Ren­de­re pro­dut­ti­vo il pas­sa­to

Data di pubblicazione
17-04-2026

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Noi, curatori ospiti di questo numero, abbiamo organizzato la terza edizione del Future of Construction Symposium: Making the Past Productive (4-6 novembre 2024) all’Accademia di architettura di Mendrisio (AAM). Il convegno, promosso da ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETHZ) attivi nei campi dello spatial sensing, della fabbricazione digitale e della robotica, si è affermato, fin dalla sua nascita nel 2022, come piattaforma di dialogo tra architetti, ingegneri, (specialisti, esperti, ricercatori, studiosi) scienziati dei materiali e della conservazione, professionisti della fabbricazione digitale e rappres­entanti dell’industria. L’obiettivo è l’esplorazione dell’intersezione tra vincoli ambientali, progressi tecnologici e mutevoli aspettative sociali nella pratica. Anziché separare innovazione e storia dei materiali o la pratica dalla ricerca, il simposio considera la costruzione come un campo cumulativo e legato al contesto, plasmato da forze ambientali, tecniche e istituzionali, che favoriscono lo scambio tra ambito accademico e industriale.

In qualità di ricercatori, innovatori e professionisti nei campi della conservazione del patrimonio, della ricerca edilizia, dell’architettura, del design computazionale e della fabbricazione digitale, ci siamo riuniti in una visione condivisa. Nel contesto della profonda trasformazione del settore delle costruzioni, riteniamo che lezioni preziose possano essere tratte dalle pratiche del passato, dai loro metodi, processi, progressi tecnologici e approcci sperimentali, siano essi riusciti o meno.

Ciò non implica la replica di tecniche storiche, ma il riconoscimento che molte sfide contemporanee non sono nuove. La costruzione è sempre stata condizionata da carenze di materiali e manodopera, limiti ambientali e rapide trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche. Studiare come le generazioni precedenti hanno affrontato vincoli analoghi rivela i processi costruttivi come depositi di conoscenza, offrendo principi di efficienza materiale, intelligenza strutturale e progettazione sensibile al clima – qualità sempre più rilevanti nelle attuali condizioni di pressione ambientale.

Questa prospettiva risulta particolarmente significativa nella trasformazione del patrimonio edilizio esistente. Come dimostrano diversi contributi, tali trasformazioni sono strettamente legate ai materiali e ai processi costruttivi. 
Riutilizzo e adattamento dipendono dal modo nel quale i materiali invecchiano, si degradano e possono essere rielaborati. Processi materiali con storie lunghe e stratificate, come quelli legati al legno, alla terra e al calcestruzzo, vengono ripensati nella pratica contemporanea per ridurre le principali fonti di emissioni di CO2; in particolare il calcestruzzo è oggetto di una rinnovata valutazione sia da parte dell’industria sia delle startup, con l’obiettivo di sviluppare modalità più sostenibili di impiego.

Il simposio Future of Construction 2024 è stato organizzato attorno a due temi interconnessi: Building Stock & Circularity e Digital Processes & Fabrication, che riflettono traiettorie centrali nel dibattito architettonico e costruttivo contemporaneo. Alla loro intersezione emerge un futuro della costruzione più produttivo e sostenibile. Con il crescente rilievo di riparazione, manutenzione, durabilità, circolarità e riuso, diventano sempre più evidenti i limiti dei modelli lineari ed estrattivi. Sebbene le tecnologie contemporanee stiano trasformando la costruzione a diverse scale, la sola tecnologia non è sufficiente a risolvere tutte le problematiche. I contributi di questo numero dimostrano che tali questioni richiedono sia un confronto con il contesto esistente e con i metodi progettuali e costruttivi del passato, sia lo sviluppo di una relazione più simbiotica tra tecnologia, sostenibilità e costruzione.

Attraverso l’intero numero emerge una narrazione condivisa sulla necessaria trasformazione dell’ambiente costruito, in particolare rispetto a sostenibilità, costruzio­ne circolare e approcci rigenerativi, come discusso da Stuart Smith e Clemens Wögerbauer. Questa prospettiva si riflette anche nei progetti di Ilmer Thies Architekten sulla ristrutturazione circolare e l’utilizzo di materiali innovativi, così come nelle tecnologie delle casseforme in carta di Foldcast che riducono l’uso di calcestruzzo o dai sistemi ibridi a ­basse emissioni di carbonio di Rematter, costituiti da solai in legno e terra compattata.

L’impiego di quest’ultima è ulteriormente approfondito da Mirjam Kupferschmid e Roger Boltshauser come applicazione concreta nell’architettura. Parallelamente, l’innovazione tecnologica riveste un ruolo centrale: Design++, Robert Flatt e i suoi colleghi si occupano di conservazione basata sull’intelligenza artificiale, produzione robotizzata e convergenza tra intelligenza artificiale, realtà estesa (XR) e robotica – sviluppi che trovano ulteriore riscontro nelle applicazioni di MESH e LAYERED.

A complemento degli sviluppi materiali e tecnologici, il numero mette in evidenza il cambiamento di mentalità necessario per affrontare incertezza, complessità e pianificazione futura. Carole Pont Bourdin, Sarah Kristin Schalles, e Birgitta Schock sottolineano l’importanza della previsione e dell’adattabilità, mentre Ioannis Mirtsopoulos e Jacqueline Pauli evidenziano la necessità di integrare conoscenza storica e intelligenza artificiale. Pierre Chèvremont e Lidor Gilad estendono ulteriormente il dialogo tra passato e futuro nell’esplorazione dell’IA come strumento per interrogare la storia dell’architettura. Nel loro insieme, queste prospettive delineano il futuro della costruzione come un’interazione tra circolarità, innovazione digitale e approcci centrati sull’uomo, nel pensare, collaborare e costruire in condizioni di incertezza, apprendendo dal passato.

Questo numero riunisce contributi eterogenei per estendere la discussione avviata nel simposio del 2024, delineare nuove direzioni e anticipare il Future of Construction 2026 symposium presso l’ETHZ. Piuttosto che convergere in una posizione unica, i contributi mantengono la loro specificità pur essendo uniti da un’attenzione condivisa verso sostenibilità, circolarità e valore della collaborazione interdisciplinare. Essi condividono l’attenzione per il patrimonio edilizio esistente e riconoscono che l’innovazione tecnologica deve rimanere radicata nelle realtà materiali e costruttive. Allo stesso tempo, molti degli approcci promettenti presentati faticano ad affermarsi su larga scala. Pur variando le ragioni, invitiamo i lettori a mettere in discussione norme standardizzate, avverse al rischio, e quadri normativi che modellano il settore delle costruzioni. Riconoscere tali ostacoli è essenziale affinché innovazione e nuove prospettive sul patrimonio possano contribuire in modo significativo alla trasformazione futura dell’ambiente costruito.