Af­fron­tare lo svi­luppo tec­no­lo­gico con prag­ma­tismo

In occasione dell’Assemblea dei delegati SIA, tenutasi a fine aprile, l’architetto Christoph Maurer è stato eletto presidente della nuova Commissione centrale per la gestione delle informazioni (ZI). Quali sfide attendono la neocostituita Commissione? Scopriamolo nell’intervista che segue.

Date de publication
03-10-2022
Susanne Schnell
specialista Comunicazione/Responsabile contenuti, servizio Comunicazione SIA

Signor Maurer, innanzitutto complimenti per essere stato eletto presidente della ZI. La sua nomina coincide con la costituzione stessa della Commissione.

Christoph Maurer: Già, potremmo dire che, almeno per il momento, la ZI sono io, in persona (ride). Il posizionamento della neocostituita Commissione si sta delineando, così come i temi di cui si occuperà. A partire da tali basi potremo poi reclutare i membri che andranno a comporla. Insomma, ci attende un bel po’ di lavoro. La ZI dovrà infatti definire in che modo, in futuro, andranno gestite le informazioni digitali. Che cosa significa, per gli studi di progettazione e per gli attori coinvolti in un progetto, quando la collaborazione si fa sempre più «digitale»? È di questo che la ZI si occuperà, tra le altre cose.

Concretamente, quali compiti assumerà la Commissione ZI?

Maurer: La ZI prende il testimone dalla Commissione per le norme relative all’informatica (KIN). Quale organo successore, ma a un livello sovraordinato, la ZI si farà carico dei compiti che finora erano affidati alla KIN. Penso, in particolare, alla norma SN EN ISO 19650 Organizzazione delle informazioni sui lavori di costruzione – Gestione delle informazioni nell’uso del BIM. Ci vedremo impegnati però anche su altri fronti. All’interno della SIA, le norme e i regolamenti esistenti non sono in linea con la gestione delle informazioni digitali. Ciò significa che, man mano, con le prossime revisioni, bisognerà focalizzarsi sempre di più su questo aspetto. Sarà altresì importante garantire l’utilizzo di una terminologia uniforme e consistente, e ciò vale tanto per le singole norme che per i regolamenti. Un altro punto saliente è il fatto che, anche se si tratta di un’evoluzione che riusciamo a influenzare soltanto in parte, in un modo o nell’altro dobbiamo riuscire a integrare lo sviluppo digitale. Possiamo decidere di lasciare che le cose accadano, oppure possiamo reagire e partecipare attivamente al processo, cercando di dare forma alla trasformazione in atto.

Quando si riferisce allo sviluppo digitale intende la trasformazione digitale?

Maurer: In linea di principio possiamo dire che la trasformazione digitale è una conseguenza dello sviluppo tecnologico. E i motori che ci spingono verso tale evoluzione sono molteplici. Pensiamo ai computer, per esempio, che diventano sempre più veloci ed economici. Nuovi strumenti fanno la loro comparsa, la robotica evolve e cresce. Parlare di trasformazione digitale significa però anche aprirsi a nuove possibilità, a un altro livello, anzi forse e addirittura in una direzione diversa da quella che in origine era stata pensata da chi ha avuto l’idea. È dalla somma di tutti questi fattori che nasce la trasformazione digitale. Il processo è in atto, non dobbiamo cercare di controllarlo o fermarlo. Si tratta piuttosto di capire che cosa funziona e può essere adottato nella prassi, che cosa è stato rodato e si è ormai confermato valido e che cosa invece è meglio lasciar perdere. Dobbiamo affrontare lo sviluppo tecnologico con pragmatismo, e questo approccio mi sta molto a cuore.

Ha menzionato la gestione delle informazioni. Che cosa significa esattamente?

Maurer: La difficoltà consiste nel fatto che non tutti intendono la stessa cosa quando sentono parlare di «informazioni» o di «gestione delle informazioni». Inoltre, questo secondo termine non mi convince molto, già solo per il fatto che contiene la parola «gestione», una parola che nel settore della costruzione non riscuote grandi entusiasmi. Tuttavia, siamo ormai giunti a un punto in cui «gestire dati e informazioni» non è più considerato una sfida. Oggi partiamo dal presupposto che «gestire» significhi lavorare a un livello che non è più soltanto e strettamente operativo. Si tratta di sondare il terreno, fare appello a strategie e mettere a frutto la propria esperienza, adottando standard e norme. È in questo senso che bisogna comprendere il concetto di «gestione delle informazioni».

