Ot­to di­men­sio­ni per pen­sa­re la du­ra­bi­li­tà del co­strui­to

André Ullal, docente al JMA Friburgo, presenta la sostenibilità ambientale non come una ricetta tecnica, ma come un campo strategico strutturato dall'analisi, dalla valutazione e dal progetto

Data di pubblicazione
16-04-2026

Punti chiave

  • La durabilità del costruito è definita come un insieme evolutivo di strategie volte a ridurre le emissioni di CO₂ del settore delle costruzioni.
  • La riduzione delle emissioni diventa un criterio di prestazione verificabile, al pari della struttura, della sicurezza o del comfort.
  • Il corso «Dimensions of Building Sustainability» proposto alla HEIA-FR organizza questo approccio in otto dimensioni e mobilita l'analisi del ciclo di vita (ACV) come strumento trasversale di supporto al progetto.

Nel saggio «Le dimensioni della durabilità del costruito», l'architetto André Ullal, docente al Joint Master of Architecture Friburgo alla HEIA-FR, propone una definizione stringente ma esigente della durabilità del costruito: non come parola d'ordine né come raccolta di buone intenzioni, ma come insieme di strategie volte a ridurre le emissioni di CO₂ del settore edilizio. Il pregio della sua argomentazione sta innanzitutto nell'evitare due derive frequenti. Da un lato, l'autore non presenta la sostenibilità come un paradigma del tutto inedito; dall'altro, non la riduce a un semplice aggiornamento tecnico della pratica. Ricordando che essa rimane radicata nel programma modernista, mostra come l'architettura sostenibile prolunghi un'ambizione di trasformazione del mondo, ma in un contesto ormai dominato dal cambiamento climatico e dalla necessità di far evolvere — al di là degli edifici stessi — i quadri culturali, economici e istituzionali.

Questa posizione ha una conseguenza importante: la sostenibilità non può più essere trattata come una specialità periferica. Diventa un criterio di prestazione generalizzato, al pari della struttura, della sicurezza o del comfort. André Ullal afferma con chiarezza che la riduzione delle emissioni di CO₂ si impone come indicatore necessario e verificabile della concezione e della costruzione. L'insistenza sulla misurazione è decisiva, perché sottrae la sostenibilità al registro del discorso per farla entrare in quello della valutazione. Ma l'autore si preoccupa di evitare un'altra trappola: quella di una quantificazione senza progetto. Ridurre le emissioni non basta a produrre architettura. Il testo scarta implicitamente due semplificazioni: il gesto isolato — come l'uso emblematico di un materiale presentato come virtuoso in sé — e la fascinazione per edifici iperperformanti sul piano tecnico ma privi di qualità architettonica. Per questo l'articolo difende una comprensione olistica della durabilità del costruito. Non si tratta più, per architetti e ingegneri, di applicare una soluzione tipo — struttura in legno, pompa di calore, sistema sofisticato — ma di comprendere le trasformazioni più profonde che queste scelte implicano. La sostenibilità coinvolge i materiali, le filiere di approvvigionamento, i sistemi costruttivi, le tecnologie integrate, i quadri decisionali e, più in generale, le condizioni in cui l'ambiente costruito può sostenere la vita sociale entro i limiti planetari.

La presentazione del corso «Dimensions of Building Sustainability», integrato nel Joint Master of Architecture Friburgo alla HEIA-FR, conferisce a questa riflessione una concreta portata pedagogica. La tassonomia in otto dimensioni — valutazione, regolazione, armonia, materialità, longevità, tecnologia, circolarità e reti — ha il merito di ordinare un campo spesso dispersivo. Mostra inoltre che la sostenibilità non è riducibile all'energia o alla scelta dei materiali, ma attraversa l'intero progetto. L'ACV, mobilitata in modo trasversale, svolge qui un ruolo strutturante. Grazie a un calcolatore semplificato basato su KBOB, gli studenti imparano a confrontare scelte e a oggettivare i loro effetti. La posta in gioco del corso, come la formula l'autore, è quindi meno quella di produrre risposte automatiche che formare professionisti capaci di giudicare, gerarchizzare e prendere posizione in modo critico in un ambito diventato centrale per l'architettura contemporanea.