Dalla Sviz­zera ad Ha­wassa: il pro­getto di­dat­tico Work­shop Africa

Date de publication
11-04-2019

Come scrive Camillo Magni in questo saggio, è tempo per l'architettura di chinarsi a riflettere su ciò che può fare in situazioni di emergenza umanitaria, ad esempio contribuendo a progettare i campi profughi secondo modelli più vivibili e lungimiranti: «È necessario riconoscere questo argomento come opportunità di progetto straordinaria sia per gli architetti che per la città». 

Su questo tema riflette, quest'anno, il quinto Workshop Africa della SUPSI, corso opzionale rivolto a studenti del sesto semestre dei Corsi Bachelor in Architettura e Ingegneria civile, invitando i partecipanti a progettare un prototipo di abitazione per il campo profughi di Hawassa, in Etiopia, che ospiterà fino a 100'000 persone.

Dieci studenti di architettura e una d'ingegneria, coadiuvati dai docenti Paola Canonica, responsabile del WS Africa, Piero Conconi, Daniele Forni e dall'assistente Michele Cutolo, hanno dunque lavorato insieme a dodici studenti delle facoltà di architettura e di ingegneria della università di Hawassa dapprima a distanza, nella fase di studio e progettazione del prototipo. Rispettoso delle direttive emanate dal governo etiope e dall’UNHCR (e in particolare dei principi inseriti nel documento The Humanitarian Charter), è stato ideatomettendo a frutto le tecniche costruttive autoctone e sviluppando nuovi materiali a partire da materie prime locali, come mattoni in terra cruda fibro-rinforzati o alleggeriti con pietra pomice. Il progetto prevede anche di lavorare sulla possibilità di recupero e riutilizzo dell’acqua piovana e di appoggiarsi a fonti energetiche rinnovabili.

In una seconda fase, dall'11 al 28 aprile 2019, gli studenti ticinesi si recheranno in Etiopia dove, accompagnati dall'architetto italiano Lorenzo Fontana, residente lì, visiteranno il sito e realizzeranno il prototipo, che sarà poi utilizzato dagli esperti dell'Università di Hawassa per portare avanti il progetto. I partecipanti al workshop lavoreranno così a diretto contatto con la realtà locale in un processo che permetterà di esplorare nuove modalità costruttive e al contempo confrontarsi con una dimensione socio-umanitaria.

 

Per approfondire i lavori del Workshop Africa, leggi questo articolo.
Per il rapporto tra architettura ed emergenza umanitaria, leggi Archi 1/2019.