Non è un termine un po’ «voluminoso» per una mansione da svolgere nel quotidiano?

Maurer: Dipende dal tipo di progetti con cui si ha a che fare e dalla loro portata. Nei progetti molto complessi è chiaro che per riuscire a reperire le informazioni nel momento giusto e al posto giusto, è importante contare sulle risorse appropriate e su tutto il know how necessario.

Uno degli obiettivi cruciali nella gestione delle informazioni è proprio il fatto di garantire che i dati forniti abbiano un significato e siano compresi. È un aspetto di cui tenere conto quando si mettono a disposizione delle informazioni.

Potrebbe farmi un esempio?

Maurer: Capita spesso che un’impresa lavori con la vecchia versione di un progetto e che, in seguito, sul cantiere, sia necessario correggere vari errori, con un lavoro supplementare e naturalmente anche una perdita di tempo e di qualità. Prima le cose erano più semplici. Si faceva un piano e poi, in una lista, si segnava chi lo aveva ricevuto e in quale versione. Oggi però gli strumenti e le modalità di cui disponiamo per elaborare, salvare, diffondere e interpretare le informazioni sono molto più complessi. E velocemente non si riesce più a ricostruire chi abbia ricevuto cosa, in che modo e in che forma. Ecco perché, nella gestione delle informazioni, diventa sempre più importante pianificare e controllare quali informazioni siano state inviate, chi le abbia ricevute, in quale momento e a che livello qualitativo.

Tutti questi cambiamenti poggiano insomma sullo sviluppo tecnologico e sulla trasformazione digitale, poco importa come vogliamo chiamare questo processo. Ma la domanda è: si tratta di un'evoluzione di cui avere timore oppure da accogliere a braccia aperte?

Maurer: Diciamo entrambe le cose. Da un lato, è un’evoluzione che incute un po’ di paura, perché certo rende ancora più complessa la nostra società, il che a sua volta, richiede competenze sempre più approfondite. In altre parole, avremo bisogno di formare sempre più specialisti con conoscenze specifiche. Dobbiamo insomma invogliare le persone a seguire una formazione o a specializzarsi in questa direzione. Al contempo, però, ci saranno altri che non vorranno, o forse non potranno, seguire tale evoluzione e, automaticamente, si sentiranno tagliati fuori, tanto più che per loro le modalità precedenti funzionavano bene e permettevano già di avere le cose sotto controllo.

E allora perché dovremmo accogliere positivamente questa tendenza?

Maurer: Perché ci guadagniamo, in efficienza. E qui ribadisco che non si tratta di razionalizzare, a scapito dell’essere umano, bensì di fare in modo che i compiti non produttivi, ma molto dispendiosi in termini di tempo, siano il più possibile automatizzati. Pensiamo alla presentazione di una domanda di costruzione: oggi, se inoltro un progetto, ci sono persone incaricate di verificare, ad esempio, se la costruzione che ho progettato rispetta l’altezza massima permessa. Questo controllo può durare mesi. Nell'attesa non posso fare altro che continuare il mio lavoro, sperando che la mia domanda venga accolta, ma correndo il rischio che, nel caso in cui fosse respinta, avrei fatto tutto inutilmente. Oppure, in alternativa, è possibile digitalizzare l’intera procedura. In questo modo, già al momento dell’inoltro, potrei sapere se l’opera progettata rispetta le altezze. Potrei quindi reagire più velocemente e correggere i piani laddove necessario. Al contempo, le autorità potrebbero disporre di maggiori risorse per le verifiche che non possono essere automatizzate.

Nel settore della progettazione, si tende a equiparare la digitalizzazione al BIM. Non è forse un po’ riduttivo?

Maurer: Diciamo che se si considera il BIM solo come un modello 3D non si ha una visione completa delle cose. Il BIM, di fatto, è molto di più e ciò già soltanto se si guarda l’idea di base. Si tratta di modellare le informazioni digitali, in altre parole di rappresentarle in una forma tale da poter anche essere utilizzate nel concreto della realtà professionale. Il 3D è solo un aspetto. Vi sono anche altre forme, importanti soprattutto con i progetti di una certa portata. Nelle banche dati elaboriamo moltissime informazioni, altre continuano invece a essere contenute nei documenti. È la somma di tutte queste informazioni che costituisce il modello digitale di un’opera.

