Trasformazione circolare a Müllerstrasse
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Il progetto Müllerstrasse è iniziato nel 2019 con l’obiettivo di riqualificare le infrastrutture ormai obsolete di un edificio per uffici a Zurigo, costruito alla fine degli anni Settanta, adeguandolo alle esigenze dei nuovi inquilini. L’intervento ha comportato una profonda modernizzazione sia della struttura sia dell’involucro edilizio.
L’immobile di tre livelli interrati con ampio parcheggio e sette piani fuori terra, ha una tipologia strutturale classica: nuclei centrali con ascensori e scale di emergenza, sostenuti da una maglia di pilastri, solai e parapetti in calcestruzzo armato. Questo schema rappresenta una tipologia strutturale aperta e generica utilizzata da oltre un secolo. È precisamente questa caratteristica a rendere il progetto particolarmente adatto a stabilire una metodologia efficace per un riuso adattivo più consapevole delle strutture esistenti, pratica sempre più essenziale nello sviluppo urbano contemporaneo.
Il progetto esplora un nuovo approccio alla gestione degli edifici esistenti. L’idea fondativa, che integra un ampio spettro di strategie di riuso, è quella di recuperare anziché demolire e ricostruire, e dimostra come un edificio per uffici anonimo concepito alla fine degli anni Settanta possa essere preservato, trasformato e riutilizzato.
Comprendere l’esistente
Una conoscenza approfondita della struttura esistente, dei materiali utilizzati e del loro stato di conservazione è fondamentale per identificare il loro potenziale per un futuro utilizzo. La struttura primaria originale ha una vita utile standard di 60 anni secondo gli strumenti di valutazione della Conferenza di coordinamento degli organi della costruzione e degli immobili dei committenti pubblici (KBOB), il che significa che non avrebbe raggiunto la completa ammortamento prima del 2040. Per rispettare questo ciclo di vita, il progetto privilegia un intervento sul tessuto esistente piuttosto che la sostituzione. Conservando il 96 % della struttura primaria – circa 13 000 m³ di calcestruzzo – si è ottenuto un risparmio complessivo di circa 3900 t di CO2. Questo impatto ecologico equivale alla quantità di carbonio sequestrata da 3900 alberi durante un periodo di crescita di 80 anni.
Tale significativo potenziale di riduzione delle emissioni di carbonio ha rappresentato il principale incentivo a considerare il tessuto esistente come risorsa preziosa anziché come vincolo. Tuttavia, per tradurre questa ambizione ecologica in realtà tecnicamente solida, l’integrità strutturale dell’edificio è stata valutata e verificata in collaborazione con le imprese cosruttrici e gli specialisti delle strutture.
Ciò ha comportato rilievi 3D laser e sondaggi, analisi della qualità dell’acciaio e scansioni delle armature, simulazioni sismiche mediante modellazione agli elementi finiti, misurazioni di carbonatazione, cloruri e potenziale, ricalcoli statici della struttura esistente e analisi dei disegni d’archivio.
Ridefinire la facciata
Le dimensioni e le proporzioni dei componenti esistenti erano state definite oltre quarant’anni fa per rispondere agli standard e alle esigenze specifiche dell’epoca. La facciata esistente era caratterizzata da una partitura composta di ampi pannelli in alluminio pressofuso e generose superfici vetrate. Pur conferendo all’edificio un’idea di apertura e trasparenza, gli interni non riflettevano quanto suggerito dall’alzato. Il terzo inferiore della finestra era coperta da un parapetto in calcestruzzo, posizionato dietro ai vetri a specchio della veletta. Gli interni non valorizzavano la generosità esterna della facciata. Per risolvere questa incoerenza estetica e funzionale, la nuova facciata è stata progettata in modo da stabilire un equilibrio tra aperture interne ed esterne.
