Cosa determina il modo in cui costruiamo?
La ZHAW di Winterthur ha sviluppato DigiKon, una piattaforma digitale e interattiva che insegna a costruire, e a ripensare il modo in cui lo facciamo.
English version at this link
Perché si costruisce in un certo modo, in un certo luogo, in un certo momento? Michel Foucault ha dedicato gran parte della sua opera a questa domanda, concentrandosi su ciò che chiamava «Praktik»: le pratiche quotidiane attraverso cui le società producono la propria realtà. Secondo Foucault, ciò che consideriamo normale, razionale o tecnicamente corretto è in realtà il prodotto di abitudini storiche, rapporti di forza e convenzioni culturali sedimentate nel tempo, molto più che il risultato di grandi idee o decisioni consapevoli. Se applichiamo questa lente al modo in cui costruiamo oggi, molte cose che diamo per scontate iniziano a sembrare meno ovvie.
Questo spunto, insieme ad altri, si può trovare andando sulla piattaforma di DigiKon (dkon.ch), una Konstruktionslehre (teoria della costruzione) digitale, interattiva e aperta, sviluppata dall'Institut Konstruktives Entwerfen (IKE) della ZHAW di Winterthur sotto la guida di Andri Gerber, professore all'istituto. DigiKon nasce per offrire un modo digitale e accessibile di fare esperienza diretta della costruzione: esplorare tipi costruttivi, assemblare digitalmente dettagli, combinare pareti, solette e pavimenti con materiali diversi, osservando in tempo reale l'impatto ambientale delle proprie scelte. Ogni costruzione è accompagnata da modelli 3D animati che mostrano i processi di montaggio, con dati di ökobilanz (bilancio ecologico) e valori di energia grigia collegati automaticamente alla lista KBOB. La piattaforma è esplorabile per materiale, per sistema o per progetto, e include anche edifici reali già costruiti, permettendo di verificare come determinate soluzioni siano state applicate nella pratica.
DigiKon va però oltre la dimensione tecnica: la piattaforma infatti è accompagnata da un glossario con ventisette testi firmati da autori diversi dell'istituto, che affrontano temi come il Design for Disassembly, l'energia grigia, il riuso di componenti edilizi o il ruolo del calcestruzzo nella costruzione contemporanea. Sono testi che rivelano le fondamenta concettuali della piattaforma e il pensiero che ne ha guidato la concezione. Gerber, nel testo iniziale del glossario, colloca il progetto nella tradizione svizzera della Konstruktionslehre, citando i manuali di Neufert e Deplazes come riferimenti storici, ma sottolineando che DigiKon, a differenza di un libro stampato, è concepito per evolversi, accogliendo nuove costruzioni e nuovi risultati dalla ricerca.
Una delle riflessioni più interessanti che emergono da questi testi riguarda il concetto stesso di sostenibilità. Il nostro linguaggio non smette mai di evolversi e negli ultimi anni sta diventando più complesso, adattandosi a una realtà che è composta di numerose sfumature. Come scrive Gerber, è necessario differenziare, valutare i contesti, considerare la disponibilità dei materiali e i loro cicli. I sistemi ibridi, che combinano acciaio, legno, calcestruzzo e materiali rigenerativi come la terra cruda o la canapa, rispondono a questa complessità, usando ciascun materiale dove è più efficace. Andreas Sonderegger, nel suo testo sulle norme all'interno del glossario, estende questa riflessione al quadro normativo svizzero, mostrando come le norme SIA, pensate per garantire qualità, possano generare conflitti quando applicate all'esistente, arrivando in alcuni casi a determinare la demolizione di edifici che, da un punto di vista ambientale, avrebbe senso conservare.
DigiKon affronta questa complessità con uno strumento digitale, ma nasce da un'esperienza concreta. Il punto di partenza è stato la Werkstückhalle dell'istituto, dove sono esposti mockup 1:1 di sistemi costruttivi ibridi e climaticamente responsabili. La piattaforma nasce anche dalla volontà di rendere accessibile a tutti ciò che fino a quel momento era disponibile solo fisicamente all'interno dell’istituto.
C'è infine una posizione critica nei confronti della digitalizzazione stessa. L'istituto guarda con diffidenza ai software commerciali chiusi e ai BIM che, nelle parole di Gerber, tende a comprimere la fase concettuale e a trattare il modello digitale come qualcosa di assoluto. DigiKon nasce dalla volontà di sviluppare strumenti propri, aperti, che servano la disciplina. È una piattaforma che invita a esplorare, confrontare, mettere in discussione, e che in questo senso è coerente con lo spirito di una scuola che vuole formare architetti consapevoli.