Le fra­gi­li ra­di­ci del­la no­stra sto­ria

Il 23 marzo la Casa del Fascio di Como ha ospitato la conferenza Gli Asili del Razionalismo, in occasione della riapertura per le Giornate FAI di Primavera dell’Asilo Sant’Elia di Terragni e dell’Asilo Garbagnati di Cattaneo, indagandone storia, progetto e prospettive future.

Data di pubblicazione
11-09-2025
Matteo Moscatelli
Architetto e PhD, docente al Politecnico di Milano, redattore espazium quaderni

In occasione della riapertura per le Giornate di Primavera del FAI dell’Asilo Sant’Elia a Como (1936-1937) di Giuseppe Terragni e dell’Asilo Garbagnati a Cermenate (1935-1937) di Cesare Cattaneo,1 lo scorso 23 marzo si è tenuta presso la Casa del Fascio (1932-1936) di Como una conferenza su Gli Asili del Razionalismo organizzata dal Comune di Como, dal FAI – Fondo Ambiente Italiano e dall’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Como, in collaborazione con l’Archivio Terragni e con l’Archivio Cattaneo.

L’incontro si è proposto di raccontare queste opere ripercorrendone le vicende passate (dalle loro specificità dal punto di vista insediativo-compositivo, materico-costruttivo e distributivo-funzionale fino alla gestazione dei progetti e alla ricostruzione della vita degli edifici dalla realizzazione fino a oggi) e ipotizzandone i possibili scenari futuri. Sul primo aspetto si sono focalizzate l’analisi sull’Asilo Sant’Elia di Chiara Baglione (docente di Storia dell’architettura al Politecnico di Milano),2 la riflessione sull’Asilo Garbagnati di Mario Di Salvo (architetto e autore di diversi saggi su Cesare Cattaneo)3 e il confronto tra i due edifici proposto da Paolo Brambilla (architetto e autore di una pubblicazione sull’Unione Lavoratori dell’Industria), mentre del secondo tema hanno discusso Maria Mimmo (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Como) e Francesca Albani (docente di Conservazione dell’edilizia storica, POLIMI e di Architettura e Materiali, AAM).
Se l’evento si è incentrato sul «cosa» i due asili rappresentino, sembra essere ancora oggi necessario ribadire il «perché» opere come queste, così importanti ma anche così fragili, vadano raccontate, protette, sottratte all’incuria e all’oblio.
Viviamo in un territorio dalle profonde radici culturali, un prezioso custode di storia e di storie. Come già osservato in altre occasioni,4 Como è allo stesso tempo un palinsesto che nasce dal sovrapporsi di più città – la Como romana, medievale, ottocentesca, moderna e contemporanea, ma anche la Como esistente e scomparsa, tangibile e intangibile, realizzata e possibile – e un arcipelago costituito dai monumenti-isole che compongono i suoi ineguagliabili itinerari.

Gli edifici immaginati ormai cento anni fa da questi autori – e non ci limitiamo ai due che abbiamo già citato o alle sole opere costruite – sono capisaldi culturali a livello non solo locale, pur se tante siano state le testimonianze di chi ancora li riconosce come punti di riferimento o, nel caso specifico degli asili, di chi li ha effettivamente frequentati. Uscendo dai confini della nostra città (ma forse potremmo dire anche della nostra regione e del nostro Paese), questi edifici sono fondamentali perché in essi si cristallizzano le sperimentazioni pioniere dell’architettura moderna italiana, gli esiti di una vera e propria battaglia di metodo e di linguaggio rispetto a un modus operandi ritenuto ormai obsoleto che si è articolata, nella prova del progetto, in tre temi ricorrenti.
Il primo aspetto, di cui è esemplare la Casa del Fascio di Como, è il superamento della decorazione in favore della ricerca sull’espressività dei materiali. A caratterizzare l’opera non sono più infatti i capitelli, le cornici o i frontoni dell’architettura antica ma quella sensibilità alle proprietà dei materiali che, come in questo caso, produce un continuo avvicendarsi di superfici trasparenti e opache, riflettenti e traslucide, grezze e finite e, al contempo, quella perfetta corrispondenza geometrica tra spazi e tessiture materiche in cui si manifesta la costruzione della forma attraverso la chiarezza delle proporzioni.

