L’at­lan­te dei ma­te­ria­li rig­e­ne­ra­ti­vi

Mappare una transizione credibile

In un contesto di crisi climatica e sociale, la costruzione rigenerativa trasforma materiali e pratiche in strumenti per ridurre impatti, immagazzinare carbonio e rafforzare comunità. L’Atlante dei materiali rigenerativi guida professionisti verso soluzioni sostenibili, locali e concrete.

   
Publikationsdatum
12-02-2026
Guillaume Habert
Titolare della cattedra di Costruzione sostenibile, professore associato all’ETHZ

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Progettare in tempi di crisi

Architetti, ingegneri e professionisti delle costruzioni operano oggi sotto l’ombra di confini planetari che vengono costantemente oltrepassati uno dopo l’altro: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, erosione dei suoli, acidificazione degli oceani e progressivo esaurimento di risorse finite, ma essenziali. A questa catastrofe ecologica si affianca una crisi sociale: concentrazione di ricchezza e potere in poche mani, fragilità delle catene di approvvigionamento globali e crescente vulnerabilità delle comunità di fronte a interruzioni di natura climatica, economica o politica.1

In questo contesto, il settore delle costruzioni si trova in una posizione paradossale. Da un lato, è tra i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra e dell’estrazione di materie prime. Dall’altro, sostiene la nostra vita quotidiana, offrendo rifugi per tutti e infrastrutture resilienti che mantengono in funzione le economie e le reti di comunicazione.

La domanda che ci troviamo davanti è cruciale: come può l’ambiente costruito smettere di essere estrattivo per diventare rigenerativo? Come possiamo progettare e costruire non solo con minor impatto, ma contribuendo positivamente agli ecosistemi e alle comunità in cui interveniamo? Questo ci porta oltre la semplice considerazione della sostenibilità, verso un pensiero rigenerativo che promuove sistemi in grado di massimizzare gli effetti positivi, piuttosto che limitarsi a ridurre quelli negativi.2 Un approccio che infonde speranza, proponendo la rigenerazione come nuova visione della costruzione. In un contesto segnato da sconforto, fatalismo, negazione e un’ingenuità ottimistica eccessiva, scegliamo con decisione la speranza. Perché vediamo che un progetto di costruzione ben pianificato può davvero fare la differenza. Crediamo che interventi pensati possano trasformare e apportare cambiamenti positivi al mondo. Non si tratta semplicemente di erigere strutture; è un percorso di riparazione e cura. Scegliamo di coltivare la speranza perché sappiamo che edifici progettati con cura possono contribuire concretamente a rendere il nostro mondo migliore.

Gli edifici non dovrebbero essere progettati solo come riparo, ma come strumenti per migliorare la qualità della vita, favorendo la salute fisica e mentale, l’interazione sociale e il senso di appartenenza. Possono inoltre avere un ruolo fondamentale nel migliorare l’ambiente circostante: ridurre il consumo energetico, limitare la produzione di rifiuti e persino diventare habitat per flora e fauna locali. La pianificazione urbana attenta e la progettazione architettonica accurata sono essenziali per creare spazi in armonia con la natura, promuovendo biodiversità e servizi ecosistemici. Gli edifici hanno anche il potere di modellare e arricchire la vita culturale: sono più che mere strutture fisiche; rappresentano espressioni della creatività umana, dell’identità e dei valori condivisi.3

Se da un lato edifici sostenibili e circolari a emissioni zero rappresentano progressi significativi per ridurre il nostro impatto ambientale, dall’altro un «edificio rigenerativo» va oltre: contribuisce attivamente al miglioramento ambientale e sociale. Ripristina sistemi naturali, innesca dinamiche economiche positive, sostiene le imprese locali, tutela l’occupazione e connette le filiere all’interno di economie bioregionali.4

Una delle leve più concrete risiede nella scelta dei materiali. L’architettura è l’articolazione sapiente della materia nello spazio. Ogni parete, ogni solaio, ogni strato isolante incarna energia, lavoro e conseguenze ambientali. Modificare la base materiale della nostra disciplina è quindi uno degli strumenti più efficaci per ridurre impatti e generare nuova catena del valore positiva. I materiali rigenerativi provengono da fonti rinnovabili, abbondanti e spesso bioregionali ‒ paglia, canapa, altre fibre agricole, terra e pietra ‒ sostenendo economie locali e comunità di pratica. Possono catturare e immagazzinare carbonio, migliorare i cicli del suolo, supportare la biodiversità e trasmettere saperi artigianali e narrazioni culturali che radicano gli edifici nei loro territori. Per promuovere questi valori e contro ogni probabilità, con un ottimismo disperato, è nato l’Atlante dei materiali rigenerativi (fig. 1).

