Cos­truire con la terra in Costa d’Avo­rio

La residenza del primo collaboratore dell’ambasciata svizzera ad Abidjan

Ad Abidjan, l’UFCL (Ufficio federale delle costruzioni e della logistica) ci offre una nuova residenza fuori dal comune. Tra vincoli tecnici, climatici e culturali, Localarchitecture ha concepito un progetto ispirato che valorizza la costruzione in terra.

Date de publication
22-12-2025

«È una strada difficile, ma un muro vivo non può nascere in una torre d’avorio.»
Henri Chomette

L’architettura diplomatica è un’equazione complessa. È sempre soggetta a un doppio vincolo: tra il contesto del Paese ospitante e quello del Paese costruttore, come scegliere? Come tradurre non tanto “l’identità elvetica”, quanto piuttosto il “modo elvetico” di percepire, accogliere e comprendere lo spirito di un luogo, di una cultura costruttiva?

In un Paese dove la modernizzazione del costruito è storicamente legata al progetto coloniale, la questione diventa estremamente complessa1. E lo è ancora di più in una metropoli costantemente in cantiere, un territorio molto urbanizzato che cancella, inesorabilmente, le tracce del suo passato. La risposta di Localarchitecture risiede nella relazione tra i luoghi, i materiali e il know-how.

Regionalismo critico

Abidjan, capitale economica della Costa d’Avorio, si afferma come metropoli moderna già nei primi anni successivi all’indipendenza (1960). Costruita su un arcipelago e contornata da una baia, diventa il terreno privilegiato di espressione per alcuni architetti modernisti che sanno adattare i loro edifici alla cultura locale. È il caso di Henri Chomette, il cui studio di Abidjan realizza alcuni edifici amministrativi e diverse banche del Plateau, il quartiere di affari le cui torri definiscono lo skyline iconico della città.

In Africa occidentale, lo studio di progettazione di Chomette sviluppa un modernismo subsahariano che oggi definiremmo “regionalismo critico” ante litteram: adattare i principi moderni a un territorio invece di imporli.2 Le realizzazioni vengono presto riconosciute come patrimonio significativo, addirittura come “simbolo di unità” per alcuni leader, come Senghor in Senegal o Houphouët-Boigny in Costa d’Avorio. Gli edifici sono caratterizzati da portici monumentali, arcate ellittiche, superfici materiche e pareti traforate in mattoni che moltiplicano le ombre sulle facciate e contribuiscono al raffrescamento.

Non è azzardato supporre che Localarchitecture si sia ispirato ad alcuni temi decorativi che caratterizzano questo patrimonio, ma soprattutto al metodo progettuale di Chomette. Per ottenere questi risultati, infatti, era indispensabile collaborare strettamente con imprese locali3: «È solo attraverso la lenta e autentica integrazione di operai, artigiani e materiali locali nei team di produzione che si può restituire alle regioni e ai Paesi la speranza di un’architettura in cui la popolazione riconosca i propri valori e si senta a casa», scrive l'architetto dopo vent'anni di progetti. «Al di fuori di questa strada, tutti gli sforzi di identificazione rimarranno dei pastiche».4

Svizzeri ad Abidjan

La storia diplomatica inizia nel 2010, quando l’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL) affida a Localarchitecture l’ampliamento della Cancelleria svizzera ad Abidjan, un edificio del dopoguerra di scarso valore architettonico. L’ampliamento include un generoso portico che offre una gradita ombra ai visitatori in attesa. Con i suoi presenti pilastri obliqui che sembrano danzare, gli architetti gettano le basi di un linguaggio architettonico.

Nel 2017, forte di questa esperienza, lo studio di Losanna si aggiudica un nuovo concorso per la residenza del primo collaboratore dell’ambasciata. L’UFCL appoggia la costruzione di un edificio innovativo e sostenibile, integrato in modo virtuoso nella locale economia delle costruzioni.
Questa volta è di appoggio lo studio locale ACA di Abidjan, diretto da Francis Sossah, autore di opere di rilievo come il Palais de la Culture e tra i fondatori dell’École d’architecture d’Abidjan (EAA). La collaborazione tra i progettisti si focalizza rapidamente sulla tutela del patrimonio moderno della città, sempre più minacciato dall’inevitabile espansione della metropoli.
.