Il secondo tema è il superamento della struttura muraria in favore della struttura a telaio. L’Asilo Sant’Elia a Como, caso esemplare di questa modalità,5 presenta una struttura puntiforme a sezione rettangolare interessata da continue variazioni (orientata perpendicolarmente e poi parallelamente alla facciata principale, posta all’interno e poi all’esterno dell’edificio, come sostegno della copertura o come registro dell’ingegnoso sistema delle tende esterne) che, da questo punto di vista, costituisce un vero e proprio cambio di paradigma, non solo costruttivo ma anche spaziale.
Il terzo è l’accantonamento della simmetria in favore della regolarità, che risulta subito evidente se esaminiamo il modo in cui è plasmato il corpo di fabbrica dell’Asilo Garbagnati a Cermenate. I volumi sono tutti assemblati secondo la geometria dell’angolo retto, ma nessuno di essi è ancorato al vincolo della specularità; le molteplici funzioni presenti all’interno dell’edificio (il nucleo centrale per le attività ricreative, l’ambulatorio, le aule, il refettorio, l’alloggio delle suore) ma anche il diverso ruolo urbano dei due fronti urbani (quello principale verso la strada comunale e quello laterale sulla via verso il Cimitero di Asnago) determinano infatti un differente proporzionamento dei singoli blocchi e un disegno delle aperture continuamente variato.
La Casa d’affitto a Cernobbio (1938-1939), sempre di Cesare Cattaneo, esprime invece un principio più sottile.

L’impressione di equilibrio instabile trasmesso dalla sua facciata deriva infatti da un raffinato gioco compositivo nel quale due piani di per sé speculari – quello arretrato delle aperture e quello aggettante dei balconi – slittano orizzontalmente uno sull’altro generando una configurazione d’insieme asimmetrica, una composizione dinamica che scaturisce dalla sovrapposizione di piani simmetrici traslati.
Tornando a Terragni, lo stesso aspetto si può rilevare nella già citata Casa del Fascio. La prima variazione riguarda la configurazione volumetrica, con la forma quadrata del perimetro che viene messa in discussione dalla corte, rettangolare e decentrata rispetto a esso. Un altro aspetto riguarda l’assetto strutturale, la cui ripetizione modulare si interrompe in due sole situazioni: sul lato est verso la scala, con il restringimento della campata, e sul fronte verso ovest, con la dilatazione del passo che permette di dare maggior respiro al pronao d’ingresso.
L’unicità di queste opere, come accennavamo, non risiede però solo nel portare alle nostre latitudini le espressioni più innovative del dibattito europeo, ma nella capacità di interpretare tale linguaggio secondo una declinazione locale, che introduce alcune variazioni significative rispetto al Movimento moderno internazionale.
Questo aspetto è evidente nei due ambiti di relazione che gli architetti del Razionalismo lariano sviluppano.

Il primo è quello con la città. Negli anni in cui Le Corbusier immagina per Parigi il Plan Voisin (1922-1925), un’idea di città in cui il tessuto storico può essere interpretato come una tabula rasa – cancellandone segni e tracce per far posto a una sequenza di grattacieli cruciformi, uguali ed equidistanti, privi di qualsiasi relazione con il tessuto esistente6 – Giuseppe Terragni (insieme a Piero Bottoni, Luigi Dodi, Gabriele Giussani, Pietro Lingeri, Mario Pucci, Renato Uslenghi e lo stesso Cesare Cattaneo) elabora il Piano Regolatore di Como (1933-1934), un progetto che si distingue per l’esplicita attenzione ai diversi livelli del costruito e si traduce nella valorizzazione delle sue emergenze monumentali (tra queste la chiesa di San Fedele e alcune costruzioni significative del quartiere della Cortesella).7
Il secondo è il rapporto con la dimensione umana. Mentre nel caso del maestro svizzero infatti il progettare intorno all’uomo significa soddisfarne innanzitutto le necessità materiali – e da questo discende l’invenzione del Modulor, che consiste sostanzialmente in una scala antropometrica di misure messa a punto per una più armonica e funzionale definizione di spazi e arredi8 – nel caso di Cattaneo questa stessa radice si connota di un’attenzione rivolta anche alle necessità spirituali che lo porta – come dimostra il principio ispiratore della Casa per la famiglia cristiana (1942), un edificio residenziale aperto a possibili ampliamenti nel tempo9 – a pensare all’uomo come generatore di una piccola comunità, come essere vivente che reclama uno spazio dove abitare in modo confortevole e svolgere le sue quotidiane attività e come un’entità che va supportata nel suo scopo ultimo, quello di creare una famiglia che possa svilupparsi di generazione in generazione.
Questa singolare lungimiranza, potremmo dire la misura urbana e la misura umana del Razionalismo, ha depositato proprio a Como (ma anche a Cermenate, Cernobbio, Lissone, Rebbio, Seveso) i suoi frutti migliori.

