Il mo­del­lo degli hy­pers­ca­ler è in cri­si

Intervista a Fanny Lopez, storica dell'architettura e delle tecniche

I data center non sono infrastrutture invisibili: occupano suolo, consumano energia, trasformano i territori. Stéphanie Sonnette intervista Fanny Lopez, che nel saggio Sous le feu numérique (MētisPresses, 2023) ne ha mappato le logiche spaziali ed energetiche.

Publikationsdatum
09-06-2026

Fanny Lopez, professoressa all'École d'architecture Paris-Malaquais e co-direttrice del Laboratorio Infrastructure, Architecture, Territoire, parte da una premessa: l'infrastruttura non è solo tecnica, è un ordine morale e politico. I data center si insediano dove già esistono connettività, potenza elettrica e altri centri: la data va dove è la data, per effetto calamita. Cinquanta città nel mondo concentrano la quasi totalità dei flussi. In Europa, i poli primari sono Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi e Dublino; le aziende americane captano l'83% della spesa cloud europea.

La crescita è strutturalmente legata all'intelligenza artificiale generativa, che moltiplica consumi e superfici in modo esponenziale. In Île-de-France, i centri esistenti e in progetto richiedono 7,5 GW di potenza elettrica — l'equivalente di cinque-sette reattori nucleari. In Irlanda, il 25% del consumo elettrico nazionale proviene già dai data center. I conflitti d'uso per acqua ed energia sono esplosi ad Amsterdam, Dublino, Stoccolma, Marsiglia. Amsterdam ha adottato nel 2019 un moratoria; Stoccolma ha sviluppato il progetto Stockholm Data Parks, con localizzazioni vincolate alla presenza di reti di teleriscaldamento.

Sul piano architettonico, Lopez è netta: i data center appartengono alla famiglia dei capannoni decorati. L'assenza di architettura non è una questione estetica, ma il sintomo di una crisi del servizio pubblico: queste infrastrutture sono il risultato di interessi privati che trattano l'architettura come un lusso. Recuperarla significherebbe, evoca Lopez, tornare allo spirito di Boullée e Ledoux — un'architettura dell'utilità come fondamento della società.

Il modello hyperscaler, basato sul capitalismo monopolistico e sulla finanziarizzazione del dato, è per Lopez distopico. La vera domanda è un'altra: di quali servizi digitali abbiamo bisogno, e quale architettura di rete costruire di conseguenza? Cambiare società significa cambiare infrastruttura.

Può l'infrastruttura digitale diventare un bene comune e un vettore di pianificazione territoriale più virtuosa? La risposta di Fanny Lopez è nell'intervista integrale a cura di Stéphanie Sonnette dal titolo «Les in­fra­struc­tu­res nu­mé­ri­ques : le mo­dè­le des hy­per­sca­lers en cri­se»espazium.ch

Questa sintesi è stata realizzata dall’intelligenza artificiale Claude.ai e verificata dalle redazioni di espazium – Edizioni per la cultura della costruzione.