Le due facce della diplomazia

La residenza del primo collaboratore non è una casa come le altre. Sede della vita familiare, è anche un luogo di rappresentanza di incontri diplomatici e culturali che animano il Paese. Localarchitecture risponde a questa doppia esigenza (intimità e rappresentanza) organizzando attorno a un patio vetrato due zone – pubblica e privata – con due ingressi distinti, per la quotidianità e per gli ospiti ufficiali. La forma si ispira tuttavia a una tipologia compatta, un’impostazione che dovrebbe favorire lo smaltimento dell’aria calda attraverso il cortile.5.

Il soggiorno si apre su una terrazza riparata da un ampio portico perimetrale, riprendendo il tema della Cancelleria: pilastri che sembrano danzare, asimmetria dichiarata. Ogni ambiente si affaccia sul giardino: spazi familiari da un lato, dall’altro quelli di rappresentanza.

Non appena ottenuto l'incarico, Localarchitecture propone di sfruttare la terra cruda, estratta nelle vicinanze.

La dualità del progetto si riflette anche nella costruzione, robusta e leggibile, basata su due elementi: una struttura in calcestruzzo armato che sostiene il grande tetto plissettato e tamponamenti in mattoni di terra. Localarchitecture propone l’uso di terra cruda, estratta nelle vicinanze.

Una bioclimatica consapevole

In questa regione tropicale, con umidità tra l’80 e il 90%, le ambizioni bioclimatiche devono confrontarsi con alcune realtà: l’aria esterna, troppo carica di vapore acqueo e infestata da zanzare portatrici di malaria, è raramente accettabile negli edifici di prestigio. Le case restano quindi chiuse durante il giorno e la ventilazione è spesso meccanizzata e filtrata. Localarchitecture intuisce rapidamente che il patio da solo non garantisce una regolazione passiva efficace. “Era una falsa buona idea”, spiega Antoine Robert-Grandpierre, socio responsabile del progetto. Il miglioramento dei coefficienti termici doveva basarsi in primo luogo sulle prestazioni dell'involucro. Per quanto riguarda il livello di comfort, esso è incrementato dal movimento regolare dell'aria provocato da grandi ventilatori in legno a soffitto.

La strategia climatica si basa su un altro fattore: la proprietà termica dei blocchi in terra compressa (BTC), capaci di assorbire l’umidità e mantenere un’ambiente interno più secco. I muri doppi, separati da una camera d’aria, favoriscono la convezione e stabilizzano il microclima interno.

Terra identitaria

Il blocco in terra compressa va oltre la funzionalità. Inventato nel dopoguerra, in particolare al centro per l’edilizia in terra il CRAterre di Grenoble, è considerato uno strumento di emancipazione economica per le nazioni subsahariane emergenti. In Burkina Faso, Thomas Sankara lo utilizzò negli anni Ottanta come simbolo di autonomia; negli anni Duemila, l’architetto Diébédo Francis Kéré gli conferì notorietà internazionale. Oggi la costruzione in terra cruda suscita un rinnovato interesse come alternativa al calcestruzzo che caratterizza la costa occidentale africana.6.

Ad Abidjan la terra cruda fatica a imporsi nella baia, un territorio plasmato dagli scambi commerciali. Per trent'anni, un diplomato del CRAterre ha lavorato per introdurne i benefici nella regione ma, ci spiega Philippe Romagnolo, nell'immaginario collettivo il suo utilizzo viene associato alla ruralità e alla povertà. Gli abitanti non la vogliono. Tuttavia, la sua efficienza termica, in particolare nella stagione delle piogge, sta gradualmente conquistando la clientela benestante e ora si osserva un aumento nella diffusione. Da alcuni anni, alcuni ex collaboratori di Romagnolo, stanno creando le proprie imprese di costruzione con i BTC e si stanno lanciando in questa avventura.