Pur se assai sovraesposto, un celebre pensiero di Marcel Proust sembra allora ben sintetizzare, in conclusione, il principio che ha accompagnato questa due giorni di visite e di riflessioni. «Il viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi», scrive l’autore di À la recherche du temps perdu. In altre parole non è necessario andare tanto lontano, per scovar la Bellezza, basta riscoprire (ri-considerandoli, ri-studiandoli, ri-visitandoli) i capolavori di cui le nostre città sono costellate. Proprio questo obiettivo ha ispirato la riapertura degli asili e la conferenza del 23 marzo alla Casa del Fascio. Un’occasione utile a farci capire quanta ricchezza c’è nel nostro territorio, a farci conoscere la ricerca paziente di due grandi architetti, a farci comprendere quanto sia importante non ridurre i due asili del Razionalismo a un patrimonio fossile che è possibile lasciare deteriorare e morire, ma invece custodirli come straordinari avamposti della cultura e del saper fare, che guardano all’Europa ma allo stesso tempo alle nostre città, e che per questa unicità meritano di essere tutelati e valorizzati.

 

Note

1 Nell’occasione della riapertura, presso l’Asilo Garbagnati è stata organizzata una mostra riguardante lo stesso edificio. Cfr. A. Avon, O. Selvafolta, G. Ciucci, (a cura di), Asilo Garbagnati ad Asnago, Archivio Cattaneo, Cernobbio 2025.

2 Cfr. C. Baglione, Asilo infantile Sant’Elia a Como, in G. Ciucci, Giuseppe Terragni. Opera completa, Electa, Milano 1996, pp. 453-464.

3 Cfr. M. Di Salvo, Anche su Cattaneo ben pochi sono gli studi… (1968) e Cesare Cattaneo: oltre il Razionalismo (1968) in Id., Riflessioni d’architettura, Archivio Cattaneo, Cernobbio 2014, pp. 93-107.

4 Cfr. M. Moscatelli, Lo spazio pubblico, la città e la storia, Maggioli, Milano, pp. 34-35 e M. Moscatelli, Como, arcipelago e palinsesto, «L’Ordine», inserto culturale de «La Provincia», 14.11.2021, p. 3.

5 Tra le tante differenze tra i due edifici, una delle più importanti per le conseguenze spaziali che determina è quella che riguarda il tema strutturale: l’Asilo di Terragni presenta una struttura a telaio, quello di Cattaneo una struttura muraria.

6 Cfr. Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Œuvre complète, vol. 1 (1910-1929), Birkhäuser, Basilea 1995, pp. 109-119. Sul rapporto tra architettura, natura e città nel confronto tra il Plan Voisin e la Broadacre City di Frank Lloyd Wright cfr. Vittorio Gregotti, Il territorio dell’architettura, Feltrinelli, Milano 1966, p. 92.

7 Cfr. M. Moscatelli, La misura urbana di Giuseppe Terragni, LetteraVentidue, Siracusa 2021, pp. 77-82.

8 Principi geometrici e applicazioni pratiche del Modulor sono riportati nei due testi pubblicati sull’argomento da Cfr. Le Corbusier, Le Modulor (1948) e Id. Le Modulor 2 (1955), Gabriele Mazzotta, Milano 1974.

9 La Casa per una famiglia cristiana è raccontata in diverse pubblicazioni dell’Archivio Cattaneo. Tra queste È Dio il vero tema. Cesare Cattaneo e il sacro, Archivio Cattaneo Editore, Cernobbio 2011 e G. Ciucci, Cesare Cattaneo e le “case isolate”, Archivio Cattaneo Editore, Cernobbio 2018.