In primo luogo, i componenti esistenti sono stati smontati fino alla struttura portante principale, che è stata poi ottimizzata. I parapetti in calcestruzzo sono stati rimossi per migliorare la trasparenza e aumentare la superficie delle aperture. Parti dei parapetti sono state riutilizzate come sedute. Il materiale residuo è stato riciclato e impiegato come aggregato per calcestruzzo riciclato, pavimentazioni in terrazzo o materiale isolante. Un sistema di tiranti è stato messo in opera per sostituire la funzione strutturale dei parapetti e prevenire la deformazione dei bordi dei solai. I tiranti sono stati inseriti nella griglia della nuova facciata e sospesi a una trave in acciaio riempita di calcestruzzo, posta tra il sesto e il settimo piano, che trasferisce i carichi alla struttura portante principale.
La griglia strutturale originale presentava irregolarità nelle dimensioni assiali. Per ottenere una soluzione economica e di facile manutenzione è stato sviluppato un sistema di elementi di facciata con un numero limitato di larghezze variabili. Questo sistema ha compensato visivamente le deviazioni in maniera discreta, minimizzando le varietà di elementi e dimensioni del vetro utilizzate, rendendo il processo produttivo più efficiente e riducendo costi ed energia. Lo stesso principio è stato applicato alle altezze dei vetri, garantendo un’estetica uniforme per tutto l’edificio. Attraverso la dimensione strategica dell’elemento base e dell’elemento chiuso sopra le finestre, ogni piano mantiene un’altezza unica e coerente dei vetri. Anche al piano terra e al sesto piano, dove le altezze strutturali differiscono dai livelli standard, questi elementi assorbono le differenze di quota. Questo approccio ha permesso una facciata armonizzata che utilizza unità vetrate standardizzate in tutto il progetto, indipendentemente dalle irregolarità della struttura retrostante.
La nuova facciata ristabilisce coerenza tra l’ampiezza percepita dall’esterno e la qualità spaziale degli ambienti interni, precedentemente compromessa. Una configurazione visivamente aperta, con illuminazione dinamicamente controllabile, crea un effetto equilibrato conforme ai requisiti di un ufficio moderno.
La composizione e la contaminazione dell’alluminio pressofuso esistente ne impedivano il recupero per la produzione di nuovi profili. Pertanto, i pannelli sono stati riutilizzati direttamente. Dopo il taglio a getto d’acqua, gli elementi sono stati puliti e montati come rivestimento della nuova facciata. I pannelli non sono stati incollati, ma saldati a una struttura portante e sospesi sulla facciata, consentendo una futura rimozione più semplice e facilitando un eventuale processo di riciclo. Questo approccio ha preservato tutta l’energia grigia che sarebbe stata necessaria per rifondere e rilavorare il materiale.
Gli scarti derivati dai processi di taglio sono stati riutilizzati come rivestimento per pareti e soffitti nelle due hall principali al piano terra. I pannelli sono stati levigati e giuntati senza soluzione di continuità. Con questo sistema sono state realizzate anche le targhe per il sistema di orientamento di base per i vani scala, i bagni e gli atrii della zona ascensori. Il materiale eccedente non riutilizzabile è stato fuso e impiegato per i pannelli in alluminio della facciata del cortile interno.
L’intera partitura è stata dotata di vetro a cristalli liquidi controllabile dinamicamente con funzione di protezione termica. Gli elementi possono oscurarsi in un secondo senza limitare la vista esterna, fondamentale per il confort in ufficio. Il sistema reagisce anche a basse radiazioni diffuse con oscuramento parziale, prevenendo efficacemente il surriscaldamento. La capacità di adattarsi alla luce e al calore in base alla stagione e alle necessità individuali riduce significativamente, direttamente e in modo sostenibile, il carico energetico complessivo, in particolare per il raffrescamento dell’edificio. Questa tecnologia sostituisce i sistemi meccanici di protezione solare nel progetto.
Strategie sostenibili
Al fine di ridurre efficacemente l’impronta di carbonio complessiva dell’edificio nel corso del suo ciclo di vita, sono state adottate misure specifiche volte a migliorarne la coibentazione termica e l’efficienza energetica complessiva. Ciò ha comportato un’attenzione particolare allo sviluppo e all’utilizzo di materiali isolanti innovativi e sostenibili. In collaborazione con swisspor Management AG è stato prodotto il materiale isolante riutilizzando il calcestruzzo proveniente dalla demolizione dei parapetti esistenti. Questi sono stati frantumati e poi macinati finemente prima di essere schiumati a freddo con l’aggiunta di cemento CSA e altri componenti. Il livello di isolamento termico di questo pannello in schiuma espansa a freddo è notevole, il valore di conducibilità termica di 0,035 W/mK lo rende comparabile ai comuni materiali isolanti disponibili sul mercato, come la lana minerale. L’applicazione di questo processo innovativo ad alta tecnologia è stata resa possibile grazie a una stretta collaborazione interdisciplinare. La sua realizzazione ha inoltre contribuito a rafforzare un approccio di economia circolare nel riuso del calcestruzzo.