Un cantiere dimostrativo

Nel contesto diplomatico la scelta della terra cruda si dimostra ideale anche come veicolo di trasmissione di know-how. Localarchitecture affida la produzione di migliaia di mattoni all’impresa ginevrina Terrabloc; uno dei soci, Rodrigo Fernandez, nel 2023 a formato sul posto una squadra di muratori sulla tecnica dei BTC. In 10 giorni, dopo aver studiato gesti e ricette, sono riusciti nella realizzazione di mock-up di qualità.

In 10 giorni, dopo aver studiato gesti e ricette, sono riusciti nella realizzazione di mock-up di qualità

Durante il cantiere, la laterite, una roccia sedimentaria di grana fine e di colore rosso, è stata estratta da un filone aperto per la costruzione di una strada nelle vicinanze. Il materiale è stato setacciato, mescolato con cemento (8%) e acqua, quindi compattato con una pressa idraulica fino a 6 MPa. In seguito i preziosi mattoni sono stati stoccati su bancali e conservati al riparo da umidità e termiti. L’immagazinamento e soprattutto la movimentazione sono una sfida fondamentale: i blocchi sono fragili e devono venir maneggiati con cura per evitare difetti di fabbricazione, anche se Localarchitecture prevede nel suo progetto un’estetica di blocchi “grezzi”.

Il montaggio delle pareti è basato su un delicato apparecchiamento: i muri doppi sono uniti non da ferri, ma da mattoni ruotati di 90° posizionati leggermente arretrati, che disegnano l’involucro esterno. Fin dall'ingresso, le pareti in terra cruda rivelano tutto il potenziale estetico del materiale: intrecci nelle strombature, pareti traforate attorno ai locali di servizio, disegni geometrici sulla facciata. I motivi decorativi sono stati sviluppati direttamente con i nuovi artigiani e dimostrano la loro perizia. 

Import/export

La prima sfida di questo straordinario cantiere riguarda la posa in opera del calcestruzzo per la realizzazione della grande copertura triangolare, l'impresa svizzera a cui è stato affidato l’incarico, ha inviato un piccolo gruppo di operai che sono rimasti per quasi un anno ad Abidjan. Il loro principale strumento di lavoro consisteva nei pannelli di casseratura, che venivano consegnati in container. Alcuni di essi sono stati ridotti in segatura dalle termiti. Ci si è dovuti adattare.

La fase del getto in opera è stata resa particolarmente delicata a causa del traffico intenso, che è una delle caratteristiche di Abidjan. Il calcestruzzo, proveninente dalla periferia, aveva una miscela volutamente molto liquida e veniva consegnato di notte. Il getto si faceva all’alba per evitare il traffico.

Il calcestruzzo, proveninente dalla periferia, aveva una miscela volutamente molto liquida e veniva consegnato di notte.

Le opere interne sono state realizzate esclusivamente con risorse locali: legno tropicale ivoriano per finiture e arredamento, terrazzo chiaro per i pavimenti con inerti cangianti che richiamano il colore dei mattoni. Il tetto né piano né inclinato ha altezze variabili per la gestione delle acque piovane, particolarmente abbondanti nel mese di giugno. Nella stagione umida, i doccioni a forma di coccodrillo scaricano l’abbondante acqua meteorica.

Ispirare

Senza folklore, senza pastiche, la residenza interpreta un’architettura che adatta le soluzioni, tecniche e formali, al contesto. Motivi a losanghe e pilastri obliqui del portico richiamano la ricerca del “parallelismo asimmetrico” formulato con ironia da Senghor nella sua legge sull'architettura senegalese. Questo tema si è diffuso nelle grandi città dell'Africa occidentale a partire dall'indipendenza: per esprimere l'africanità delle costruzioni, propone di ricercare un ordine irragionevole, un razionalismo irrazionale - una risposta poetica, ironica, a un'equazione impossibile. Per i pilastri della residenza, tuttavia esistono regole precise, ci spiega Pedro Vieira, responsabile del progetto: sebbene i pilastri siano tutti diversi, sono disposti a partire dalle stesse diagonali invertite, tenendo conto dei disegno in mattoni dello sfondo.

