La città in altezza

Serie: i venti anni di Archi (1998-2018)

«...eppure ancora oggi la comunità, il mettere insieme io-tu, viene 'dopo' la società e significa che questo bisogno di mettere in comune con altri è insopprimibile (...)».

Paolo Perulli sociologo

La città cresce in estensione oppure in altezza. Nel primo Novecento l’architettura rii vetro alla Taut, le torri sul parco di Le Corbusier avevano fatto pensare piuttosto a questa seconda alternativa. L’architettura che si stacca da terra era piaciuta anche a Nietzsche: si veda la sua ammirazione per la Mole Antonelliana a Torino.

E invece il Novecento si è chiuso con lo sprawl urbano, la città diffusa e il vaniloquio sulla città generica à la Koolhaas.

Ma la critica a queste tendenze va condotta in nome di quale idea di città?

Penso alla città compatta basata sulla reciprocità. Reciprocità nel senso di Aristotele: altrimenti non è possibile la comunità (koinonìa). Il koinòn, la comunità, sono oggi ormai altra cosa rispetto a quella comunità antica densa di significati che ha «preparato» la società; eppure ancora oggi la comunità, il mettere insieme io-tu, viene «dopo» la società e significa che questo bisogno di mettere in comune con altri è insopprimibile, al di là della sfera utilitaria e interessata (è la comunità «inoperosa» di J.- L. Nancy). Questa comunità proietta il nostro «mettere in comune» in una sfera diversa.

L’urbanistica contemporanea della città compatta può anche essere assimilata a quell’ antica idea di proporzione, di equa distribuzione, di reciproco scambio: oggi Amsterdam e Rotterdam, Barcellona, Monaco, Londra, seguono l’idea rii compattezza. Come quando si fanno nascere nuovi centri nelle parti più dense e degradate della città, basali sulla progettazione di spazi comuni di incontro e di interazione come nuovi musei o centri civici (Barcellona). O come quando la città si compatta lungo un asse «verticale» (le torri e i grattacieli), per evitare di crescere a dismisura lungo un asse orizzontale (Londra). O si lavora alla intensificazione delle funzioni centrali infrastrutturali e logistiche della Ranstad olandese, la metropoli del Delta, cosa le accomuna? Proprio quella del rinnovo urbano (renovatio urbis) inteso come continua capacità di adattamento. «Proteggere e conservare il genius loci significa infatti concretizzarne l’essenza in contesti Storici sempre nuovi» ha scritto Norberg-Schulz.

 

I venti anni di Archi (1998-2018)

Per festeggiare il ventennale della rivista Archi, una selezione degli articoli più significativi è andata a costituire una timeline, tracciando una linea di continuità tra il 1998 e il 2018. Tutti gli articoli sono contenuti nel dossier «I venti anni di Archi (1998-2018)».

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