«Il confi­na­mento ri­con­ferma la cru­cia­lità della re­la­zione in­terno-es­terno»

Oggi lo studio luganese di Catherine Glaeser Tibiletti e Stefano Tibiletti è vuoto: i loro nove dipendenti lavorano da casa. Quali strategie permettono di coordinarne gli incarichi, e quali scoperte porta con sé il telelavoro? Tra séances, adattamento, sostenibilità e riconferma delle priorità dell'abitare.

Date de publication
11-04-2020

Catherine Glaeser Tibiletti – La mattina vado in studio, rispondo alle poche telefonate che arrivano al segretariato, prendo la posta, lavoro dalla mia postazione. Sono sola in un ufficio di 230 metri quadrati…

Espazium – Come il vostro, anche molti altri studi d'architettura al momento sono vuoti o semi-vuoti a causa del Covid-19. Quali sono le conseguenze del virus sui vostri incarichi?
Catherine Glaeser Tibiletti – Noi abbiamo un solo cantiere di dimensioni importanti a Coldrerio, con tre edifici: è tutto fermo, così come i cantieri più piccoli che stiamo seguendo, relativi a delle ristrutturazioni. Per tutti questi progetti le date di consegna sono state rinviate.

Quali misure avete attuato nel vostro ufficio per continuare a lavorare?
Catherine Glaeser Tibiletti – Il nostro studio è composto da due titolari, una segretaria a tempo parziale e otto architetti a tempo pieno. Per far fronte alla situazione coronavirus ci siamo organizzati, in una prima fase, con il telelavoro: ogni collaboratore ha portato il proprio computer a casa e lavora da lì. Un problema che sorge è quello dei backup: ora non sono più impeccabili e rischiamo quindi di perdere dei dati. Per coordinare il lavoro da casa degli impiegati, Stefano fa regolarmente delle séances con loro in Zoom o Teams.
Nella seconda fase, ovvero nei prossimi mesi, lavoreremo a tempo ridotto, perché alcuni incarichi sono in sospeso e altre consegne sono state posticipate, dato che i cantieri sono fermi. Stiamo pensando di iscriverci a dei concorsi di architettura.

I concorsi ancora aperti però sono pochi in Ticino…
Stefano Tibiletti – Già… la possibilità di partecipare a dei concorsi dipende in gran parte dal lavoro degli uffici comunali e cantonali, che hanno posticipato i termini e le consegne. Saremmo anche grati ai comuni se riaprissero gli sportelli il prima possibile, soprattutto per permettere la consultazione dei documenti ai confinanti e per riattivare la pubblicazione delle domande di costruzione, al momento sospesa.

Come sono cambiate nella situazione attuale le vostre mansioni di titolari dello studio?
Stefano Tibiletti – Quel che è soprattutto cambiato è il processo di coordinamento del lavoro degli impiegati: farlo a distanza, tramite chiamate e teleconferenze, è lungo e richiede di passare molto tempo davanti allo schermo. Per semplificare il tutto abbiamo diviso i nostri collaboratori in sottogruppi con cui ci sentiamo ad orari diversi, cosa che ci permette di alleggerire parzialmente il nostro lavoro, ma è chiaro che questa impostazione è difficile da attuare da remoto, perché non si riesce a vedere a colpo d'occhio, come in studio, quanto stiano avanzando i dipendenti e come avvenga l'interazione tra loro e con gli specialisti di altri uffici.
Ci sono però anche aspetti piacevoli nel telelavoro.

Per esempio?
Stefano Tibiletti – Per esempio il fatto che, quando si discute nelle piattaforme digitali, ognuno deve ascoltare con attenzione quel che dice l'altro, altrimenti non si capisce nulla… C'è più ordine nella comunicazione. C'è anche da dire che, se dal punto di vista delle relazioni sociali si sente la mancanza delle interazioni reali, dal punto di vista professionale questo rende più efficace il lavoro, più concreto: si è forse meno coinvolti emotivamente.

Credete che in ambito architettonico i nuovi strumenti di lavoro emersi in questa situazione straordinaria verranno adottati stabilmente dopo la crisi?
Stefano Tibiletti – Secondo me sì. La “scoperta” del telelavoro è sicuramente positiva. Ci si può riunire digitalmente in modo semplice, efficace, senza spostarsi e finire nel traffico (e dando oltretutto un auspicabile contributo alla protezione dell’ambiente). Mi stupisco che non abbiamo utilizzato questi strumenti prima! C'è però da dire che le riunioni digitali sono stancanti: diversamente da quelle dal vivo, ti impongono di essere sempre concentrato, perché non hai altro strumento per capire in che direzione stia andando la discussione se non l'ascolto. Bisognerebbe quindi abituarsi a introdurre delle pause anche nelle riunioni virtuali.