Nel frattempo, un muratore appassionatosi a questa tecnica ha avviato una propria impresa. 

«Un muro vivo non può nascere in una torre d’avorio», scriveva Henri Chomette dopo aver passato decenni a costruire in Africa. I vivi muri della residenza del primo collaboratore, di sicuro, continueranno a ispirare discussioni e speriamo vocazioni. Quando Rodrigo Fernandez ha visto il risultato, due anni dopo il corso di formazione tenuto agli artigiani locali, è rimasto impressionato dall'incredibile precisione dell'esecuzione. Nel frattempo, un muratore appassionatosi a questa tecnica ha avviato una propria impresa. In un modo molto concreto, questa residenza diplomatica svolge il suo ruolo di interfaccia tra culture, tecniche, climi e usi.

 

Notes

1  Ancora di più se si considera che l'«identità locale» è in realtà il risultato di un lungo processo di commistione e contaminazione tra le popolazioni che si sono concentrate sulla costa (gruppi Akan, Krou, Mandé, Gour... e i sessanta sottogruppi etnici che li compongono), poi i coloni e infine gli immigrati economici che si sono insediati in questa baia. In un contesto simile, il perseguimento di una tradizione costruttiva apparentemente vernacolare sfugge difficilmente ai clichés.

 

2  Léo Noyer Duplaix, «Henri Chomette et l’architecture des lieux de pouvoir en Afrique subsaharienne», pubblicato online il 27 aprile 2018, consultato il 10 maggio 2023. URL: http://journals.openedition.org/insitu/15897 ; DOI: https://doi.org/10.4000/insitu.15897.Le citazioni di Chomette qui riportate provengono anch'esse da questo articolo. Vedi anche la versione ridotta in inglese «Henri Chomette: Africa as a Terrain of Architectural Freedom», in Manuel Herz, African Modernism, Park Books, Zurich 2022, pp. 270-281. Per l'autore, le realizzazioni di Henri Chomette, fatte di transferts, assimilazioni e reinterpretazioni, possono quindi essere accostate al regionalismo critico identificato da Frampton. Kenneth Frampton, «Towards a Critical Regionalism: Six Points for an Architecture of Resistance», in: Hal Foster (a cura di), The Anti-Aesthetic. Essays on Postmodern Culture, Bay Press, Port Townsend, WA 1983

 

3  Secondo la sua prima biografa, Diala Touré, lo studio di progettazione lavorava in “catena armonica” e sviluppava soluzioni con aziende locali, nell'intento di liberarsi dalla dipendenza dal continente, da cui venivano importati i materiali da costruzione. Diala Touré, Créations architecturales et artistiques en Afrique sub-saharienne, 1948-1995, bureaux d’études Henri Chomette, L'Harmattan, Paris 2002

 

4  Henri Chomette, «Digressions à propos de l’intégration des arts et des traditions» (Digressioni sull'integrazione delle arti e delle tradizioni). Architecture intérieure, ottobre-novembre 1977, n° 162.

 

5  Tra i riferimenti utilizzati da Localarchitecture figurano le case con patio realizzate dallo studio Koffi Diabaté di Abidjan ad Assini. Queste case sono prive di aria condizionata, ma possono sfruttare i venti oceanici grazie alla loro posizione nelle immediate vicinanze della costa.

 

6  Armelle Choplin, Matière grise de l’urbain: la vie du ciment en Afrique, MētisPresses, Genève 2020

 

Residenza del primo collaboratore dell’ambasciata svizzera ad Abidjan, Costa d’Avorio

 

Committenza: Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL)

 

Architetto: LOCALARCHITECTURE, Losanna

 

Architetto locale: Architectes Consultants et Associés (ACA), Abidjan

 

Ingegnere civile: Thomas Jundt Ingénieurs Civils, Ginevra

 

Progetto: 2017 (concorso)

 

Realizzazione: 2020 – 2025

La rubrica Ambasciate svizzere è realizzata in collaborazione con l'Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL) – Settore Costruzioni.