Tra due at­ti:

Il sipario si chiude e si riapre

Da gennaio Archi diventa espazium quaderni: una nuova identità che rinnova la tradizione della rivista e apre a un pensiero editoriale più ampio e transdisciplinare sulla cultura del progetto e della costruzione. Un passaggio d’epoca, fedele alle proprie radici.

Data di pubblicazione
11-11-2025

Between two acts: the curtain falls, and a new one rises, English version at this link

Siamo giunti alla fine di un ciclo: da gennaio Archi cambierà nome e diventerà espazium quaderni. Un cambiamento che riaccende domande antiche, riflette un contesto mutato e coinvolge l’intero universo espazium. Con rispetto per la storia e l’energia di chi guarda avanti, abbiamo il compito di «tradurre» la rivista nel futuro, ossia trasportarla e dare forma a un pensiero editoriale rinnovato. Questa volontà trova espressione nel nuovo sottotitolo: Rivista svizzera di cultura del progetto e della costruzione. Lo sguardo si amplia e insieme si precisa: la progettazione diventa il centro di gravità attorno al quale ruotano tutte le competenze disciplinari. Pochi progetti, approfonditi, di cui questo numero offre un primo assaggio. Nel 2026 la rivista continuerà a trasformarsi, consolidando i legami tra le tre testate espazium. La radice comune del nome e la copertina saranno fili conduttori e luoghi visivi in cui ogni redazione racconterà la propria visione della Baukultur. I cambiamenti richiederanno tempo: la copertina è solo il primo passo. Affronteremo i temi nella loro complessità transdisciplinare, intrecciando aspetti tecnici e umanistici, nella convinzione che le opere siano le parole con cui le professioni raccontano se stesse. Il nostro sarà un lavoro di affinamento: il DNA della rivista non viene smentito, ma attualizzato. Nuovi strumenti, competenze e filoni di ricerca rinnovano le domande fondamentali sul «costruire». Dal 1910, con la fondazione della Rivista Tecnica della Svizzera Italiana, molte metamorfosi hanno segnato il cammino: dal bollettino tecnico alla rivista strutturata, fino a una visione sincretica in cui il dialogo tra discipline è diventato chiave del progetto e del pensiero sul costruire. Rivista Tecnica e Archi sono state specchio del territorio, riflettendone la cultura e innescando dibattiti, come ricorda anche Fondamenta, il dossier digitale che invita a rileggere la limpida attualità della storia .

La rivista ha sempre dato spazio a progetti, discussioni e figure di rilievo internazionale. In questo equilibrio tra radicamento locale e apertura globale si è nutrita la sua identità. Già nel 1938 si parlava di infrastrutture alpine e delle acque dei laghi come risorsa futura: temi che, insieme ad AlpTransit e ai collegamenti ferroviari, hanno attraversato decenni di dibattiti. Ci soffermiamo sulle pagine dell’ultimo numero del 1972: un distillato di interessi e di epoche, propone Terragni e il razionalismo, Fahrenkamp e Weidemeyer, un giovane Livio Vacchini impegnato nel restauro dell’albergo Monte Verità e riflessioni sull’arredamento e sul lavoro di Mies van der Rohe. E se, come suggeriva Mies, il gesto primario è accostare con cura due mattoni, speriamo che questo numero dedicato all’abitare sia insieme saluto ad Archi e inizio di un percorso rinnovato.