente», osa obiettare un uomo sulla cinquantina.

«Più utile che andare a votare»

Il gruppo riprende il cammino, questa volta in direzione della Thielle. Alla domanda sul perché abbia deciso di partecipare alla «Transect Walk», una donna camminando risponde: «Molte persone si lamentano di come sono organizzati la propria città o il proprio quartiere, ma poi non fanno nulla per cambiare le cose». A suo parere, prendere parte attivamente a uno studio come «Qualiscapes» può essere «più utile che andare a votare», o quantomeno «un modo per integrare la partecipazione elettorale».

Mentre i partecipanti costeggiano il complesso residenziale «Schindlerhöfe», Raimund Rodewald, che collabora al progetto come partner esterno, richiama l’attenzione sul gioco di orizzontalità e verticalità che si instaura tra questi imponenti edifici abitativi degli anni Sessanta e gli alberi delle aree verdi comuni circostanti. Un partecipante commenta: «Vedo questi edifici ogni giorno dalla finestra della cucina e, fino a oggi, non avevo capito perché esercitassero su di me una sorta di fascino». Conoscere l’idea di progetto alla base dell’insediamento sembra aver permesso all’abitante di Nidau di dare finalmente ordine a intuizioni rimaste fino ad allora frammentarie.

Racconti trasferibili ad altri luoghi

Le «Transect Walks» servono a individuare quali aspetti della qualità della vita siano importanti per chi utilizza lo spazio costruito e costituiscono una sorta di preparazione ai laboratori partecipativi che i ricercatori organizzeranno in una seconda fase. «Si tratta di due strumenti complementari di progettazione condivisa», spiega Jonathan Bussard, collaboratore dell’Istituto di geografia e sostenibilità dell’Università di Losanna. «Il vantaggio delle esplorazioni sistematiche sul campo consiste nella possibilità di mettere in relazione osservazioni concrete e conoscenze locali, attenuando il divario di competenze tra ricercatori e cittadini».

Ma le testimonianze raccolte possono davvero essere considerate esperienze locali «autentiche» quando l’attenzione degli abitanti viene deliberatamente orientata verso determinate caratteristiche della cultura della costruzione, come ha fatto Raimund Rodewald nel caso degli Schindlerhöfe? «Non si possono semplicemente “depositare” le persone in un luogo e poi chiedere loro cosa ne pensano», spiega Rodewald, che vive a sua volta a Bienne. Jonathan Bussard concorda: «Lo strumento della “Transect Walk” permette di far emergere racconti spontanei, storie che possono essere trasferite ad altri contesti. È un processo che continua a evolversi».

Tra i racconti emersi durante la passeggiata a Weidteile, alcuni ritornano più volte, fino a delineare veri e propri motivi ricorrenti. I partecipanti, per esempio, si dichiarano ripetutamente e piacevolmente sorpresi dal numero e dall’estensione delle aree verdi del quartiere, constatando però, nello stesso tempo, che gli abitanti sembrano utilizzarle poco. «Questo dimostra che, contrariamente allo stereotipo, in città non mancano necessariamente gli spazi verdi: ciò che manca è piuttosto il legame tra le persone e questi luoghi», osserva Rodewald.

Aprire nuove possibilità

Un altro tema che sembra prendere forma nel corso di sabato è che, per accrescere l’attrattiva di un quartiere, talvolta è sufficiente rendere più chiari e accessibili i percorsi che vi conducono. Quando il gruppo si ferma in fondo a uno stretto vicolo cieco, tra un blocco residenziale, un parcheggio occupato da automobili fuori uso e un sottopassaggio, i partecipanti si rendono conto che quel luogo un po’ cupo si trova in realtà in una posizione strategica: tra la vasta zona residenziale a nord della trafficata Bernerstrasse e l’area ricreativa lungo le rive della Thielle. Stimolata da Rodewald, l’immaginazione comincia a lavorare. Prende così forma, almeno idealmente, un «corridoio verso il bagno»: un percorso segnalato, magari anche alberato, che inviti gli abitanti del quartiere a raggiungere a piedi il vicino corso d’acqua, asciugamano sotto il braccio.

Il rumore del traffico, le esalazioni maleodoranti che salgono dai cassonetti e il calore del sole di mezzogiorno, che arroventa l’asfalto, finiscono però per mettere a dura prova il piccolo gruppo, che riprende il cammino. Quel momento di creazione collettiva, capace di aprire nuove possibilità, è stato breve e intenso.

È proprio questa la sfida affrontata dai ricercatori di «Qualiscapes»: individuare le soglie oltre le quali il deterioramento della qualità della cultura della costruzione comincia a indebolire il senso di appartenenza a un luogo di vita e, con esso, la disponibilità delle persone a impegnarsi nella trasformazione del proprio ambiente. «Viceversa, vogliamo anche riconoscere i punti di svolta a partire dai quali la popolazione torna a sviluppare un legame emotivo positivo con il luogo in cui vive», spiega Raimund Rodewald.

Patricia Michaud è una giornalista indipendente che vive e lavora a Berna. Figlia di un ingegnere civile, ha sviluppato fin dall’infanzia una particolare sensibilità per la cultura della costruzione.

Verwandte Beiträge