Ri-ac­co­glie­re il fiu­me

Foce del Cassarate, Lugano (TI)

La riqualificazione della Foce del Cassarate è un progetto multidisciplinare che ha visto coinvolti diversi attori: l‘architetto paesaggista, l‘ingegnere civile, il geologo e il biologo, che al meglio delle proprie speci­ficità hanno riconsegnato a Lugano, nella sua forma migliore, una parte di città.

Data di pubblicazione
24-02-2022

Il fiume Cassarate ha sempre accompagnato lo sviluppo della città, all’inizio del XIX secolo rappresentava una risorsa per la campagna e poi per le attività artigianali del Luganese, non di meno è sempre stato un collettore di attività antropiche. Dopo l’esondazione del 1896, una tra le più gravi, nel 1905 sono stati realizzati degli argini artificiali, costruendo di fatto il limite della città di allora. Il fiume era così diventato un semplice canale di trasporto delle acque, i depositi del delta avevano però ramificazioni spesso instabili, costituite dall’accumulo di materiale alluvionale e l’incanalamento del corso d’acqua non aveva annullato il pericolo di inondazioni. La richiesta esplicitata nel concorso, bandito nel 2004 dal Comune di Lugano, era quella di trovare una soluzione architettonico-paesaggistica che permettesse di congiungere le due sponde del fiume, verificando la possibilità di rinaturazione e sistemazione dell’arginatura dal lago al ponte di viale Cattaneo.

Il percorso della realizzazione è stato segnato da un vivace dibattito tra i sostenitori e i contrari alla proposta del team interdisciplinare – composto dall’architetta paesaggista Sophie Agata Ambroise di Officina del Paesaggio, in veste di capo­progetto, dallo studio di ingegneria Passera e Associati con il biologo Luca Paltrinieri e il geologo Urs Lüchinger – che definisce lo spazio pubblico sul delta del fiume come «nuovo centro» della città. Infatti, Lugano sta crescendo, il suo territorio coinciderà con quello del bacino imbrifero del fiume Cassarate, che ne diventerà la spina dorsale. Si configurerà anche un nuovo asse paesaggistico e naturalistico, a sostegno di molte attività ricreative e pubbliche.

Gra­ziel­la Zan­no­ne Mi­lan espone la sua scelta.

L’idea del progetto è quella di non ripiegarsi su sé stesso per proteggersi dalla forza dell’acqua e dalle possibili inondazioni, ma di aprirsi creando due argini praticabili e capaci di sopportare gli allagamenti dovuti alle piene, riavvicinando i cittadini al fiume: la sponda destra, in continuità con il parco storico ottocentesco, con un percorso affiorante costruito in legno che corre a pelo d’acqua sopra al nuovo intervento di rinaturazione dell’argine in continua evoluzione; la riva sinistra, più urbanizzata, ridisegnata e consolidata con i gradoni in pietra, accoglie strutture ricreative. Il pendio dell’argine, dalla parte del parco, ha un’inclinazione molto dolce in modo da diminuire la forza erosiva dell’acqua ricreando una riva fluviale vicina allo stato naturale tale da permettere la formazione di ambienti ­tipici dei corsi d’acqua e delle popolazioni animali e vegetali a essi legate. La passerella pedonale in legno di castagno, che poggia su un terreno stabilizzato con una fitta trama di micropali, ha una larghezza variabile e consente il continuo contatto con il lago e le sue trasformazioni garantendo la fruibilità per diverse attività di svago.

La dimensione dell’attuale alveo del fiume non è stata modificata, sono solo stati ­posati alcuni massi ciclopici atti a ricentrare il deflusso della corrente. La rina­turazione della riva destra nasconde la sostanza tecnologica e naturalistica dell’intervento per il quale è stato profuso un grande lavoro ingegneristico di consolidamento – i piedi di sponda sono profondi ben 3 metri sotto l’argine del fiume – per evitare l’erosione nel punto più fragile; il margine ha potuto così essere rinaturalizzato con fasce di salice e talee, per potersi fondere con il parco ottocentesco. La riva sinistra palesa chiaramente l’intervento di consolidamento con le gradonate di blocchi di gneiss, che stabilizzano idrogeologicamente l’area assicurandone la tenuta in caso di piena oltre a offrire sedute in diretto legame con l’acqua.

Davanti al Lido e all’Osteria del Porto sono state create aree in cui è possibile svolgere numerose attività sportive, culturali e di svago. A collegare le due sponde è un nuovo ponte pedonale in acciaio corten con un sistema idraulico di sollevamento in caso di piena. Per l’intero progetto sono stati pensati dei materiali che appartengono al vocabolario del fiume declinati in forme che permettono di affrontare in futuro una manutenzione ordinaria e straordinaria ridotta.

Gli articoli della cultura della costruzione: qualità e critica sono raccolti in questo e-dossier.

Il principio alla base dell’intervento è quello del «no design», un approccio che ha la finalità di offrire ai fruitori luoghi accoglienti dove sentirsi a proprio agio. La risposta delle persone è stata sorprendente, Lugano si è scoperta più viva e aperta, la Foce è il luogo di incontro di diverse fasce sociali alle quali si uniscono i numerosi turisti. Lo scopo perseguito dell’architetto paesaggista non è stato quello di riportare il territorio a uno stato precedente, ma quello di continuare a rigenerarlo con sempre nuove modalità, sbloccando i meccanismi che riattivano veri e propri reticoli vitali, capaci di riconsegnare uno spazio pubblico pregiato alla popolazione.

La nuova sistemazione è stata ultimata da qualche anno ma è solo ora che si può fare il bilancio di un progetto di questo tipo; la cittadinanza si è appropriata del luogo in tutti i suoi diversi spazi: dalla spiaggia alla passeggiata sospesa sulla riva, dal campo di bocce alle gradinate a lago. La forma del fiume cambia ogni giorno creando isole che sono spazi pubblici effimeri. Il successo dell’intervento si può misu­rare anche in questo momento segnato dalla pandemia: in primavera le forze dell’ordine hanno dovuto moderarne l’accesso per gli assembramenti serali di gruppi di giovani. La rinaturazione ha superato anche la sfida delle piogge alluvionali con il contenimento delle piene. In questo modo l’intervento ha reso la foce del Cassarate accessibile e usufruibile quale spazio pubblico privilegiato in prossimità della riva: per i cittadini un «nuovo» paesaggio a contatto con il parco, il fiume e il lago.

Questo articolo è stato pubblicato nel numero speciale «Cultura della costruzione: qualità e critica». Ordina adesso!

Foce del Cassarate, Lugano (TI)

 

Partecipanti
Committenza
Città di Lugano e Cantone Ticino

 

Architettura del paesaggio
Officina del Paesaggio, Lugano

 

Ingegneria civile
Passera & Associati, Lugano

 

Biologia ambientale
Luca Paltrinieri, Lugano

 

Geologia
Urs Lüchinger, Lugano

 

Dimensionamento idraulico
Hunziker, Zam & Partners, Domat/Ems

 

Impresa
Pervanger, Airolo

 

Pietra naturale
Ongaro graniti, Cresciano

 

Dati
Date concorso
2004

 

Date progetto
2004-2012

 

Date realizzazione
2012-2014

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