Quin­ta da Con­ce­i­ção

Il nono episodio di Fondamenta porta ai lettori un testo inedito di Álvaro Siza, apparso nel primo numero di Archi del 2002, intitolato Architetture d’acqua. Si tratta di un omaggio all’autonomia di “un’architettura dipendente dalle grandi linee del paesaggio e non dalle piccole irregolarità del terreno, capace di riassumere con semplice sintesi un’intera poetica”, come affermano le parole dello stesso Siza inserite nell’editoriale di quel numero.

Publikationsdatum
04-12-2025

Tra il 1955 e il 1958, ho collaborato con l'architetto Fernando Távora. 
L'interesse e l'entusiasmo nella vita di ogni giorno dello studio e, nel contempo, l'impegno per il mio primo incarico personale (quattro case a Matosinhos, 1954) allontanavano l'umore e l'energia necessari per affrontare la responsabilità dell'esame di laurea, che ho poi superato soltanto nel 1965. 

La mia ignoranza era pari alla voglia di apprendere. Arrendendomi all'architettura, avevo abbandonato il desiderio di diventare scultore. Távora distribuiva il suo tempo tra l'insegnamento nella scuola di Porto, i viaggi (partieipazione ai CIAM ed altri), gli scritti e le opere. Inoltre, coordinava il gruppo che elaborava il capitolo «Minho e Douro Litoral» della pubblicazione Arquitectura popular em Portugal. Ho poi ricevuto l'incarico di collaborare al progetto di massima di una piscina, in continuità con le indicazioni previste dal Piano generale di Quinta da Conceição, precedentemente elaborato da Távora (1956-1957).
L'intenzione di utilizzare i terreni restanti di una tenuta («quinta»), espropriata per costruire un nuovo dock, aveva spinto il Comune di Matosinhos ad incaricare Távora della redazione del piano, per trasformare quei terreni in parco pubblico.


Il piano avrebbe poi oltrepassato i limiti prestabiliti. Infatti, constatando l'inadeguatezza del tracciato viario, Távora riuscì a far approvare una proposta di trasformazione radicale. Tale proposta includeva la localizzazione dei magazzini necessari, al di là di un anello verde, intorno ai terreni portuali, integrando una proprietà confinante con la Quinta da Conceição (Quinta de Santiago).
Nel 1957, ho iniziato a collaborare al progetto della piscina di Quinta da Conceição (consegnato nel 1958), inseguendo l'espressione architettonica magistralmente realizzata nel padiglione del tennis di Távora, il primo (all'epoca già terminato) progetto per quel parco pubblico. Távora era molto paziente con gli alunni e con i collaboratori, giovani ed inesperti.
Non ho mai assistito al rifiuto di studiare qualche nostro suggerimento o di spiegare con calma le ragioni di un'eventuale inadeguatezza. 

Il mio lavoro proseguiva con lentezza; nel mio entusiasmo giovanile, provavo mille alternative. Forse per questa ragione, un giorno Távora mi fece una proposta straordinaria: «È meglio che se lo porti a casa e lo continui da solo; prometto di seguire il lavoro, quando necessario».  Così è stato.
Nel 1961, ho presentato il nuovo progetto, nel quale si nota la ricerca di un linguaggio meno legato al padiglione del tennis. Avevo ormai compreso l'irripetibilità di quel momento di rinnovamento dell'architettura portoghese. Il nuovo progetto doveva molto all'esperienza acquisita con la costruzione del ristorante Boa Nova (da poco concluso) e con l'inizio della piscina di Leça da Palmeira. Nella piscina di Leça, sperimentavo una relazione con il paesaggio non determinata da quell'esplicita dipendenza che avevo testato nel ristorante (o meglio, approfondivo l'autonomia di un'architettura dipendente dalle grandi linee del paesaggio e non da piccole irregolarità del terreno). Questo progetto, che non ho firmato perché non ancora laureato, ha goduto dell'incoraggiamento e della critica di Távora. Il progetto consegnato nel 1966, già con la mia firma, pur non introducendo alterazioni importanti per quel che riguardava gli edifici, propоneva un'innovazione fondamentale: la creazione di piattaforme intorno alla vasca, che poteva disporre ora di un ampliamento protetto per i bambini.  La localizzazione della vasca era determinata della presenza di un'antico serbatoio per l'irrigazione, collocato alla quota più alta della tenuta, senza aree contigue di pari livello, perché non necessarie.


Le nuove piattaforme sono sostenute da lunghi muri di supporto, di direzioni variabili secondo la topografia, dando vita a solari su tre distinte quote. La solida geometria delle prime due piattaforme ne precede una terza che conclude il recinto, dissolvendosi nella vegetazione e nelle ondulazioni del terreno. Se quest'ultima fase del progetto, di maggiore essenzialità nel disegno, non ha contaminato gli edifici, si deve semplicemente al fatto che questi erano già stati parzialmente costruiti. L'opera aveva sofferto una lunga sospensione per ragioni finanziarie. Tale sospensione ha permesso di ripensarla e di far maturare il progetto.
 

Porto, 11 febbraio 2002
 

Note

1. AA.VV., Arquitectura Popular em Portugal, Lisboa, Sindicato Nacional dos Arquitectos, 1961 3 ^ a ed., 1988).

Traduzione di Guido Giangregorio

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L'articolo è stato tratto da Archi 01|2002, Architetture d'acqua.

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