Prossi­ma­men­te in Ar­chi 5 | 2025

Il nuovo numero di Archi esplora il rapporto tra architettura e cura: spazi per le fragilità, pratiche di inclusione, progetti intergenerazionali. Un osservatorio sulle forme dell’abitare che trasformano la cura in principio strutturale del nostro vivere contemporaneo.

Publikationsdatum
11-09-2025

Il nuovo numero di Archi 5, curato da Hind Al-Shoubaki e Stefano Zerbi, dal titolo Curare, avere cura | To cure, to care, avvicina il tema della progettazione architettonica a quello della cura, nelle sue più diversificate declinazioni: dagli spazi per l’assistenza alle fasce fragili della nostra società, alle strutture di sostegno alle persone marginalizzate o ancora alle nuove dimensioni intergenerazionali, il tema della cura costituisce un aspetto del nostro presente sempre più urgente, affacciandoci a un’epoca nella quale le aspettative di vita si allungano progressivamente. 
«Prendersi cura è una forma di responsabilità che attraversa la vita quotidiana e lo spazio che abitiamo, conducendoci a guardarlo non solo in senso fisico, ma anche culturale (...)

La cura si manifesta nelle scelte che danno forma al nostro “abitare”: sono proprio le fragilità – dell’età, della salute, delle condizioni sociali o delle appartenenze culturali – a rivelarsi non come eccezioni, ma come condizioni condivise che ci definiscono. In questo orizzonte l’architettura si rivela un atto etico: ogni progetto diventa dispositivo capace di includere o escludere, di proteggere o marginalizzare.» affermano nell’editoriale i direttori Andrea Nardi e Stefano Milan. 

Nei saggi presenti nel numero, che vedono inoltre i contributi di Luca Reale e Mathias Drilling, la cura assume il ruolo di denominatore comune di diversi approcci sociali e progettuali, come viene poi esemplificato all’interno dei sei progetti che compongono il numero, affrontando il tema attraverso una panoramica di esperienze su scala locale (come nel caso del Centro federale d’asilo a Balerna-Novazzano o del Quartiere intergenerazionale di Coldrerio, sino a una scala più ampia, come nel progetto A house for almost everything, Hinwil (ZH).  

Il numero “Curare, avere cura”,  in uscita lunedì 15 settembre, si propone come un momento di osservazione collettiva sulle pratiche più attuali di abitazione collettiva, in vista della creazione di un palinsesto sociale più inclusivo e orizzontale. Nelle parole della curatrice Hind Al-Shoubaki la cura «non è un gesto occasionale di compassione, ma un principio strutturale che orienta il modo in cui progettiamo gli spazi, organizziamo i territori e abitiamo il mondo. In un’epoca segnata da precarietà sociale, invecchiamento della popolazione, spostamenti migratori ed erosione dei legami comunitari, la cura emerge non come un sentimento morale, ma come un imperativo architettonico e urbano.»