La genesi

La piattaforma https://atlas-regenmat.ch nasce da un’osservazione condivisa: in Svizzera esiste un ecosistema straordinario di attori che sperimentano materiali a impatto positivo sull’ambiente e sulle comunità, ma le loro conoscenze e realizzazioni restano frammentate. Architetti, ingegneri e appaltatori all’avanguardia possono realizzare progetti esemplari in terra battuta o con isolamento in  paglia, cave locali possono fornire pietra di qualità e professionisti impegnati nel riuso promuovere il recupero di materiali da costruzione; tuttavia questi sforzi rimangono spesso isolati, dispersi sul territorio, difficilmente accessibili a professionisti in cerca di ispirazione o riferimenti, e soprattutto invisibili a committenti, proprietari immobiliari e decisori finali.

L’Atlante è stato concepito per tessere insieme queste iniziative sparse, creando una piattaforma coerente, accessibile e in evoluzione. Ideato dalla Cattedra di Costruzioni Sostenibili dell’ETHZ, in collaborazione con una rete di partner, si basa su anni di ricerca sui flussi di materiali bioregionali, analisi del ciclo di vita e pratiche di costruzione rigenerative. Lanciato come strumento digitale open-access, supporta architetti, ingegneri, urbanisti e decisori nell’individuazione di attori, tecniche e risorse pertinenti ai loro progetti.

Il sostegno iniziale della Fondazione Ricola e di «MATILDA La Matériauthèque», che condividevano la visione dei materiali rigenerativi, è stato determinante. Il successivo progetto di ricerca finanziato dall’ETHZ tramite il bando Open Research Data (ORD) ha consentito di costruire l’infrastruttura digitale collaborativa che ne sostiene la comunità in continua evoluzione. L’obiettivo non era semplicemente raccogliere dati, ma creare una cartografia viva dell’ecosistema della costruzione rigenerativa in Svizzera ‒ una mappa che cresce con i contributi dei professionisti, colmando il divario tra conoscenza e pratica, ricerca e artigianato, politica e implementazione. L’Atlante alimenta anche il sogno di estendersi oltre i confini nazionali, coinvolgendo paesi vicini per promuovere una comunità più ampia, basata sulla convinzione che le bioregioni siano più forti dei confini.

Cosa offre

Al centro dell progetto ci sono diverse dimensioni interconnesse: progetti, attori, materiali, tecniche e risorse.

Edifici

L’Atlante documenta edifici in tutta la Svizzera che incarnano principi rigenerativi. Non si tratta di visioni speculative, ma di esempi concreti e realizzati, conformi alle normative e alle condizioni di mercato attuali. Dai progetti residenziali con isolamento in balle di paglia (fig. 2) agli edifici pubblici in terra battuta (fig. 4), dagli alloggi sociali in pietra (fig. 3) ai retrofit con legno recuperato, ogni intervento costituisce un caso studio. Le descrizioni dettagliate evidenziano tecniche costruttive, strategie di approvvigionamento, sfide affrontate e risultati prestazionali. Video dei protagonisti e link esterni completano la pagina, permettendo un approfondimento. Per i professionisti, questi riferimenti offrono non solo ispirazione, ma la certezza che il design rigenerativo non è più marginale, ma si realizza a diverse scale.

