Ela­bo­ra­zio­ne del­le nor­me: prin­ci­pi rico­no­sci­uti a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le

Le norme SIA non sono gratuite. Questo dato di fatto suscita ogni tanto qualche domanda e perplessità. Nell’intervista che segue, Giuseppe Martino, a capo del Servizio Norme, spiega come nasce e come viene aggiornata la collezione di norme SIA e il motivo per cui le norme non sono un bene pubblico.

 

Publikationsdatum
18-05-2026
Susanne Schnell
specialista Comunicazione/Responsabile contenuti, servizio Comunicazione SIA

Le norme e i regolamenti della SIA sono la colonna portante del settore della progettazione e della costruzione, ma talvolta, anche, pomo della discordia. A intervalli regolari, giunge infatti la richiesta di rendere la collezione di norme SIA fruibile gratuitamente. Eppure, spesso, ci si dimentica che dietro ciascuna norma ci sono anni d’intenso lavoro, svolto da specialisti del settore economico, amministrativo e scientifico, con il coinvolgimento di numerosi altri esperti che accompagnano un processo di elaborazione e aggiornamento continuo. Il Servizio Norme, insieme al Servizio Regolamenti, coordina attualmente circa 170 commissioni preposte, gruppi di lavoro e commissioni di accompagnamento del Comitato europeo di normazione (CEN) che si occupano di garantire l’allestimento e l’aggiornamento costante della collezione di norme SIA. È un grande lavoro che genera dei costi, costi che vanno coperti.

 

Signor Martino, come nascono le norme?

Giuseppe Martino: le norme sono frutto di un lavoro condotto in gran parte a titolo onorifico da esperte ed esperti attivi sul campo. Il processo di elaborazione delle norme segue principi riconosciuti a livello internazionale, secondo cui le commissioni incaricate devono essere composte in modo equilibrato dalle e dai rappresentanti dei diversi gruppi d’interesse. Nel caso delle norme che riguardano il settore della costruzione, collaborano all’allestimento non soltanto coloro che si occupano della realizzazione, ma anche i committenti (pubblici e privati), le scuole universitarie, le autorità e i progettisti, fino a includere la sfera scientifica e l’industria delle forniture, insomma tutti i gruppi d’interesse importanti. Inoltre, i progetti di norma sono discussi nell’ambito di una consultazione pubblica. Questa procedura assicura vicinanza alla realtà professionale, dato che i membri delle commissioni possono far confluire il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze. Di fatto anche loro sono utenti delle norme in prima persona. L’ampia rappresentanza garantisce così un ampio consenso. 

 

Tuttavia, al di fuori delle cerchie legate al progettare e al costruire, non sono in pochi a rimanere sorpresi nel sapere che le norme SIA sono a pagamento. Ma per quale motivo la Società non le mette a disposizione gratuitamente?

Come già menzionato, le norme sono frutto del lavoro dei membri delle commissioni, un lavoro svolto per lo più senza alcun compenso. Tuttavia, da sostenere ci sono costi amministrativi, spese di lettorato e traduzione (in italiano e francese). I costi rappresentano solo una parte del carico lavorativo legato allo sviluppo di una norma. Inoltre, si tratta di pubblicazioni con una tiratura relativamente modesta, il che si ripercuote sul prezzo. Con la vendita si vanno a coprire i costi di produzione. In altre parole, ci sembra adeguato e pertinente che sia l’utenza, che si serve delle norme come di uno strumento di lavoro, a contribuire al finanziamento di tali costi.

 

Molti considerano sbagliata l’idea di dover pagare per accedere a disposizioni legislative. Per quale motivo le norme sono a pagamento, anche se hanno carattere legislativo?

L’ho spiegato, benché il lavoro sia svolto a titolo onirifico, ci sono altre spese da dover coprire. Dunque dobbiamo chiederci chi è chiamato a farsi carico di questi costi. Sicuramente una parte di responsabilità spetterebbe al legislatore che menziona le norme nelle proprie leggi. Non sono però sicuro che, se si introducesse un cambiamento simile e si facesse appello a sovvenzioni pubbliche, il sistema sarebbe altrettanto efficace dal punto di vista economico e non comporterebbe invece la perdita di alcune libertà.

Attualmente le norme SIA possono essere consultate gratuitamente in diversi luoghi, per esempio presso l’Ufficio amministrativo SIA e anche presso l’Associazione svizzera di normalizzazione (SNV), come pure nelle biblioteche. Sappiamo però che, in un momento come quello in cui ci troviamo, dobbiamo offrire anche altre possibilità. Siamo ora in contatto con le autorità di due cantoni affinché sia possibile concedere un accesso gratuito al vasto pubblico. L’idea è quella di proporre ai due cantoni una soluzione di abbonamento a prezzo agevolato.

 

Nel settore si sollevano voci a favore di uno snellimento delle procedure, ma la SIA amplia costantemente la propria collezione di norme. In tutto questo ci guadagna?

Per rispondere a questa domanda, vale la pena volgere lo sguardo a ciò che accade fuori confine. Mentre in Svizzera il settore della costruzione è coperto da circa 200 norme, nei Paesi a noi limitrofi il numero di norme applicate è fino a dieci volte maggiore. Per non parlare delle dimensioni di ogni singola norma. Per le nostre commissioni vale come sempre il seguente principio: «il meno possibile, ma tanto quanto necessario», e ciò, evidentemente, si pone in netta contraddizione con l’idea di aumentare le norme per accrescere il fatturato. 

 

Eppure, nel dibattito sulla penuria degli alloggi, ma anche quando si parla di procedure di autorizzazione a rilento, si critica spesso il fatto che vi siano troppe norme che ostacolano il costruire. Anche Lei la pensa così?

Sono due le risposte a questa domanda. In primo luogo, va ribadito che l’obiettivo delle norme non è quello di complicare il costruire, ma esattamente il contrario. Dato che in una norma sono raccolte tutte le conoscenze conformi allo stato dell’arte, il lavoro risulta facilitato per tutti coloro che sono coinvolti nella realizzazione di un’opera. Facciamo un esempio: la primissima norma SIA riguardava il mattone. Tempo fa, praticamente in ogni villaggio, i mattoni venivano prodotti in misure diverse. Provi a immaginare se, per ogni progetto di costruzione, si dovessero prima stabilire fra le persone coinvolte tutti i dettagli e le dimensioni. Insomma, le norme fissano le regole riconosciute dell’arte edilizia.

La seconda risposta si trova in diverse analisi e documentazioni. Da un rapporto, commissionato dall’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL)1, che analizza le percentuali di regole menzionate nei permessi di costruzione, si evince che solo il 16 per cento si riferisce a norme tecniche, il restante 84 per cento fa invece riferimento ad altre norme giuridiche, aiuti all’esecuzione e pubblicazioni di varie associazioni professionali. Insomma, se il settore della costruzione si fa sempre più complesso, e anche più soggetto a ricorsi, è legato al fatto che la collettività intera formula sempre più requisiti e vincoli da rispettare. Pertanto, e va detto, non sono certo le norme SIA la causa principale a cui si deve la progressiva complessificazione dei processi di costruzione.  

 

Note

1Gesetzesvollzug im Bauwesen, Übersicht zu Regulierungen und Wirkungsanalyse (Applicazione della legge nella costruzione, panoramica sulle regolamentazioni e analisi d’impatto), rapporto realizzato su incarico dell’UFCL, Basler & Hofmann, 2021 (in tedesco)

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