Dieci anni di WISH

Sei domande a Martino Pedrozzi, architetto EPFL, dal 2003 responsabile del WISH

Il WISH, Workshop on International Social Housing, che si svolge ogni anno all’Accademia di Architettura di Mendrisio, ha come obiettivo la pianificazione di alloggi sociali in città di Paesi in via di sviluppo con una forte crescita urbana.

Date de publication
19-12-2013
Revision
12-10-2015
Laura Ceriolo
Architetto, dottore di ricerca in storia delle Scienze e Tecniche Costruttive

Laura Ceriolo: Come nasce il workshop?
Martino Pedrozzi: Il workshop nasce nel 2003. L’idea è integrare l’offerta formativa dell’Accademia di Architettura di Mendrisio con un progetto didattico che offra un contributo concreto sul tema dell’alloggio sociale. La prima occasione si è presentata grazie a una collaborazione con l’Instituto de Vivienda Social di Tucumán, in Argentina: lo studio di alcuni siti nella periferia della città, realmente destinati ad abitazioni sociali, è stato il banco di prova del progetto. Se pur in ambito accademico, infatti, il workshop ha sempre cercato di offrire delle alternative possibili a una progettazione troppo spesso distratta e decontestualizzata.

Quali sono gli obiettivi del workshop e in che modo si struttura?
Ogni anno il workshop indaga il tema del social housing in un paese diverso, offrendo così una proficua contaminazione culturale. Nel solco dello scambio culturale, si inserisce anche l’opportunità di contribuire attivamente al dibattito accademico, politico e professionale. Il dialogo con amministrazioni e università partner locali è fondamentale, crediamo infatti che collaborando con attori differenti per interessi e competenze si possa trovare una risposta più ricca al tema. Wish si tiene durante i mesi estivi e si articola in tre fasi: un viaggio nel paese dell’edizione, un periodo di due settimane in cui si studia il luogo di progetto e una fase di progettazione che rappresenta la sintesi delle ricerche svolte e si concretizza in quattro settimane presso l’Accademia. Durante il corso intervengono degli specialisti, offrendo contributi su argomenti specifici e partecipando attivamente al dibattito che si svolge durante le critiche dei progetti.

Quanti studenti vi possono partecipare e come sono selezionati?
Il gruppo è costituito da 10 studenti master dell’Accademia e 5 dell’università partner: lo scambio culturale rappresenta un elemento imprescindibile per il corso. La scelta prevede la presentazione da parte degli studenti delle valutazioni degli esami, di un portfolio composto di tre progetti, di una lettera di motivazione e di un curriculum vitae: ogni tassello serve a raccontare un aspetto della propria vita e della carriera universitaria, dagli interessi personali alle attività svolte fuori e dentro l’università.

Quali sono i riscontri concreti ottenuti finora dal corso?
wish è un corso universitario e come tale si propone di contribuire alla formazione dei futuri architetti. Alcuni studenti hanno saputo mettere a frutto l’esperienza di Wish trovando soddisfazione professionale proprio nell’ambito dell’alloggio sociale. Oltre all’attività svolta in seno all’Accademia il workshop ha trovato un risvolto concreto nell’edizione tenutasi in Armenia. In collaborazione con la Cooperazione Svizzera allo Sviluppo e con le amministrazioni locali il workshop è stato pensato come un concorso aperto agli studenti per la progettazione di un masterplan nella città di Goris, di cui si è realizzata una prima tappa.

Nel 2012 la città prescelta per il workshop è stata Boston: una scelta apparentemente non in linea con le precedenti destinazioni.
L’interesse per gli Stati Uniti è nato nel 2008, anno in cui la crisi economica ha coinvolto ampie fasce della popolazione di una nazione che è una potenza economica e politica. È stato stimolante lavorare in un territorio dove l’acuirsi delle difficoltà ha fatto emergere delle criticità inespresse spesso sopite dietro la maschera del luogo comune. Una deviazione proficua nel percorso intrapreso nei nove anni precedenti, che ha trovato nell’università di Harvard un partner d’eccezione.

Ritiene sia importante la collaborazione con altri professionisti e docenti dell’Accademia?
Il workshop ha sempre cercato di arricchire la progettazione con interventi di professionisti e docenti: un’integrazione indispensabile per cercare risposte progettuali complete e di ampio respiro. Wish ha spesso collaborato con professionisti ticinesi, come Dario e Mirko Bonetti, Felix Wettstein, Giacomo Guidotti, Andrea Pedrazzini, Sandra Giraudi, Enrico Sassi, Massimo Laffranchi o Jachen Könz e ha avuto l’onore di interloquire con grandi personalità del mondo dell’architettura, come Livio Vacchini, Leonardo Benevolo, Peppo Brivio, Angelo Mangiarotti e Balkrishna Doshi. Un rapporto privilegiato resta chiaramente quello con l’Accademia: molte le collaborazioni, concretizzatesi in conferenze, seminari e contributi sui progetti. Marc Collomb, Mario Botta, Marianne Burkhalter, Alfredo Pini e Jacques Gubler ne sono una significativa testimonianza.

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