Ar­chi­tet­ti vis-à-vis

Nel nuovo appuntamento della rubrica Paralleli, due ritratti separati da oltre due secoli, Francesco Milizia, teorico neoclassico, e Rem Koolhaas, architetto contemporaneo, mostrano come stampa e immagini mediatiche plasmino la percezione dell’architettura e dei suoi protagonisti.

Publikationsdatum
24-02-2026
Gabriele Neri
Dott. arch. storico dell'architettura, redattore Archi | Responsabile della rubrica 'Paralleli' per Archi

Nel vasto Olimpo dell’Architettura non si potrebbero trovare volti più distanti tra loro. A sinistra, il busto del dottissimo Francesco Milizia (1725-1798), teorico e scrittore d’architettura – si ricordino almeno Le Vite de’ più celebri architetti d’ogni nazione e d’ogni tempo e Principj di architettura civile – ma anche di mille altre cose, dalla medicina all’astronomia. A destra invece c’è il profilo dell’olandese Rem Koolhaas, classe 1944, anche lui prolifico con la penna – mosse i primi passi come giornalista e sceneggiatore – ma anche e soprattutto architetto praticante, con cantieri in tutto il mondo, dall’Europa all’Estremo Oriente.

Il ritratto di Milizia che qui proponiamo è un’incisione di Giuseppe Bramati, tratta da una delle edizioni milanesi ottocentesche dei Principj, volume pubblicato in origine presso l’editore De Rossi di Finale nel 1781 e poi uscito in forme progressivamente arricchite. L’opera era simile per intenti – ma con tutt’altro sfondo e sviluppo – al Cours d’architecture di Jacques-François Blondel, che pure metteva a sistema quanto scritto da illustri colleghi, da Vitruvio in poi. L’edizione milanese fu illustrata da Giovanni Antonio Antolini (1753-1841), tra i più rinomati esponenti dell’archi­tettura neoclassica italiana, noto a Milano per l’insegnamento all’Accademia di Brera e per il famoso progetto del Foro Bonaparte. Dalla fine del Settecento, gli scritti di Milizia divennero un riferimento importante per le nuove generazioni di architetti.

Tutt’altra consistenza grafica ed editoriale ha il volto di Koolhaas, catturato da Mark Seliger – fotografo americano esperto nel ritrarre le celebrità – per la copertina della rivista «L’Uomo Vogue» dell’aprile 2008. Quel numero era dedicato alle personalità «creative» più in vista del tempo nell’architettura e nel design: oltre a Rem, all’interno si incontravano Ron Arad, Norman Foster, Zaha Hadid, Daniel Libeskind, Jean Nouvel, Philippe Starck, e l’ormai ultracentenario Oscar Niemeyer.

Il servizio fotografico fu scattato all’interno di Villa dall’Ava, realizzata da Koolhaas nei pressi di Parigi tra il 1984 e il 1991; si trattò quindi di un ritorno sulla scena di un «delitto» (leggetevi The House of Dr Koolhaas di Françoise Fromonot, da poco uscito per Park Books!) compiuto molti anni prima. Ma qualcos’altro accadrà, pochi mesi dopo l’uscita della rivista: nel settembre del 2008 ci sarà l’epocale fallimento di Lehman Brothers, legato alla crisi dei mutui subprime.

Com’è noto, la bancarotta innescò una delle più gravi crisi economiche degli ultimi cent’anni, con pesanti ripercussioni anche sul mondo del costruire. Negli anni successivi, difatti, il tenore – e anche l’immagine – dell’architettura «iconica» e dei relativi progettisti subì un certo ridimensionamento, finanziario innanzitutto ma coincidente anche con una più ampia revisione dell’idea stessa di «archistar». In altre parole, in quel ritratto patinato di Koolhaas, elegantemente agghindato, cogliamo l’apice dell’adorazione mediatica dell’architetto, che di certo non svanirà ma verrà quantomeno messa in discussione.

Dalla cultura neoclassica che celebrava Milizia al culto delle archistar del terzo millennio, parecchie cose sono cambiate. Eppure, messi l’uno di fronte all’altro, i due sembrano condividere lo stesso sguardo – oltre che, a sorpresa, i tratti somatici – in una sorta di complicità tra colleghi, ben consapevoli tra l’altro dell’immenso potere della carta stampata – e oggi del digitale – nell’influenzare il corso dei cantieri.