Icone in bianco, nero e grigio. Il libro «Livio Vacchini – Disegni, Drawings, Dessins»

A dieci anni dalla scomparsa di Livio Vacchini, la pubblicazione edita da Cosa Mentale celebra un aspetto cruciale della ricerca dell'architetto ticinese: i suoi disegni e la loro potente espressività.

Valeria Crescenzi Redattrice espazium.ch

Chi scrive questa recensione non è un architetto ma una giornalista con una passione per l'architettura e l'arte. Delle parole ne ha fatto una professione, nonché il mezzo di espressione primario nel racconto della realtà e degli eventi che la interessano. Al contrario, per la pubblicazione a cui sto introducendovi, le parole sembrano quasi rappresentare un di più, un «qualcosa che 'sporca' la visione del disegno», come afferma Roberto Masiero nelle prime dodici pagine del libro. L'utilizzo delle parole, o meglio la loro 'mancanza', sembra inoltre rendere omaggio a quelle campiture in nero che corrispondono al vuoto nel disegno della palestra a Windisch (Centro sportivo sul fiume Mülimatt, Canton Argovia, 2005-2010).

«Livio Vacchini – Disegni, Drawings, Dessins» è un libro dal carattere fortemente grafico: il disegno, non assume rilevanza cruciale solo a livello di contenuto, ma anche di contenitore. Lo dimostra la scelta stessa del formato: un A3 ripiegato su stesso di cui solo le prime pagine sono dedicate, appunto, alle parole. Quelle di Claudia Mion e Giacomo Ortalli nell'introduzione e quelle di Roberto Masiero nel suo saggio «Pensare, disegnare, costruire», preziosa decodifica della selezione di progetti di Vacchini dal 1983 al 2010.

Il libro si rivolge soprattutto agli architetti, mostrando come Vacchini si sentisse dapprima, e soprattutto, un costruttore: «non gli interessava rappresentare le cose, ma costruirle». In virtù di tale principio, Masiero cerca di spiegare agli architetti — e in seconda battuta agli appassionati d'arte — come Vacchini abbia percorso una strada che aveva quale destinazione il raggiungimento dell'essenza del progetto.

Nel corso della sua carriera Vacchini ha spogliato il progetto dalle informazioni e da quei segni che ne intaccavano l'essere disegno. Elementi come le didascalie e la scala, tipici della pratica architettonica, sparivano lasciando spazio alla rappresentazione, liberando il potenziale dell'interpretazione. Il 'disegnato' diventava così essenza, tanto da non richiedere più la rappresentazione dell'intorno. Un tentativo di nobilitare la forma stessa, «l'autonomia di ciò che si insedia» rispetto al tessuto che la circonda.

Rileggere l'opera di Vacchini attraverso i suoi disegni riporta in superficie alcuni concetti chiave che il libro esplora: il senso dello schema (pattern) che libera la forma e la nobilita; la sintesi, capacità logica e possibilità di ridurre ai segni essenziali il fenomeno e la sua evidenza; ritmo, alternanza di fenomeni opposti nello stesso processo, rito e ordine armonico. Infine, il concetto di „senza tempo“ (timeless): «il mio progetto appartiene al mio tempo (al tempo di chi lo progetta con le proprie tecnologie, forme di rappresentazione ed estetiche) o appartiene a un altro tempo?».

Dettagli prodotto

Livio Vacchini, Disegni/Dessins/Drawings

A cura di Claudia Mion, Giacomo Ortalli. Con un saggio di Roberto Masiero.

176 pagine
20 x 28,7 cm
Stampa in bianco e nero
Testi in italiano, francese e inglese

Prezzo: 38 euro

Casa Editrice: Cosa Mentale

 

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