A scuo­la di cul­tu­ra del­la cos­tru­zi­o­ne

Le scuole non sono soltanto luoghi di apprendimento, sono anche ambienti di vita. Ecco perché gli spazi scolastici offrono un prezioso potenziale, spesso ancora troppo poco sfruttato, per diffondere la cultura della costruzione.

Publikationsdatum
31-03-2026

Bambini e adolescenti trascorrono molto tempo a scuola e negli ambienti legati al contesto scolastico, tra aule, cortili per la ricreazione, campi sportivi o lungo il tragitto per andare a lezione. Ecco perché non vi è pressoché nessun altro luogo che offra una cornice altrettanto ideale per far comprendere, nella realtà quotidiana, che cosa significhi «cultura della costruzione». Che impatto ha la disposizione degli spazi e come influisce la scelta dei materiali? Che cosa contraddistingue un’opera, uno spazio libero o le infrastrutture idrauliche ed energetiche? Chi decide quali sembianze deve avere un dato spazio, per esempio una scuola o il cortile per la ricreazione? Benché siano i primi interessati da tutte queste domande, i giovani utenti sono spesso troppo poco coinvolti nella riflessione. Ed è proprio in questo contesto che interviene l’educazione alla cultura della costruzione, con l’obiettivo di cambiare le cose.

 

Uno spazio che educa

Lo spazio come «terzo educatore» è un concetto chiave del Reggio Emilia Approach, una filosofia educativa nata negli anni Sessanta, teorizzata dal pedagogista Loris Malaguzzi. Secondo questo approccio, gli spazi degli istituti scolastici e prescolastici vanno progettati all’insegna di elevati parametri qualitativi, in modo da invitare i giovani utenti alla scoperta e all’interazione, favorendo inoltre le relazioni e la collaborazione. L’obiettivo non è soltanto quello di rendere i bambini consapevoli dell’ambiente che li circonda, ma anche di trasmettere loro valori preziosi, come la democrazia, la giustizia sociale e la solidarietà.

Il fatto che l’ambiente svolga un ruolo essenziale sul piano educativo lo dimostrano anche i diversi approcci didattici che mettono l’accento sull’importanza della configurazione spaziale nell’apprendimento scolastico. Il «Modello di Coira», ideato per la scuola elementare, propone di ripensare la classica disposizione dell’aula, scostandosi da quella che è la lezione di tipo frontale. Lo spazio viene configurato in modo da creare luoghi di apprendimento differenziati. Segue questa stessa linea anche il concetto dei «paesaggi di apprendimento» introdotto a livello secondario, in cui le allieve e gli allievi sono stimolati a lavorare in autonomia, distribuiti all’interno della classe in postazioni diverse, create individualmente e personalizzate. La cosiddetta «classe flessibile» pone invece in primo piano le esigenze individuali dei discenti, rinunciando completamente all’assegnazione di posti fissi in classe. Attraverso un’organizzazione spaziale e temporale adattabile e modulabile, si favorisce un processo di apprendimento autonomo. Gli approcci menzionati pongono requisiti elevati sul piano della progettazione, pensiamo all’acustica, alla dimensione e alla flessibilità dei locali, ma anche all’utilizzo di nicchie, spazi intermedi e zone di transizione.

Come ben sottolineato da Martin Viehhauser, ricercatore in scienze dell’educazione presso l’Università di Friburgo, in occasione dell’incontro di networking di Archijeunes tenutosi lo scorso mese di novembre, in tali approcci l’aula viene utilizzata in modo del tutto naturale ai fini didattici, ad esempio attraverso la disposizione dei posti a sedere, la suddivisione di aree dedicate allo studio e al lavoro, come pure grazie alla scelta dei materiali. A questi elementi si aggiungono segni grafici, scritte, regole, divieti, esortazioni e saggezze che, a detta del Prof. Viehhauser, vanno a comporre una sorta di «paesaggio linguistico». Tuttavia, come constata il ricercatore, resta aperta la questione su come sia possibile sviluppare a scuola un approccio consapevole nei confronti dello spazio, senza banalizzarlo. Ed è precisamente questa la domanda su cui riflette l’educazione alla cultura della costruzione, dando forma a processi di apprendimento che coinvolgono bambini, adolescenti e adulti.

 

La cultura della costruzione sui banchi di scuola

Lo scopo dell’educazione alla cultura della costruzione è quello di farci riflettere sul nostro ambiente di vita costruito, in modo da invogliarci a contribuire al suo (ulteriore) sviluppo. In Germania, c’è un documento importante che consolida tale visione: la Risoluzione di Potsdam sull’educazione alla cultura della costruzione, stilata nel 2022 in occasione dell’assemblea della «Bundesstiftung Baukultur», la principale fondazione tedesca dedicata alla promozione della cultura della costruzione. La risoluzione sancisce che la cultura della costruzione richiede a tutti noi la capacità di percepire consapevolmente l’ambiente costruito, riflettervi e contribuire attivamente a dargli forma. Questi tre elementi, vale a dire la percezione, la riflessione e la co-creazione, rappresentano anche tre dimensioni didattiche fondamentali dell’educazione in materia di cultura della costruzione. 
 Per applicare questi tre pilastri nel contesto scolastico, chi insegna non deve spostarsi chissà dove. In quanto spazio direttamente legato alla realtà quotidiana, l’aula scolastica è infatti il luogo ideale per affrontare con giovani e giovanissimi il tema della cultura della costruzione, tenendo debitamente conto delle rispettive fasce d’età dei discenti.