Persone

La costruzione è un’impresa collettiva e l’Atlante mette in luce i pionieri della svolta rigenerativa: architetti che sperimentano soluzioni low-tech, ingegneri che sviluppano applicazioni strutturali di materiali bio-based, appaltatori che padroneggiano mestieri tradizionali e produttori che ampliano filiere locali. Ogni profilo include contatti, competenze e collegamenti ai progetti, creando un effetto rete. Per studi giovani in cerca di collaboratori, comuni alla ricerca di esperti o studenti alla ricerca di mentori, la piattaforma rappresenta una porta d’accesso a una rete di professionisti. Non esiste una soglia minima di competenza per farne parte, ma una chiara comprensione dei valori condivisi.

Tecniche costruttive e norme

Dal concetto alla realizzazione serve spesso conoscenza precisa di tecniche e normative. L’Atlante include descrizioni di tecniche costruttive adattate ai materiali rigenerativi, come intonaci in terra, murature in pietra o sistemi isolanti bio-based. Fornisce anche riferimenti alle normative più recenti, aiutando professionisti a orientarsi nel quadro normativo. Questo è cruciale per ingegneri e architetti che devono giustificare le scelte a committenti, assicuratori o autorità. Raccogliendo le conoscenze tecniche disponibili, si riduce l’incertezza e si favorisce la fiducia nelle soluzioni rigenerative. Si tratta di un lavoro continuo, che dipende dalla motivazione degli esperti a condividere il proprio sapere.

Risorse e territori

Infine, si offre una panoramica delle risorse disponibili in Svizzera, collegando le scelte materiali al loro contesto ecologico e territoriale. Mappe e descrizioni indicano dove paglia, canapa, terra e pietra sono più abbondanti, così come dove i materiali da demolizione possono essere recuperati. Questo approccio territoriale incoraggia i professionisti a considerare il «bioregionalismo» nella fase di progettazione: costruire con ciò che è disponibile localmente riduce trasporti, stimola le economie regionali e rafforza le identità culturali. Le specificità locali sono mostrate come spunti di curiosità e innovazione: ad esempio, la lana di pecora (solitamente scartata) è mappata, così come le ultime localizzazioni di piante invasive. Le mappe sono collegate ai registri federali per aggiornamenti annuali (fig. 1).

Perché i materiali rigenerativi contano

La promessa dei materiali rigenerativi va ben oltre le loro prestazioni tecniche. La loro adozione ha implicazioni sistemiche per ambiente e società.

Stoccaggio del carbonio. Molti materiali rigenerativi ‒ paglia, canapa, legno ‒ sono biogenici: catturano CO₂ durante la crescita. Una volta impiegati negli edifici, agiscono come serbatoi di carbonio a lungo termine, trasformando l’ambiente costruito in un deposito vivo di CO₂. Recenti ricerche5 mostrano che, se gestiti responsabilmente ‒ ossia ogni demolizione è bilanciata da nuova costruzione con quantità equivalente di materiale bio-based ‒ il patrimonio edilizio può servire come serbatoio stabile di carbonio per migliaia di anni. Inoltre, il passaggio da costruzioni a base minerale a bio-based potrebbe garantire fino a metà delle emissioni negative necessarie alla Svizzera entro il 2050. Poche altre soluzioni sono scalabili così rapidamente e a costi contenuti.

Economie locali. Filiera corta significa occupazione locale, promozione di competenze artigianali e mantenimento del valore economico nel territorio, invece di esportarlo o concentrare ricchezza in poche mani. Studi precedenti hanno dimostrato che, nel passaggio dal cemento alla pietra, il beneficio principale non è tanto nella riduzione di carbonio, quanto nel fatto che il denaro speso va principalmente ai salari dei lavoratori e meno ai costi energetici per la produzione di cemento.6

Continuità culturale. Terra, pietra e legno sono profondamente radicati nella tradizione edilizia svizzera. La loro valorizzazione rafforza il patrimonio culturale pur adattandolo alle esigenze contemporanee. Il recente programma nazionale di ricerca NFP81 sulla Baukultur ha selezionato uno dei 13 progetti sul nuovo vernacolare e la valutazione dei benefici socio-economici dell’uso di materiali rigenerativi.7

Per architetti e ingegneri, lavorare con questi materiali è quindi più di una scelta tecnica: implica ripensare progettazione, collaborazione e valore, ponendo la costruzione al centro della rigenerazione ecologica e culturale.

