In­seg­nare il riuso in ar­chi­tet­tura

espazium education

Attraverso sette contributi provenienti da diverse scuole, questo dossier esplora le strategie, i formati e le tensioni legate all'insegnamento del riutilizzo in architettura. Tra opportunità e interrogativi, mette in discussione la capacità delle istituzioni di formare una generazione di architetti pronti a vivere nel mondo senza esaurirlo.

Date de publication
29-01-2026

L’esaurimento delle risorse e le responsabilità climatiche non ammettono più ingenuità: il riuso è uno dei futuri più certi della professione di architetto. È un’esigenza sociale e culturale che spinge le università a porre al centro della formazione una pratica troppo a lungo marginalizzata. Come ripensare i percorsi di studio affinché la circolarità non sia più un’opzione didattica, ma un fondamento professionale?

In questo dossier di espazium-education, interamente dedicato all’insegnamento del riuso nelle scuole di architettura, sette voci esplorano le tensioni e le potenzialità di una pedagogia orientata a inscrivere la circolarità come pilastro della formazione. All’ETH, Catherine De Wolf si impegna a formare menti realmente circolari, radicate in modelli economici capaci di assumere la trasformazione del settore, andando oltre i semplici workshop di sensibilizzazione. All’EPFL, gli approcci dello Structural Xploration Lab o dell’atelier compose–re-compose mettono il dibattito critico e l’analisi dei limiti al servizio di un pensiero progettuale in grado di cogliere la complessità del reale. All’HEPIA, l’integrazione della circolarità è sostenuta da diversi progetti di ricerca, ma fatica ancora a strutturare l’insegnamento del progetto; formati come il Circular Time Lab della HSLU o la «scuola del riuso» di Clara e Philippe Simay dimostrano invece che le competenze circolari si costruiscono sul campo, formando in cantiere e dialogando con le attrici e gli attori del territorio. Infine, le testimonianze dei giovani architetti della HEIA-FR raccolte da Catherine Leyland mostrano che per la generazione emergente il riuso non è solo imprescindibile, ma urgente, e deve essere integrato in modo sistemico nella cultura del progetto.

Tutti i contributi convergono verso un’evidenza: il riuso in architettura si gioca all’intersezione tra pensiero critico, sperimentazione pratica e insegnamento strutturato. Di fronte agli ostacoli sistemici – economici, normativi, logistici – le scuole si confrontano anche con resistenze interne: la riluttanza a mettere in discussione i fondamenti – progetto, composizione, estetica, figure – così come la mancanza di coordinamento e di una logica condivisa, che frammentano gli sforzi e rendono fragile l’innovazione. Questo panorama, necessariamente incompleto vista la molteplicità delle iniziative in corso, non fornisce risposte definitive: è un segnale d’allarme. Un invito a integrare in modo massiccio la pratica del riuso e la logica circolare nelle scuole, superando moduli opzionali e workshop isolati per forgiare competenze professionali solide. Insegnare a costruire per decostruire, pensare i materiali come risorse vive, integrare i modelli economici che accompagnano questa trasformazione: sono queste le vere sfide.

È necessario inscrivere rapidamente il riuso nell’insegnamento, prima che le logiche economiche e le inerzie politiche lo soffochino e gli impediscano di mettere radici durature.

Articoli

 

Pedagogia del riuso: da catalizzatore del pensiero critico ad acceleratore del cambiamento
Célia Küpfer, Barbara Lambec, Corentin Fivet / EPFL

 

Formare delle menti circolari
Catherine De Wolf / ETH

 

Circular Time Lab: un laboratorio in situ per sperimentare la circolarità, i processi iterativi e la collaborazione
Pascal Wacker, Wolfgang Rossbauer, Matthew Howell, Jana Mulle / HSLU

 

Reimpiego nell'insegnamento dell'architettura: una transizione ancora in corso
Lionel Rinquet, Benoît Séraphin / HEPIA

 

Insegnare il riutilizzo per agire insieme
Clara Simay, Philippe Simay

 

Dalla scuola al cantiere: testimonianze di giovani architetti sul riuso
Catherine Leyland, Quentin Donzallaz, Anthony Goumaz et Sarah Savoy / HEIA-FR

 

E se si cominciasse dalle demolizioni?
Ariane Widmer, Blanca Gardelegui / EPFL