All’interno dell’edificio, il team ha identificato lastre di pietra artificiale rossa posata sui pavimenti delle tre scale di emergenza. Durante il sopralluogo con il cliente, il proprietario e l’architetto, tali elementi ed il loro colore sono stati classificati inizialmente di poco pregio per il forte richiamo agli anni Ottanta. Tuttavia, le analisi successive hanno mostrato che queste lastre erano posate negli oltre 30 livelli che compongono complessivamente i tre vani scala. Le stesse erano utilizzate come gradini sagomati di geometria variabile per adattarsi alla struttura esistente; completate da uno zoccolo continuo dello stesso materiale. Rimuoverle avrebbe comportato costi e complessità logistiche significative. Poiché il materiale già soddisfaceva le specifiche funzionali, è stata adottata una strategia di conservazione: le lastre sono state mantenute, mentre i componenti strutturali circostanti hanno subito una modifica estetica. Una finitura liscia di alta qualità, color rosso scuro, è stata applicata alle pareti; il corrimano in gomma è stato sostituito con un profilo in acciaio e le ringhiere verniciate in rosso-bruno scuro. Le nuove porte antincendio sono state armonizzate in colore e disegno. L’intervento complessivo, combinato con il nuovo sistema di illuminazione, ha reso completamente rivitalizzato l’aspetto dei materiali che avevano 40 anni.
Conclusione
Il progetto segue un approccio collaborativo tra proprietario e inquilino, i cui valori ambientali condivisi hanno trasformato la sostenibilità in un processo creativo collettivo. Questa cooperazione ha reso possibile un progetto, responsabile lungo l’intero ciclo di vita. L’approccio circolare ha trasformato radicalmente la collaborazione interdisciplinare, superando i ruoli tradizionali per evolvere verso una vera e propria partnership di innovazione all’interno dell’intero team di progetto. Il lavoro con ingegneri strutturali, progettisti di facciata e imprese specializzate non si è più limitato all’applicazione di soluzioni standard, ma si è fondato su una curiosità condivisa nel mettere in discussione i percorsi convenzionali. Il team ha potuto contare su partner capaci di assumersi il rischio di considerare l’esistente come una risorsa primaria, e non come un vincolo. Ciò ha richiesto un elevato livello di precisione nella mappatura digitale e la disponibilità a confrontarsi con processi iterativi di sperimentazione, necessari per sviluppare soluzioni non convenzionali, come il sistema a tiranti o l’upcycling dell’alluminio pressofuso. Fondamentale è stato anche il pieno coinvolgimento della committenza, rivelatosi un fattore decisivo per l’effettiva attuazione delle strategie circolari.
L’esperienza del team dimostra che la circolarità negli interventi di trasformazione si fonda su tre condizioni essenziali: un gruppo di progettazione motivato, una committenza convinta e imprese esecutrici flessibili. In assenza di una reale disponibilità a condividere i rischi e i significativi carichi di lavoro aggiuntivi, le strategie di costruzione circolare restano difficilmente realizzabili. È inoltre emersa la necessità di contrastare attivamente la cultura dello scarto – spesso favorita dall’elevato costo della manodopera in Svizzera – mantenendo un impegno costante verso il recupero, la riparazione e il riuso dei materiali.
Attraverso la combinazione di tecnologie innovative, materiali riutilizzati e sistemi costruttivi modulari è stata realizzata una soluzione sostenibile, funzionale e architettonicamente raffinata. Il progetto dimostra come gli edifici esistenti possano essere proiettati nel futuro attraverso approcci circolari e offre un esempio di architettura capace di preservare risorse e ambiente senza rinunciare alla qualità e all’innovazione.