Al Haouz, due anni dopo il sisma
Ricostruzione lenta, memoria costruttiva a rischio
Due anni dopo il terremoto dell'8 settembre 2023 nella provincia marocchina di Al Haouz, molte persone vivono ancora in ripari temporanei. Camille Claessens-Vallet racconta il lavoro sul campo di Yasmine Sefraoui, laureanda EPFL che ha documentato la ricostruzione a Ouirgane.
Il quadro osservato da Sefraoui nei suoi sopralluoghi del 2024 e 2025 è sconfortante: la ricostruzione procede a rilento, numerose famiglie occupano le proprie case danneggiate durante il giorno pur dormendo ancora all'esterno. Il governo marocano ha erogato aiuti attraverso Al Omrane — gruppo semi-pubblico specializzato in urbanistica e promozione immobiliare — con contributi fino a 140 000 dirham per le abitazioni completamente distrutte, distribuiti in più tranche vincolate al controllo in loco di ciascuna fase. Questo meccanismo produce un effetto perverso: i tempi di attesa tra una fase e l'altra sono lunghi, e gli abitanti che ricorrono all'autocostruzione temono che la qualità del loro lavoro non venga riconosciuta come sufficiente per ottenere la tranche successiva.
Il risultato è la progressiva sostituzione dell'edilizia vernacolare in terra e pietra — strettamente legata alla cultura amazigh e adattissima al clima di montagna — con costruzioni in blocchi di cemento, favorite dai modelli standardizzati forniti dagli studi tecnici incaricati dell'assistenza. Un doppio danno: perdita del patrimonio costruttivo e rinuncia alle sue qualità termiche e antisismiche.
Eppure il quadro normativo marocchino esiste: il RPACTerre 2011 e il RPCTerre 2011 disciplinano la costruzione antisismica in terra, sia in autocostruzione che con supervisione professionale, e consentono il rilascio di permessi per murature portanti in terra o pietra con malta di calce. E sul campo non mancano architetti, artigiani e abitanti che lavorano per reintrodurre la terra: nel febbraio 2025, corsi gratuiti organizzati dal CDRT e dall'ONG Acted hanno formato 102 muratori alle tecniche costruttive antisismiche tradizionali.
Il nodo resta la scala: come dare a queste iniziative locali una forza di trasformazione sistemica?
Cosa serve perché la ricostruzione in terra diventi pratica corrente e non solo eccezione virtuosa? L'analisi di Camille Claessens-Vallet, intitolata «Quand la terre bouge – état des lieux» è su espazium.ch.
Questa sintesi è stata realizzata dall’intelligenza artificiale Claude.ai e verificata dalle redazioni di espazium – Edizioni per la cultura della costruzione.