Pulizia della forma – Forma della pulizia
Dalle xilografie cinquecentesche al Compasso d’Oro del 1956: un percorso inatteso lega Max Bill alla tradizione del mestiere. L'ultimo episodio di paralleli ci accompagna tra design e cultura materiale, dove bellezza, funzione e responsabilità sociale si intrecciano.
Non sappiamo se Max Bill (1908-1994) – a cui il m.a.x. museo di Chiasso dedica una mostra in questi mesi – conoscesse la bella xilografia del Bürstenbinder, il legatore di spazzole, realizzata dall’incisore zurighese Jost Amman (1539-1591). Questa era parte di Eygentliche Beschreibung Aller Stände auff Erden (Una descrizione autentica di tutti i ceti della terra), un libro delle professioni e dei mestieri pubblicato a Francoforte sul Meno nel 1568, insieme ai seguenti versi del Meistersinger tedesco Hans Sachs (1494-1576): «Mi chiamano fabbricante di spazzole / ne produco di ogni genere. / Belle spazzole per donne e fanciulle / ornate d’oro, gradevoli a vedersi. / Anche spazzole per pulire gli abiti delicati / anche spazzole di setola per la casa / anche spazzole con cui si nettano i bicchieri / quando divengono sgradevoli alla vista.»
La curiosità ci viene ricordando uno dei suoi tanti progetti di design industriale: il completo da toilette in plastica realizzato dalla ditta Verbania di Cannero Riviera (Novara) e distribuito dalla milanese Kristall, con cui vinse in Italia il premio “La Rinascente Compasso d’oro” nel 1956 per l’estetica del prodotto. Nel Bel Paese, infatti, Max Bill era particolarmente apprezzato, innanzitutto per i suoi allestimenti alla Triennale di Milano negli anni Trenta, ma poi per edifici, oggetti e per la sua crescente produzione di opere d’arte concreta.
Nel settore del design, lo svizzero – già allievo del Bauhaus – divenne famoso tra l’altro per il concetto di gute Form, secondo cui la forma, in quanto unità armonica della somma di tutte le funzioni, è bellezza, tanto nella natura quanto nelle creazioni dell’essere umano. Una bellezza che è essa stessa funzione.
Sarebbe piuttosto impervio tracciare delle analogie tra le parole di Bill e quelle di Hans Sachs, ovvero tra i principi etico-estetici della gute Form e la pulizia, l’ordine e la moralità che il maestro cantore immaginava nella vita quotidiana del tempo. Tuttavia, con ampia licenza, il parallelo ci affascina per l’idea di collegare due visioni in cui il mestiere (e la sua forma per Bill) è legittimato dalla sua utilità sociale e morale, estendendo la portata dal singolo prodotto a una più ampia visione sociale.
Anche Bill, a modo suo, fu un Bürstenbinder. Negli anni Quaranta egli aveva studiato, per la nota società svizzera Walther AG Bürstenfabrik di Oberentfelden, un pennello da barba, una spazzola in legno e uno specchio. Il set disegnato per la Verbania e per la Kristall – che si avvaleva della proprio della collaborazione della Walther AG – comprendeva uno specchio, due spazzole da testa (per uomo e per donna), una spazzola per abiti e uno spazzolino per unghie. Era fabbricato in celluloide trasparente (nei colori verde, blu, grigio fumo e ambra) e in celluloide opaca (pastello verde, azzurro, rosa e giallo). In questo servizio da toeletta, sottolineava la giuria del Compasso d’Oro, «lo sfruttamento integrale della qualità del materiale che è testimoniato dalla qualità dei profili, dalla valorizzazione delle trasparenze e dalla delicata plasticità, giunge a nobilitare un materiale fin qui mal inteso. È interessante l’interpretazione del costume di fronte alla destinazione d’uso degli oggetti disegnati; quasi una rinuncia ad una maggiore fantasia per correggere appena le forme della consuetudine riallacciandosi alla fonte della tradizione formale di questi oggetti». Una tradizione che, a ben guardare, ha le sue radici nel legatore di Amman e Sachs.