AMA… l’architettura
In occasione della fondazione di AMA, la nuova associazione Alumni dell'Accademia di Mendrisio, Gabriele Cappellato, membro del comitato scientifico, ripercorre i suoi anni all'Accademia e l'impegno per promuovere al suo interno il dialogo con il singolo studente, che oggi, a 25 anni dalla fondazione della scuola, trova un'ideale continuazione in AMA.
Fin dal momento in cui si è costituita l’Accademia di architettura e ho seguito in prima persona tutta l’organizzazione delle strutture della scuola, ho scelto anche l’impegno di essere presente a tempo pieno mettendomi in condizione di essere l’unico docente a disposizione tutti i giorni per tutti gli studenti. Lentamente nel tempo si è costruito un forte e intenso rapporto nel quale gli studenti che via via si sono avvicendati in questi anni hanno trovato nel mio costante aiuto suggerimenti e sollecitazioni per trovare una loro personale soluzione alle differenti questioni poste dai lavori di progetto e dallo studio (ad esempio, la ricerca di specifici e più adatti corsi, consigli su come impostare gli anni successivi, scelte di apprendistato di lavoro e curriculum in nuovi studi, opportunità in altre scuole, con riflessioni e consigli su situazioni più personali e private). Analisi e dubbi che venivano espressi soprattutto negli anni di formazione prima ancora di affrontare le vere difficoltà, prima cioè di prendere la matita in mano.
Emergeva, durante questi incontri, la necessità imprescindibile di poter rendere esplicite le loro angosce chiedendomi di renderli più sicuri attraverso una soluzione forte che garantisse maggiore serenità e un buon esito che portasse in una precisa direzione, utilizzando sempre la scelta di base, cioè l’architettura, come sfondo di un palcoscenico su cui allestire le loro immagini del vivere quotidiano.
Questo primo scambio istintivo ed empatico è stato reso istituzionale nell’approfondimento successivo dell’ordinamento degli studi assegnandomi un incarico più specifico individuato attraverso la figura del Dean of students, che ha costituito proprio il collegamento tra l’articolato e complesso aspetto didattico-scientifico e le numerosissime e varie esigenze del corpo studentesco. Inoltre il ruolo di «responsabile dello stage», anch’esso istituzionalizzato dalla scuola, derivava proprio dal programma di studi dell’Accademia che prevedeva un anno di tirocinio dopo il secondo anno di formazione e che rafforzava ulteriormente la mia immagine di punto di riferimento nei confronti degli studenti nei vari anni di corso: dai test di ingresso alla loro formazione iniziale durante i vari corsi di Bachelor, e poi nelle varie tappe del loro percorso fino al diploma di Master, che ho seguito sempre direttamente a vari livelli.
A queste attività interne alla scuola si è associata fin da subito la conduzione di tutti quegli eventi che annualmente l’USI organizza per pubblicizzare i corsi e le peculiarità dell’Accademia al fine di sensibilizzare gli studenti di liceo per orientarli nelle loro scelte. La mia speciale condizione è stata anche quella di aver raccolto e consolidato nel corso di questo lungo periodo un ottimo rapporto con studi di architettura di tutto il mondo, consentendomi di gestire offerte e opportunità per tutti gli studenti.
Il mio ruolo era quello di un supervisore che sovrintendeva e governava le varie situazioni e condizioni che si verificavano, proponendo strategie e nuovi indirizzi rispetto alle posizioni e ai differenti casi che ogni studente mi esponeva rispetto alla sua mutata posizione. Così gli studenti dei vari corsi e i più maturi diplomati comprendevano la loro diversa posizione nella convinzione che l’obiettivo non fosse solamente un pensiero radicale diverso o un qualsiasi lavoro da accettare, quanto piuttosto parte di un percorso fatto, o una sosta, o una nuova ripartenza. In un certo senso ho avuto sempre come traguardo orientare gli studenti a prendere consapevolezza del peso di ogni loro scelta facendoli ragionare in modo svincolato dalla mera convinzione del «buon comportamento dello studente» rispetto alla scuola o del «buon figlio di famiglia», ma ho spinto sempre nella volontà di aiutarli a guardarsi attorno andando anche alla ricerca di stimoli in altre discipline come la letteratura, l’arte, il cinema o addirittura l’economia – ma, anche e non meno banale, facendoli osservare e riflettere sulle opportunità del mondo che ci circonda, nella convinzione che l’apprendimento nasce solo attraverso un costante superamento dell’errore; così ho cercato di insegnare loro a «sbagliare più in fretta».
