Lo sta­dio del­la Pon­tai­se: una sto­ria da ris­cri­ve­re

Un patrimonio da riconvertire a Losanna

Inaugurato nel 1954 e a lungo destinato alla demolizione, lo stadio olimpico della Pontaise a Losanna è stato salvato. Philippe Solms ricostruisce le vicende di un'opera eccezionale e pone la domanda cruciale: quale riconversione per restituirla alla città?

Publikationsdatum
05-08-2026

Progettato dall'architetto Charles-François Thévenaz e dall'ingegnere Emile Thévenaz, lo stadio fu inaugurato il 23 maggio 1954 con un'amichevole Svizzera-Uruguay in preparazione ai Mondiali — cinque partite dei quali si disputarono proprio alla Pontaise. La stampa dell'epoca lo salutò come il più bello di Svizzera: un'arena chiusa, con sbalzi di oltre 18 metri sulle tribune che garantivano visibilità totale senza alcun appoggio verticale, e viste spettacolari sul paesaggio circostante dai lati corti.

Con il tempo, l'impianto non riuscì più ad adeguarsi alle nuove normative sportive. Nel 2007 la Municipalità ne decise la demolizione per liberare il terreno destinato all'ecoquartiere Plaines-du-Loup — un intervento da 30 ettari per 11 000 abitanti e posti di lavoro. Un'iniziativa popolare per conservare lo stadio fu respinta nel 2009 con il 56,4% dei voti. Patrimoine Suisse, che nel 2010 aveva già chiesto senza successo il classamento, lo inserì nella sua lista rossa nel 2018.

La svolta arriva nell'autunno 2024: la Municipalità annuncia che lo stadio non sarà demolito ma riconvertito. La condizione è la fattibilità economica, garantita dalla densificazione del terzo settore dell'ecoquartiere, ridotta però da 115 000 a circa 80 000 m² di diritti edificatori. Il sindaco Grégoire Junod parla di un futuro centro di quartiere e di città, con funzioni commerciali, culturali, associative, uno spazio verde con attività ricreative e sportive, e un possibile programma pubblico — forse una biblioteca.

L'Association écoquartier, che ha organizzato visite e incontri partecipativi nel 2025, chiede una riconversione sviluppata con i destinatari e non solo per loro, ispirandosi alle esperienze del baubüro in situ di Basilea. Il nodo resta aperto: come evitare museificazione, gentrificazione o disneylandizzazione di un'opera unica?

Quale modello procedurale e programmatico potrà fare della Pontaise un caso esemplare per la Svizzera romanda? 
L'analisi completa di Philippe Solms è nell'articolo «Le sta­de de la Pon­tai­se. Une histoire à relancer, un patrimoine à reconvertir» al seguente link su espazium.ch.

Questa sintesi è stata realizzata dall’intelligenza artificiale Claude.ai e verificata dalle redazioni di espazium – Edizioni per la cultura della costruzione