Come vi trovate a lavorare da casa?
Catherine Glaeser Tibiletti – Quando sono in ufficio io lavoro al 100%, da casa non riesco, perché ho il riflesso di occuparmi anche di altro.
Stefano Tibiletti – A casa è strano: da una parte ho ritrovato una certa tranquillità, dall’altra per me l'abitazione non esiste: starei sempre in strada, associo l'abitare alla città, a stare fuori, incontrare le persone. Ho la tendenza a proiettarmi verso l'esterno. Ora che mi trovo per forza al chiuso, esco sempre virtualmente dall'abitazione telefonando e tenendomi in contatto con gli altri.

Credete che l'attuale confinamento cambi la percezione dell'abitare delle persone? I nostri spazi abitativi, soprattutto per chi vive in città, sono pensati per rientrare in una dialettica interno-esterno…
Stefano Tibiletti – Il modo di concepire gli spazi potrebbe essere modificato da questa esperienza; essa non fa che confermare il fatto che in architettura la relazione tra interno ed esterno dev'essere sempre curata a tutti i livelli, che si tratti di appartamenti sociali, ville private, edifici pubblici. Quest’attitudine progettuale, che per noi è sempre stata chiara, viene ora riconfermata, anzi rinforzata da quest'esperienza di clausura forzata.
Penso ad esempio a dei conoscenti che abitano nel nucleo storico di Como: ora sono in difficoltà perché hanno poca luce, e la loro finestra si affaccia su quella di un altro appartamento a due metri di distanza… Sono modi di abitare caratteristici della città medioevale, che rendono problematico lo stare in casa per molto tempo.

Stefano Tibiletti, lei è anche membro del comitato di SIA Ticino. Quali misure pensate che possono essere attuate dalle autorità e dalle associazioni di categoria per aiutare gli studi?
Stefano Tibiletti – Tramite la CAT, il comitato della SIA Ticino ha chiesto ai committenti pubblici e al cantone di fare chiarezza, appena possibile, sullo svolgimento dei concorsi d’architettura e sulle nuove date di consegna. Inoltre abbiamo scritto una lettera alla SIA centrale e alle sezioni degli altri cantoni per spiegare la particolare situazione in Ticino, anche allo scopo di sensibilizzare le autorità federali.
Catherine Glaeser Tibiletti – Come dicevamo, noi abbiamo fatto richiesta per l’indennità di lavoro ridotto, che significa un tempo parziale d’impiego per tutti i dipendenti dello studio. L'idea è di cercare di mantenere tutta la struttura comunque attiva in questi mesi difficili e guardare al dopo, senza dover operare dei licenziamenti. E vediamo se possiamo continuare così: dipende soprattutto dalla lunghezza della sospensione dei cantieri, e bisogna anche capire quanto tempo impiegheranno le attività per riprendere a pieno regime.
Stefano Tibiletti – Chiaramente siamo preoccupati come tutti per il futuro delle nostre attività.
In generale ritengo che il comitato SIA dovrà ragionare con gli enti pubblici su come stimolare la ripresa economica del nostro settore, tenendo in considerazione gli insegnamenti di questa esperienza al fine di sviluppare un nuovo modello economico e sociale più attento ad aspetti ecologici. La Confederazione ha già definito delle strategie per uno sviluppo sostenibile, ma gli enti pubblici le stanno attuando molto lentamente. Come primo passo, le autorità potrebbero allora semplificare maggiormente le procedure amministrative, così da riattivare da subito certi progetti da troppi anni in corso d’elaborazione: penso ad esempio ai risanamenti di edifici del parco immobiliare cantonale e comunale e allo sviluppo dei trasporti pubblici.

Intervista realizzata l'11 aprile

Architetti Tibiletti Associati SA

 

Sede: Lugano

Numero di collaboratori: 2 titolari, 8 collaboratori, 1 segretaria.

Numero dei cantieri in corso (prima della chiusura): 5 cantieri

Elenco di progetti e concorsi realizzati o in corso: Autosilo dell'Ospedale Italiano, Lugano; Appartamenti per anziani autosufficienti, Parco Morosini, Vezia; Centro intergenerazionale, Coldrerio, comprendente casa anziani, centro polivalente e appartamenti per anziani; Ristrutturazione dello Studio Tibiletti, Lugano; Risanamento del centro Macconi, Lugano.

La cultura della costruzione di fronte all'emergenza Covid-19 – La parola ai professionisti

 

La crisi sanitaria ed economica che stiamo attraversando sta colpendo tutti i settori professionali, tra cui anche l'edilizia. Per valutarne l'impatto sulla cultura della costruzione, Espazium dà la parola ai professionisti del settore affinché testimonino di come hanno riorganizzato il proprio lavoro, di quali difficoltà abbiano incontrato e – poiché ogni crisi rivela i punti di forza ma anche le debolezze di un sistema – condividano con noi i loro pensieri sulla propria professione. Per non dimenticare, e nella speranza che queste testimonianze ci aiutino a riflettere così che, una volta sconfitto il virus, non tutto torni com'era prima.

 

I contributi di questo ciclo sono raccolti nel dossier digitale.

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