The Buck­min­ster Ful­ler Pro­ject

Milano Arch Week - Politecnico di Milano, Triennale di Milano

Le cupole geodetiche di Buckminster Fuller, simbolo di innovazione e sostenibilità, tornano protagoniste con il “Buckminster Fuller Project” alla Milano Arch Week 2025. Una nuova installazione in legno celebra visione, sperimentazione e il motto “Doing More with Less”.

Data di pubblicazione
11-11-2025

Doing More with Less
 

Buckminster Fuller (1895-1983) è stato un architetto, un ingegnere, un designer, un cartografo, un inventore. Ed anche un visionario, un sognatore, un filosofo, un utopista, autore di un grande numero di scritti. Di certo una delle figure più interessanti del secolo scorso, il suo lavoro è stato costantemente animato dalla ricerca di nuove soluzioni progettuali e dalla sperimentazione su metodi e materiali.

Nella ricchissima e eterogenea produzione, un posto particolare occupano i progetti per le cupole geodetiche. Questi oggetti trasparenti, leggeri, frutto di un accurato studio sulla geometria delle forme e sui loro rapporti, sono, con molta probabilità, tra le opere più conosciute di Buckminster Fuller, che per lunghi anni ne declinò più versioni, a diverse scale e con diversi materiali, prefigurandone molteplici utilizzi. I vari esempi, originali o attuati in seguito non per sua mano, in America come in Europa e in Asia, sono parte e testimonianza del lungo processo di invenzione e sperimentazione che intraprese in più campi e con costanza nella sua lunga carriera. 

Il brevetto fu registrato nel 1954, lo stesso anno in cui una cupola fu realizzata nei giardini della Triennale di Milano. Così leggiamo nel Manifesto dell’Esposizione: 

“La X Triennale, la prima nostra internazionale dedicata al disegno industriale, afferma la necessità di una più stretta collaborazione tra il mondo della creatività e quello della produzione industriale … Degni di nota sono il Labirinto dei ragazzi del gruppo B.B.P.R. e l’Abitazione a cupola geodetica [di] Fuller.” (Manifesto per la X Triennale di Milano, 1954, Prefabbricazione e Industrial Design).

Tra i numerosi esemplari realizzati, ricordiamo qui soltanto le cupole realizzate in America negli anni ‘50 per scopi militari, il padiglione di Expo 1967 a Montreal (76 mt - 249 ft - di diametro e 62 mt - 203 ft- di altezza), o ancora, nello stesso anno, la cupola per il Festival dei Due Mondi a Spoleto. Ma appunto la versatilità di questa tipologia ne rese possibili diverse declinazioni.


Simbolo di visione e sperimentazione nel secolo scorso, le cupole geodetiche riaffiorano oggi con sorprendente attualità. La loro struttura leggera, modulare ed energeticamente efficiente soddisfa molti dei principi alla base dell’architettura sostenibile contemporanea. Per questo oggi non rappresentano soltanto una innovativa eredità del passato, ma un modello concreto di progettazione circolare e adattiva, capace di evolversi tra funzioni residenziali, espositive e collettive, in sintonia con le esigenze del nostro tempo.

In occasione della Milano Arch Week 2025 un gruppo di lavoro, composto da architetti e ingegneri, ha voluto rendere omaggio a questa invenzione e al suo artefice, proponendo il “Buckminster Fuller Project” iniziativa culminata nella realizzazione di una cupola in legno, ispirata a quella realizzata da Fuller a Bear Island, l’isola del Maine di proprietà della famiglia. 

Nell’occasione, molte competenze si sono unite e hanno agito in stretta collaborazione.

Il contributo di Deacon Marvel, architetto di Boston, pronipote di Fuller e attivo studioso della figura di questa affascinante figura di intellettuale, architetto, inventore, è stato fondamentale. Deacon Marvel ha promosso e realizzato, in anni recenti, un grande numero di cupole, sperimentando e esplorando le molteplici soluzioni prefigurate da Fuller, muovendo da una attenta ricostruzione del processo progettuale originario. 

Le cupole geodetiche di Buckminster Fuller offrono l’occasione per riflettere sullo stretto, inscindibile legame tra il passato e il futuro. Sul legame tra la Storia, testimone del lungo processo creativo e di ricerca ceh ha portato alla loro ideazione e realizzazione, e l’attualità, il futuro. 

Un presente e un futuro in cui, come ci ricorda Mauro Martino (scienziato e artista, MIT-IBM Research), ospite dell’iniziativa, grazie ai nuovi strumenti offerti dall’Intelligenza Artificiale, è possibile proseguire le ricerche di Fuller e aprire nuovi scenari di sperimentazione. 

L’incontro di Geometria e Matematica, di Natura e Scienza, di Passato e Futuro, tutto questo, coniugato al motto Doing More with Less, rende ancora oggi vivo e attuale l’interesse per questa particolare invenzione, frutto di una delle menti più interessanti del XX secolo, offrendo stimolo a nuove ricerche e sperimentazioni sul tema. 

L’installazione è visibile nella terrazza del campus Leonardo del Politecnico di Milano (Via Bonardi) fino al 15 novembre.

 

The Buckminster Fuller Project 

 

A cura di Mariacristina Loi e Ingrid Paoletti (Dipartimento ABC, Politecnico di Milano)

 

In collaborazione con: Arch. Deacon Marvel, The Estate of R. Buckminster Fuller

 

Team: Fabio Bazzucchi, Danilo Casto, Maria Giovanna Di Bitonto, Federica Pradella, Sara Rampoldi, Saverio Pasquale Spadafora, Mattia Giannetti, Luca Ofria, Erica Scribano, Giacomo Marani

 

Con il contributo di: ATI Project, LignoAlp, Rimond, Aivox, Indorama Ventures, Evangelisti di Passarin Amerigo, MaBa.SAPERLab

 

Si ringraziano i curatori della Milano Arch Week Nina Bassoli e Matteo Ruta, la Triennale di Milano, il Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito, ABC, del Politecnico di Milano