Dopo questi primi 25 anni dalla sua fondazione, anche nell’Accademia di architettura di Mendrisio, come in tutte le scuole che si rispettino, si è costituita l’associazione AMA (Alumni Mendrisio Architettura). Questa associazione raccoglie al proprio interno gli ex studenti, cioè i laureati in questo arco di tempo (che sono oltre 2200, un numero già consistente per una piccola università); era già da tempo che nella nostra scuola si sentiva la necessità di riprendere i contatti con i giovani architetti che sono stati studenti dell'Accademia e hanno maturato una parte della loro vita in questi spazi. La presenza dell’associazione alimenta e promuove la possibilità di riallacciare relazioni e scambi tra ex studenti, raccontare le loro storie e tornare a rivivere l’esperienza vissuta insieme all’Accademia. Essi porteranno alla scuola un contributo concreto ponendosi come guide in relazione agli studenti attuali che oggi frequentano questi spazi e trasmettendo le loro storie, le loro fatiche, le loro entusiasmanti esperienze e i loro importanti progetti.
AMA si è costituita in modo molto serio e professionale, con un consiglio direttivo e figure istituzionali riconosciute dall’USI: tutto ciò permette di raccogliere in modo formale e sicuro i riferimenti degli ex studenti diplomati, proponendo iniziative, eventi, mostre, workshop, rapporti con le altre associazioni universitarie del mondo e con fondazioni e istituzioni culturali. Non a caso è stata celebrata la nascita dell’associazione al Teatro dell’architettura di Mendrisio con l’artista Arcangelo Sassolino, il quale ha presentato le sue opere in una conferenza dal titolo «L’esplosione della stanza accanto», che credo rappresenti in maniera esemplare l’essenza e lo spirito che muovono l’associazione dei nostri diplomati.
L’Accademia di architettura di Mendrisio – sia nei suoi obiettivi sia per scelte scientifiche – non è mai stata una scuola di tendenza, in quanto ha sempre raccolto al suo interno le contraddizioni di pensiero e di progetto che appartengono alle variegate idee sulla disciplina, formando architetti che hanno colto differenti opportunità di vita professionale e permettendo loro di far crescere e alimentare il proprio mestiere con una corretta etica di lavoro. I nostri architetti diplomati sono pieni di passione e vanno controcorrente fin dall’inizio del loro inserimento nel mondo professionale in quanto, pur mostrando una propria libertà linguistica e poetica, portano avanti una forte attenzione al senso di appartenenza a un territorio e al paesaggio, con riflessioni sul luogo, sulle relazioni morfologiche e sulla memoria culturale che mirano a dare forma alle aspirazioni di una collettività. Questi elementi li rendono diversi perché li portano a coprire quello spazio di nicchia che si trova tra teoria e pratica, tra progetto e costruzione, cosa che li contraddistingue rispetto ai loro colleghi.
Sono dispersi in tutto il mondo, questi architetti che sono passati attraverso gli spazi di Palazzo Turconi e Palazzo Canavée. Quotidianamente si sono poste davanti a loro sfide e ostacoli che con capacità ed entusiasmo hanno superato felicemente. Così credo sarà anche per i prossimi futuri diplomati, grazie anche all’impegno di AMA, perché sono convinto fermamente che questa associazione diventerà un importante riferimento per custodire lo spirito e gli ideali della nostra Accademia.
Gabriele Cappellato
Maggiori informazioni su AMA sul sito dell'associazione.