 

Potenziali per la formazione di base

I sedimi scolastici sono progettati e risanati nel rispetto di principi che coinvolgono sia l’ambito dell’istruzione che quello dell’architettura. Gli edifici scolastici sorgono nel quadro di pianificazioni stabilite a livello comunale e sono quindi il frutto di processi decisionali politici e democratici. Per quanto riguarda gli usi, nonché la quotidianità scolastica, gli spazi possono essere utilizzati in modi diversi e, fino a un certo limite, anche modificati. Quando si costruisce nel costruito o si ristruttura, talvolta è data alle scuole la possibilità di partecipare alla progettazione degli spazi. Pensiamo, ad esempio, a interventi che riguardano il rinnovamento del cortile per la ricreazione oppure il ripensamento di determinati locali o infrastrutture, progetti in cui allieve e allievi possono venire coinvolti attivamente. Di fatto, i progetti preliminari, nella fase zero, racchiudono un prezioso potenziale per la messa in atto dei processi di apprendimento. Da diversi anni, la Montag Stiftung Jugend und Gesellschaft, una fondazione attiva in Germania, impegnata nell’incentivare una cultura educativa inclusiva e attenta alla qualità degli spazi, promuove la progettazione di scuole al passo con i tempi. È in quest’ottica che, recentemente, la fondazione ha elaborato il «playbook Phase Zehn», una sorta di guida pratica online che aiuta le comunità scolastiche a sfruttare al meglio i nuovi spazi a disposizione.

 

L’approccio partecipativo nella progettazione di uno spazio scolastico presuppone la disponibilità e l’accordo delle istanze decisionali e anche il fatto che le parti interessate abbiano una visione comune. Ma non solo. Ci vogliono anche gli strumenti adeguati, una comunicazione chiara, come pure la consapevolezza della complessità che il progettare e il costruire comportano. Quando i bambini e gli adolescenti scoprono che ristrutturare, trasformare e rimodellare sono sempre il risultato di un compromesso e che non è possibile tenere conto di ogni singolo desiderio individuale, ecco che tutto il processo apporta anche un contributo alla comprensione di quelli che sono i principi alla base della democrazia. Tutto ciò è inoltre strettamente legato all’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile. Attualmente, in Svizzera, sono numerosi gli edifici scolastici in fase di costruzione o ristrutturazione. Ecco dunque aprirsi, attorno alla «dimensione scuola», un ampio e affascinante ventaglio di possibilità di apprendimento e di attività, un mondo che attende solo di essere definito e approfondito con una precisione ancora maggiore.

lncontro di networking di Archijeunes 

Alla fine di novembre del 2025, l’incontro di networking di Archijeunes verteva sul tema «Il cosmo della scuola: spazi di apprendimento sulla cultura della costruzione». Per un esaustivo resoconto della giornata consultare questa pagina (in tedesco e francese). Gli interventi dei diversi relatori che hanno partecipato all’incontro, tra cui anche quello di Martin Viehhauser, si possono ascoltare sul canale YouTube di Archijeunes. Il tema sarà approfondito ulteriormente nell’ambito di una serie di incontri (podcast) e con una pubblicazione.

 

Archijeunes – Mediazione della cultura della costruzione per le nuove generazioni

Archijeunes promuove l’educazione alla cultura della costruzione in luoghi d’apprendimento scolastici ed extrascolastici di tutta la Svizzera. In quest’ottica, la piattaforma archijeunes.ch propone un ampio ventaglio di unità didattiche e strumenti di apprendimento. Attraverso vari progetti, Archijeunes mette in collegamento i diversi protagonisti attivi negli ambiti della formazione, della mediazione e della cultura della costruzione e si impegna nello sviluppo dei fondamenti scientifici, pedagogici e politici che riguardano questa tematica. Fondata nel 2008 sotto il nome di Spacespot, l’associazione si è poi ricostituita e nel 2018 è stata ribattezzata con l’attuale nome di Archijeunes. L’associazione non è a scopo di lucro e beneficia del sostegno della Federazione architette e architetti svizzeri (FAS), dell’Ufficio federale della cultura (UFC) e della Società svizzera degli ingegneri e degli architetti (SIA). I progetti come «Il cosmo della scuola» sono resi possibili grazie a sovvenzioni e donazioni.

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