Potrebbe farmi anche qui un esempio?

Maurer: In questo momento stiamo lavorando nel terminale 3 dell’aeroporto di Francoforte e abbiamo una lista di porte con ben 9000 immissioni. Con Excel un progetto di questo tipo non è più gestibile. Ci vuole una banca dati. Anche se il modello comprende un gran numero di informazioni sulle diverse porte siamo confrontati con una difficoltà e cioè che, per diverse ragioni, molti degli attori coinvolti non possono lavorare con questo modello. Il risultato è che continua ad esserci tutta una serie di informazioni non disponibili nel modello 3D. Una parte è contenuta nei piani in 2D, un’altra nel modello 3D e un’altra parte ancora in banche dati, verbali, elenchi delle prestazioni oppure schede tecniche. Dobbiamo quindi continuare a portare avanti il progetto con centinaia di migliaia di documenti in formato PDF. Il BIM va compreso come parte integrante della gestione delle informazioni legate a un progetto, anzi direi addirittura come la componente centrale. Ne sono convinto.

Ma torniamo alla ZI: la Commissione avrà, all’interno della SIA, una funzione trasversale. Che cosa significa esattamente?

Maurer: Le altre due commissioni centrali esistenti sono incaricate delle norme e dei regolamenti. La gestione delle informazioni non è però un ambito fine a sé stesso, non può essere considerato in modo indipendente. La Commissione ZI, di fatto, non elaborerà norme o regolamenti propri, bensì collaborerà con le altre commissioni. Inoltre, la gestione delle informazioni verrà via via sempre più integrata nelle norme e nei regolamenti. Prendiamo, ancora una volta, l’esempio della domanda di costruzione. La forma e la portata sono definite dalle autorità. Al contempo fa parte di una prestazione di progettazione sancita nei regolamenti per le prestazioni e gli onorari. Se, in futuro, la domanda di costruzione potesse avere luogo digitalmente cambierebbero anche la prestazione fornita e il carico di lavoro e dunque, inevitabilmente, gli onorari. La discussione prende vita articolandosi su due piani: da un lato, dobbiamo aiutare a definire in che modo far giungere alle autorità competenti le necessarie informazioni digitali e, dall’altro, dobbiamo anche pensare alle ripercussioni sugli onorari.

Quando prenderà il via il lavoro della Commissione?

Maurer: Non appena avremo costituito la squadra ZI. Forse, in un primo tempo, non sarà possibile disporre di un team al completo per tutti i temi che vogliamo affrontare. Ad ogni modo, tra l’inizio di settembre e la metà di ottobre, cominceremo ad organizzare le nostre prime riunioni.

Quale sarà il tema che la ZI affronterà con la massima priorità?

Maurer: Proprio ora stiamo fissando una scala delle priorità per i numerosi temi in discussione. Forniremo in merito informazioni più dettagliate. Personalmente gli argomenti che mi stanno a cuore sono più di uno. Tra questi vi è, come detto, quello dell’inoltro della domanda di costruzione per via digitale. Un altro tema importante è la procedura legata ai bandi di concorso e all’aggiudicazione. È soprattutto con i progetti di ampio respiro che constatiamo problemi piuttosto rilevanti quando manca la continuità digitale. Riprendiamo il nostro esempio delle porte. Le 9000 porte sono fornite da dieci imprese diverse, ma chi è che produce un certo tipo di porta, e dove? È evidente che, per saperlo, ma soprattutto per seguire e controllare tutte le possibili modifiche apportate successivamente, i processi digitali sono indispensabili. Senza di essi, i costi aumentano, magari si finisce per produrre porte inutilizzabili, da buttare ancor prima di cominciare. Questa è la realtà odierna con cui ci troviamo spesso confrontati. Insomma, dobbiamo riprendere in mano le cose. Ma ci sono anche tanti altri aspetti, pensiamo alle questioni sulla sostenibilità e, tra queste, alle tassonomie europee. È un tema che sta guadagnando importanza e vogliamo potervi dedicare tutte le nostre attenzioni.

Grazie per l’intervista e per questo interessante scambio di opinioni!

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