Il nuovo approccio alla progettazione secondo Officine Liquide

A Firenze il confine tra architettura e design non è mai stato così «liquido». Un collettivo di giovani professionisti sta ridisegnando i canoni della libera progettazione dando vita a progetti che spaziano dall'allestimento al riuso, passando per concorsi di architettura e ristrutturazioni.

Valeria Crescenzi Redattrice espazium.ch

Officine Liquide: un breve profilo

Officine Liquide è un collettivo, un gruppo formato da giovani architetti e designer italiani che si sono dati il nome di «officini» e che opera prevalentemente sul territorio fiorentino. Il perchè del nome è presto detto: deriva dalla filosofia di lavoro che li caratterizza. Ognuno di loro, infatti, ha una peculiare specializzazione ma collabora con gli altri componenti del gruppo in maniera osmotica. La progettazione beneficia così della libera collaborazione e del confronto tra questi professionisti. In tal modo architettura e design si fondono, e il gruppo può rispondere in maniera più elastica e completa alle esigenze delle committenze.

Officine Liquide spazia dal design d’interni all’arredamento, dagli oggetti auto-prodotti alla ristrutturazione architettonica, ma in questo articolo focalizzeremo la nostra attenzione sui progetti dell’area architettura. In particolare parleremo di due diversi lavori: la progettazione di una casa sull’albero e il recupero di un’antica casa contadina sui colli fiorentini.

La casa sull’albero del concorso Boiart

Procedendo in ordine cronologico iniziamo dalla «Treehouse», progetto presentato nel 2012 nell’ambito del concorso Boiart promosso dal Comune di Cles (Trentino Alto Adige). Il progetto originale prevedeva una serie di unità abitative collegate tra loro da una passerella in legno (foto): un omaggio all’idea di partizione musicale in cui la passerella avrebbe rappresentato la melodia e le case sugli alberi gli elementi dell’armonia.

Il progetto però ha subito una variazione ed è stata eliminata la passeggiata sospesa. La commissione esaminatrice ha deciso di premiare quattro diversi progetti e pertanto di creare un piccolo villaggio in cui ogni abitazione abbia un proprio stile. L’unità abitativa cubica pensata da Officine Liquide (foto) sarà costituita da listelli di abete, fissati agli angoli grazie a profilati in acciaio. Si tratta di una struttura sospesa nell’aria e ancorata a tre alberi grazie a un sistema di tiranti anch'essi in acciaio.

La casetta, di 4.80 mq, può ospitare fino a due persone. Vi si accederà grazie a una scala parallela al tronco dell'albero e a una botola ricavata dal tetto. La copertura è stata infatti pensata come tetto / terrazza da cui poter godere della vista sul Parco della Malga (foto). L’ambiente notte (foto) è separato dalle scale grazie a un pannello in listelli di legno ed è organizzato in maniera efficiente: la struttura del letto contiene capienti cassetti e le pareti sono dotate di appendiabiti. L’areazione e l’illuminazione naturali dell’ambiente sono garantite dalla presenza di due finestre, una sul tetto e una all’altezza del letto. Quest’ultima dal carattere decisamente giocoso: grazie a una barra protettiva è possibile sedersi sul suo davanzale con i piedi sospesi nel vuoto (foto).

L’unità abitativa può essere completata aggiungendo un modulo a terra che ospiti i servizi igienici e può essere resa autosufficiente grazie alla predisposizione di un impianto microeolico per la produzione di elettricità e ad uno per la gestione delle acque meteoriche (foto). La «Treehouse» sarà realizzata in abete rosso locale proveniente da foreste a conduzione sostenibile (FSC), e avrà pannelli isolanti in sughero. La realizzazione è prevista per 2015.

I più recenti lavori di ristrutturazione

Per raccontarvi la versatilità del lavoro di Officine Liquide abbiamo pensato di confrontare tale progetto, ancora in itinere, con un altro dall’animo più tradizionale: il recupero di un immobile di campagna del XVIII–XIX secolo per il quale il gruppo ha seguito l’intero cantiere (foto). Come ha affermato l’architetto Lorenzo Pieratti nell’intervista: «Negli interventi l’attenzione è stata volta a migliorare il comfort termico dell’edificio: abbiamo migliorato l’isolamento della copertura e delle pareti a nord e mantenuto invece l’inerzia termica delle altre murature, tutte in pietra locale.»

L’aspetto originario è stato mantenuto pressochè invariato. Le due uniche eccezioni sono state la riapertura di una preesistente finestra della camera da letto padronale con vista sulla vallata antistante, e la creazione di una finestra a tetto per rendere più luminoso il corridoio e il vano scale, migliorandone al tempo stesso il ricircolo dell’aria nella stagione calda.

Gli interventi più consistenti hanno interessato i due bagni (foto) (foto), per i cui rivestimenti è stata utilizzata una resina ecosostenibile dall'effetto simile all'intonaco. Per il bagno principale è stato inoltre utilizzato parquet in rovere termocotto, impiegato anche nella ristrutturazione della cucina in abbinamento al travertino dei ripiani e alle piastrelle in ceramica smaltata (produzione artigianale del Laboratorio Pecchioli).

Gli architetti hanno inoltre ripensato l’illuminazione degli esterni installando fonti di luce a led al fine di ridurre l’inquinamento luminoso e contenere le spese. Ecco pertanto un progetto di ristrutturazione rispettoso dell’edificio originale e dell’ambiente circostante che ha dato la precedenza a materiali di fattura locale.

Nel rispetto della filosofia di lavoro di Officine Liquide raccontiamo inoltre una curiosità: con gli scarti delle longarine utilizzate per il cantiere, il gruppo ha realizzato la struttura del tavolo da riunione del proprio studio. Ecco quindi che architettura e design si fondono rivelando il lato più concreto della figura dell'architetto.

Uno degli obiettivi di Officine Liquide è infatti quello di «fare architettura in maniera pratica, valorizzando il contatto diretto con le maestranze». Un approccio che scardina, come asseriscono loro stessi, la percezione comune dell'architetto quale figura super partes quasi «metafisica». A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di novità, probabilmente legato alla giovane età dei professionisti che compongono Officine Liquide: la rete quale forma alternativa di progettazione, caratterizzata da relazioni orizzontali e non gerarchiche che lasciano libero spazio alle idee. 

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