Prospettive: un’impresa collettiva

L’Atlante dei materiali rigenerativi non è un prodotto finito. È concepito come un bene comune in evoluzione, che si arricchisce man mano che i professionisti contribuiscono con conoscenze ed esperienze. La forza della costruzione rigenerativa risiede proprio nell’intelligenza collettiva: nella moltitudine di attori che, da prospettive diverse, spingono i limiti e aprono nuove strade. Contribuire alla sua crescita può essere fatto in vari modi: documentando un progetto, condividendo contatti di produttori, chiarendo dettagli costruttivi o proponendo aggiornamenti normativi. Allargando la rete, si ampliano anche le possibilità del design rigenerativo in Svizzera e oltre.

La trasformazione del settore delle costruzioni non può essere realizzata da un singolo studio, istituzione o regione. Richiede la convergenza di molti sforzi: architetti che propongono soluzioni non convenzionali, ingegneri che sperimentano nuove logiche strutturali, produttori che sviluppano filiere rigenerative, decisori che adattano codici e regolamenti, educatori che formano la prossima generazione di professionisti. Man mano che la piattaforma si espande, ambisce a essere specchio e bussola: riflettendo la vitalità dell’ecosistema rigenerativo svizzero e guidando i professionisti verso pratiche più resilienti, ecologiche e giuste.

Verso un futuro rigenerativo

Siamo in un momento critico nella storia del nostro ambiente costruito. I materiali che scegliamo oggi modellano non solo le strutture in cui viviamo, ma anche il futuro del pianeta e la coesione delle nostre società. Siamo convinti che materiali bio-based rinnovabili ‒ come legno e fibre agricole ‒ e materiali geo-based minimamente lavorati come terra e pietra, così come quelli derivati dal riuso, debbano recuperare un ruolo centrale nella cultura edilizia. I materiali rigenerativi non sono una panacea, ma rappresentano alcuni tra gli strumenti più concreti e immediati per orientare la costruzione verso un ruolo positivo nel metabolismo del pianeta.

Come scrive Marilyn Ferguson in La cospirazione dell’Acquario: «Prima di scegliere strumenti e tecnologie, dobbiamo scegliere i nostri sogni e valori, perché alcune tecnologie li servono, mentre altre li rendono più inaccessibili». L’Atlante incarna questa visione, ma il suo potere dipende dalla nostra volontà collettiva di usarlo, arricchirlo e tradurlo in realtà costruita.

Note

1 Chancel, Unsustainable inequalities, 151.
2 Ichioka, Flourish. Design paradigms, 155.
3 Hes, Designing for Hope, 252.
4 Cole, «Transition to a regenerative future».
5 Priore, «Potential for biogenic carbon storage».
6 Ioannidou, «Where does the money go?».
7 NFP 81.

Bibliografia 

– Chancel, Lucas. Unsustainable inequalities. Social justice and the environment. Harvard University Press, 2020.

– Cole, Raymond J. «Transition to a regenerative future: a question of time». Buildings and Cities  (2023) https://doi.org/10.5334/bc.333

– Hes, Dominique, & Chrisna Du Plessis.Designing for Hope. Pathways to Regenerative Sustainability. Routledge, 2014.

– Ichioka Sarah, & Michael Pawlyn. Flourish. Design paradigms for planetary emergency. Triarchy Press, 2022.

– Ioannidou, Dimitra, Stefano Zerbi, Borja García de Soto, & Guillaume Habert «Where does the money go? Economic flow analysis of construction projects». Building Research and Information (2017) http://dx.doi.org/10.1080/09613218.2017.1294419

– Priore, Yasmine Dominique, Lucile Schulthess, Sarah Delmenico, Lionel Rinquet, Guillaume Habert, & Thomas Jusselme. «Potential for biogenic carbon storage towards a net-zero built environment in Switzerland». Sustainable Production and consumption (2025) https://doi.org/10.1016/j.spc.2025.08.019 

Sitografia 

– «NFP 81», Swiss National Science Foundation, Bern 2025 https://www.nfp81.ch/en